SOGET e Comune di Salerno continuano a bussare alle porte dei salernitani, ma non si capisce se ne abbiano il diritto (di Alberto Cardone)

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Continua incessante l’azione intrapresa dall’Amministrazione Comunale di Salerno, per tramite della SOGET e dei suoi incaricati, con l’intento di scovare possibili evasori della TARSU, l’imposta dovuta da ogni cittadino per la raccolta dei rifiuti, attraverso la misurazione delle abitazioni e di ogni altro bene immobile esistente sul territorio.

Mesi e mesi di discussioni, anche di proteste, nei confronti dell’iniziativa del Comune, senza che si riuscisse a chiarire un punto niente affatto secondario.

Il Comune di Salerno ha il diritto di bussare alle porte dei salernitani, di accedere nei locali di loro proprietà e procedere alla loro misurazione?

Gli avvisi recapitati ai salernitani sicuramente non chiariscono, né nella loro prima stesura, quella in alto a sinistra, né nella seconda versione, in alto a destra, in base a quale normativa, disposizione, legge si stia procedendo al censimento delle superfici degli immobili.

Da qui non può che derivarne la domanda che molti si pongono: perché dovrei far accedere i signori della SOGET nei locali di mia proprietà?

Immagino che esista una delibera di Giunta, o altro documento, col quale si è inteso affidare alla SOGET il compito di effettuare il detto censimento. Deve esserci per forza di cose un documento, perché altrimenti non si capirebbe in base a che cosa si vadano impegnando risorse umane ed economiche per effettuare quest’operazione, operazione che ebbi già a definire da stato di polizia, “Persecuzione di Stato e del Comune di Salerno”.

Nonostante gli sforzi compiuti e le spasmodiche ricerche effettuate, non ne ho trovato traccia.

Gradirei, dunque, a nome di tutti i cittadini salernitani ed in nome di quella trasparenza nei fatti solo evocata, ma mai applicata (ve la ricordate la casa di vetro?), che l’Amministrazione Comunale alleghi agli avvisi che si vanno inoltrando, copia del documento giustificativo della richiesta di accesso ai locali ed in subordine ed in alternativa, della compilazione del questionario ai fini del censimento.

Intanto cominciano a pervenirmi le lamentele di cittadini salernitani che avuta la buona creanza di far accedere gli incaricati della SOGET nei loro immobili, si trovano ora costretti a fastidiose contestazioni delle misurazioni effettuate, quel “metro in più” che potrebbe costargli un aggravio dei costi della tassa sui rifiuti, aggravio non irrisorio, visto che la SOGET pretende di applicare la maggiorazione sugli ultimi cinque anni d’imposta, con la conseguente applicazione di more e dei relativi interessi.

A beneficio dei tanti, lo spero, che leggeranno questo mio scritto, eccovi un breve chiarimento:

Allo scopo di neutralizzare possibili evasioni alla tassa sui rifiuti, l’articolo 1, comma 340, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, ha disposto che, a decorrere dal 1º gennaio 2005, per gli immobili a destinazione ordinaria (tra cui abitazioni private, negozi e altri beni di categoria catastale “A” e “C”) la superficie di riferimento non può essere inferiore all’80% di quella catastale determinata secondo il regolamento approvato con Dpr 23 marzo 1998, n. 138. La legge citata non dice che la superficie soggetta a Tarsu deve essere uguale a quella catastale, ma all’80%, adottando un criterio prudenziale a causa dei diversi criteri che presiedono al calcolo della superficie catastale e di quella soggetta alla tassa sui rifiuti. Per esempio, la superficie catastale tiene conto delle aree scoperte pertinenziali alle abitazioni, mentre l’articolo 62 Dlgs 15 novembre 1993, n. 507, esclude espressamente dalla tassa le aree occupate da terrazze, balconi e simili. Medesimo discorso vale per i muri, perimetrali o interni, i quali occupano spazi oggettivamente non utilizzabili per l’esercizio di attività produttive di rifiuti. Ne consegue che il comune non può assumere acriticamente la superficie catastale quale imponibile della tassa sui rifiuti, e l’accertamento della superficie così determinata è impugnabile, se eccede quella calcolata secondo i criteri stabiliti dall’apposito regolamento comunale. A maggior ragione l’operato dell’ufficio è censurabile se non è notificato — come par di capire — apposito avviso d’accertamento prima dell’iscrizione a ruolo della tassa così determinata. In ogni caso, dice bene il lettore quando afferma che, per aumentare il gettito della tassa, occorre rivedere le tariffe, e non addebitare ai contribuenti superfici non tassabili.

Aprire, o non aprire, compilare, o non compilare.

Mi auguro che si abbia la sensibilità di chiarire in base a che cosa sussista l’obbligo di partecipare al censimento indetto, ma in cuor mio poco ci credo.

Lo si è indetto? E allora si renda noto in base a che cosa, altrimenti non potrà che apparire come l’ennesimo tentativo di apparare i conti, quelli che non si sanno far tornare, vessando i cittadini.

Quelli onesti è possibile che siano adirati, per non dire altro.

Alberto Cardone

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