Censis, la scuola è un ascensore sociale che va solo in discesa (dal Corriere della Sera – 26.06.2014)

La ricerca: solo il 16,4% di chi ha studiato ha fatto un salto di qualità rispetto alla condizione della sua famiglia. Più abbandoni scolastici, sempre meno universitari

di Redazione Scuola

mil06f68_8339517f1_1-kfzf-u43020766902374jyh-512x384@corriere-web-sezioni_192x144Sale la sfiducia degli italiani nella scuola che non funziona più da «ascensore sociale». È quanto emerge da uno studio del Censis presentato giovedì mattina: se una volta si studiava per migliorare la propria posizione, oggi il sistema educativo sta perdendo la tradizionale capacità di garantire opportunità occupazionali. Di più: la scuola è percepita come inutile: si lavora o non si lavora indipendentemente da quanto si è studiato. Anzi: meno hai studiato più hai possibilità di lavorare. Anche perché i lavori non qualificati sono gli unici ad essere aumentati negli anni della crisi, dal 2009 a oggi (+16,8%). Per contro, quelli che richiedevano una qualificazione media (per esempio il diploma) sono scesi del 3,9% e quelli per soli laureati del 9,9%. Un diplomato su tre che abbia un’occupazione, fa un lavoro dequalificato rispetto al suo titolo di studio e la percentuale sale a quasi il 37 per i laureati.

Ascensore in discesa

Al primo ingresso nel mondo del lavoro, dice il Censis, solo il 16,4% dei nati tra il 1980 e il 1984, è salito nella scala sociale rispetto alla condizione della sua famiglia; il 29,5% è invece sceso sotto quel livello di partenza: l’ascensore è andato in giù. Questa una delle ragioni del preoccupante calo di laureati in Italia: tra i 30-34enni sono il 20,3%, contro una media europea del 34,6%. E l’andamento delle immatricolazioni non dà segnali di miglioramento.

Matricole in calo

Rispetto all’anno precedente, nell’anno accademico 2011/2012 si sono registrate circa 9.400 immatricolazioni in meno (-3,3%). Il tasso di passaggio dalla scuola all’università tra i 18-19enni è sceso dal 50,8% del 2009/2010 al 47,3% del 2011/2012. Anche tra chi si iscrive all’università emergono presto segni di stanchezza e disaffezione. Nel 2011/2012 ha abbandonato gli studi tra il primo e il secondo anno il 15,4% degli iscritti alle lauree triennali e il 10% degli iscritti alle lauree a ciclo unico. Solo uno studente su quattro arriva a conseguire il titolo alla fine dei tre anni canonici e il 43,6% si laurea in un corso diverso da quello di immatricolazione. La quota di immatricolati che arrivano a conseguire il titolo triennale è ancora molto bassa, intorno al 55%, mentre nei Paesi dell’Ocse si arriva in media al 70%. Come se non bastasse, chi può permetterselo, all’università si iscrive sì, ma all’estero: tra il 2007 e il 2011, il numero di studenti italiani iscritti in università straniere è aumentato del 51,2%, passando da 41.394 a 62.580.

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