Il dado è tratto (di Angelo Giubileo)

64-cesare-passa-il-rubicone-2La sentenza di merito della Corte d’Appello di Milano, che assolve Silvio Berlusconi dalle accuse infamanti di concussione e prostituzione minorile, mi richiama alla memoria il mito babilonese di Utnapishtim, meglio noto come mito del diluvio universale, e in particolare somiglia all’immagine della “pietra” mitica, “cubica o no, sotto un cedro, o sotto una quercia, pronta a scatenare il diluvio senza alcun motivo apparente” (De Santillana – Von Dechend, Il mulino di Amleto; n.d.r.: il grassetto è mio). Si tratta della pietra che serve ad evitare che le acque s-gorghino ed e-mergano dal profondo e così invadano e distruggano la terra, abbattano cioè l’intero sistema vivente. In luogo della metafora, vorrei dire: il nostro sistema politico di “democrazia”.

A proposito del termine e dell’uso notoriamente in voga, occorre tuttavia precisare che, leggendo su wikipedia, “democrazia (dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere) etimologicamente significa “governo del popolo“, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall’insieme dei cittadini”. E quindi, avendo riguardo al nostro sistema cosiddetto di democrazia costituzionale di tipo parlamentare, un sistema in vero solo apparente ma neanche formale di “demo-crazia”: nel quale l’ordine – così impropriamente definito dalla maggior parte dei giuristi – della magistratura esercita piuttosto un potere. Che potremmo anche definire divino in ambito di metafora, e che promana direttamente dalla Costituzione e dalle leggi ordinarie e che infine – conformemente all’immagine della Grundnorm, posta all’apice del sistema della piramide kelseniana – è rappresentato dall’organismo maximo della Corte Costituzionale. Sì che, sia detto tranchant: in Italia, la questione assolutamente prioritaria è quella democratica della giustizia!

Ecco cosa esattamente rappresenta la citata sentenza della Corte d’Appello di Milano; in altri termini: il cortocircuito di un sistema costituzionale ed istituzionale che non distingue più tra ordini diversi ed accomuna tutti sotto un’unica egida di potere, via via sempre più lontano dai cittadini, un vero e proprio nodo gordiano. Nei giorni scorsi, senz’altro il Corriere della Sera ha ripetutamente invitato il premier Matteo Renzi a compiere “una grande operazione di verità, di tutta la verità, sul proprio passato e sul proprio presente”, senza la quale “l’Italia non potrà mai cambiare strada. E quindi non potrà mai salvarsi”. Ha ragione lo storico Ernesto Galli della Loggia, così come credo anch’io che esiste in effetti un nodo gordiano, così come appena riportato, da sciogliere.

Il pericolo è che, proseguendo per la via intrapresa, la questione democratica rischi di diventare una vera e propria e-mergenza, laddove occorre assolutamente evitare che, a sciogliere il nodo, non sopraggiunga un nuovo Alessandro o comunque un “Cesare”. E come si diceva, riportato in grassetto, aggiungerei anche, senza alcun motivo apparente.

A proposito dell’episodio, narrato da Svetonio, ricordo a tutti che Cesare, alla guida di un esercito, attraversando il fiume Rubicone e in aperta violazione della legge che proibiva l’ingresso armato nei confini dell’Italia, pronunciando la famosa frase “jacta alea est” (comunemente ed impropriamente tradotta con la frase il dado è tratto), finì per scatenare una seconda guerra civile.

Angelo Giubileo

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