Una tangente non salverà l’economia (da Linkiesta – 27.06.2014)

Leonardo Borlini

Tratto da “Lavoce.info”
Proteste anti-corruzione in Brasile (PEDRO LADEIRA/AFP/Getty Images)

Proteste anti-corruzione in Brasile (PEDRO LADEIRA/AFP/Getty Images)

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Le tangenti potrebbero favorire la crescita, magari consentendo tempi più rapidi per l’avvio di una attività? I dati mostrano che è vero il contrario: procedure burocratiche eccessivamente lunghe sono associate ad alti livelli di corruzione. Mentre dove il Pil è più alto, la corruzione è bassa.

La corruzione fa bene alla crescita?

Il tema della corruzione è tornato a occupare prepotentemente le prime pagine dei quotidiani nazionali. È, allora, utile riassumere ed esaminare la tesi secondo cui essa possa promuovere maggiore efficienza e, addirittura, crescita del Pil.

Una ragione spesso richiamata fa capo agli studi di Nathaniel Leff eSamuel Huntington: la corruzione può aumentare l’efficienza, permettendo di eludere regole rigide (incapaci, pertanto, di adattarsi a realtà dinamiche) che ostacolano investimenti e altre politiche favorevoli alla crescita. È una linea di ragionamento più volte percorsa per spiegare (e giustificare) gli elevati livelli di corruzione presenti nei Paesi del Sud-Est asiatico.

Modelli teorici più raffinati, come quelli di Paul Beck e Michael Maher o Da-Hsiang Lien, mostrerebbero che i soggetti più efficienti nelle gare per l’assegnazione di appalti pubblici coincidono con quelli che hanno la disponibilità di pagare tangenti d’importo maggiore: mazzette e prebende illecite agirebbero, pertanto, da filtro, selezionando gli attori più capaci.

 

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Altra posizione, invero piuttosto curiosa, è quella che dipinge la corruzione come un collante che permette all’establishment politico di accumulare fondi ingenti da usare per tenere unito il corpo sociale, necessaria precondizione per qualunque politica di sviluppo.
Francis Lui sostiene invece che la corruzione consente di risparmiare tempo a coloro per i quali questo bene possiede maggiore utilità.
Un più articolato percorso argomentativo è proposto da Ana Eiras, nel commentare una ricerca promossa da Heritage Foundation/Wall Street Journal sulla relazione tra corruzione, libertà economica e crescita. Argomentando dalle note tesi di Hernando De Soto, Eiras traccia un nesso causale un po’ semplicistico tra dimensione del settore pubblico, numero delle leggi e rilevanza dell’economia informale: corruzione, elusione delle regole e attività economiche illecite sarebbero semplicemente il sintomo principale di un disagio più grave, un fenomeno di miope e invasiva over-regulation.

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