Spesa pubblica, il disastro italiano in dieci punti (da Linkiesta – 01.07.2014)

TIZIANA FABI/AFP/Getty Images

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Premessa: questo articolo è stato scritto utilizzando l’infograficaeurospending realizzata da Linkiesta. La fonte dei dati è eurostat e l’anno di riferimento è il 2012.

Spesa totale: un continente con le mani bucate

La spesa pubblica italiana è pari a 792,583 miliardi di euro. Una cifra che, in termini assoluti, solo tre Paesi in Europa superano: la Germania e la Francia, la cui spesa pubblica è di oltre mille miliardi di euro, e la Gran Bretagna, che si ferma a 925 miliardi. Dietro di noi, a distanza siderale, la Spagna (491 miliardi), l’Olanda (302) e la Svezia (211), che tuttavia hanno una popolazione decisamente inferiore a quella italiana (16,7 e 9,5 milioni di persone, rispettivamente). Le cose, ovviamente, cambiano se consideriamo questa cifra in rapporto al Pil e alla popolazione che effettivamente ne beneficia. Partiamo dal reddito pro-capite: lo Stato italiano costa in media 13.344,4 euro a persona. Sopra la media, ma non troppo. Tanto per fare un esempio, gli inglesi (nonostante sia passata la Thatcher) ne spendono 14.572 e i francesi quasi 18mila. Relativamente al Pil, invece, la spesa pubblica italiana è pari al 50,6% della ricchezza prodotta nel Paese. Davanti a noi la Francia (56,7%) e i Paesi scandinavi, ma anche la Grecia (53,7%), segnale piuttosto inequivocabile che la differenza tra social democrazia illuminata e idrovora di denaro pubblico è piuttosto labile e non si evince certo da questi numeri.

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Welfare: le pensioni si mangiano tutto

Il 27,9% della spesa nazionale (pari al 14,1% del Pil, a 221 miliardi di euro e a 3.719 euro a testa) finisce a pagare le pensioni di anzianità. Non si chiama «vecchio continente» a caso: non c’è Paese europeo in cui le pensioni d’anzianità non siano in cima alla lista. Con qualche distinguo nelle proporzioni, ovviamente: in Olanda le pensioni d’anzianità pesano «appena» per il 14,3% della spesa nazionale, non molto più delle spese per malattia e invalidità che arrivano al 9,1% (in Italia, il 3,7%). Allo stesso modo, in Irlanda – Paese che può permettersi il reddito di cittadinanza – il sostegno alla disoccupazione (7,4%, in Italia è l’1,9%) costa quasi quanto quello relativo alla vecchiaia (10,9%, la percentuale sul totale della spesa più bassa d’Europa). In Danimarca, le pensioni pesano il 13,8% (e sono considerate le migliori d’Europa) mentre il sostegno alle famiglie l’8,6% (in Italia, il 2,3%). In breve, il sostegno alla vecchiaia, in Italia, si mangia tutto. Non è un caso che Italia e Grecia abbiano la spesa pensionistica, in proporzione al totale, più alta d’Europa. Non è un caso nemmeno che in Europa solo Lettonia e Grecia destinino meno fondi di noi alle famiglie, o che relativamente all’emarginazione sociale sia ancora la «solita» Grecia a sfilarci la maglia nera. O ancora, che solo Portogallo, Bulgaria e Grecia facciano peggio di noi nel sostegno a malattia e invalidità.

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