«La scuola del futuro deve insegnare come si fa a fare carriera» (dal Corriere della Sera – 03.07.2014)

La psicologa Elisabetta Camussi (Bicocca): «Ai ragazzi italiani manca la progettualità della propria vita professionale e lavorativa. Imparate dagli inglesi»

come-richiedere-una-promozione-sul-lavoro-e-fare-carriera_6ad89a56b49221c4856cc100973fcdf8Più di sessanta mila ragazzi ai test per entrare a medicina (10mila posti in tutto)? I pochi iscritti, soprattutto tra le ragazze, alle facoltà scientifiche? «Un errore di progettualità: più che orientamento qui ci vuole formazione». Ne è convita Elisabetta Camussi, professore associato di Psicologia sociale all’università Bicocca di Milano, che assegna alla scuola un ruolo determinante. «È a scuola che i giovani devono imparare a progettare il loro futuro, le loro carriere. Bisogna uscire dal fatalismo, dalle scelte fatte perchè lo dicono i genitori o perchè è quello che fanno gli amici». Normale, a 19 anni. Ma non è così ovunque: «Nei paesi anglosassoni, i ragazzi sono abituati ad avere un atteggiamento progettuale. L’Italia, invece, è una nazione che fa fatica a immaginare il proprio futuro, e così è anche per i nostro ragazzi».

Tutti medici

Il caso del test di medicina è paradigmatico. «Di quei giovani che provano a entrare, solamente una piccola parte ha riflettuto seriamente ed è convinta di vedere il proprio futuro in ospedale. Gli altri vanno sul sentito dire o sono affascinati dall’immagine sociale del medico». E così, le scelte del gruppo (tipiche nell’adolescenza) rischiano di soffocare talenti, inclinazioni e mischiare le acque. E far perdere tempo. «È per questo che i ragazzi devono allenarsi a pensare al futuro. Certo, nessuno gli chiede di avere certezza, ma è importante un atteggiamento progettuale» spiega Camussi.

Il diritto al progetto

E tutto comincia sui banchi. Senza arrivare agli eccessi di iper-programmazione, «la scuola dovrebbe insegnare ai più giovani ad avere un’ottica critica, e soprattutto, ribadire che tutti hanno il diritto ad avere un progetto e a perseguirlo – aggiunge Camussi – Usciamo dalla logica fatalista del farò quello che mi capita. No alle scelte di comodo o suggerite dai genitori e gli amici: le decisioni vanno prese in base a quello che, in quel momento, si intravede come il proprio progetto. Un progetto che, ovviamente, nel tempo si trasformerà».

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