Emergenza Italia, il paese dei commissari straordinari (da Linkiesta – 22.06.2014)

(Andrea Pattaro/AFP/Getty Images)

Dai Comuni alle grandi opere. Dalle banche alle aziende. Nel paese dell’emergenza perenne quella del commissario straordinario sembra consolidarsi come l’unica panacea ai mali della Pubblica Amministrazione. È parte integrante della quotidianità la figura del superdirigente che grazie a deroghe e proroghe scavalca politica e uffici pubblici istituzionalizzando le emergenze. Dall’Expo 2015 di Giuseppe Sala all’autorità anticorruzione in mano a Raffaele Cantone, adesso il governo starebbe studiando l’ipotesi commissariamento per raddrizzare il pasticciaccio del Mose a Venezia. Quello che il legislatore aveva previsto come un incarico emergenziale e temporaneo, nel Belpaese si è trasformato in una carta spendibile per tutte le stagioni. Boiardi, professionisti, manager, prefetti, politici. Supereroi con ottimi stipendi e incarichi cumulabili.

A ben guardare c’è un commissario per tutto: grandi eventi e calamità, infrastrutture e disagi sociali, teatri e parchi. I motivi alla base dei provvedimenti includono situazioni di emergenza, inaffidabilità o scadenza dei funzionari, competenze speciali, opportunità politica. Una lista di storture da correggere in corsa che si traduce nel manuale delle cattive maniere di un paese fermo al pronto soccorso. Sono stati nominati commissari al sovraffollamento nelle carceri, all’emergenza rifiuti, all’afflusso extracomunitari, all’emergenza nomadi. Senza dimenticare il commissario straordinario per il traffico di Milano, quello deputato a monitorare il moto ondoso di Venezia, uno per la metropolitana di Roma e un altro per la ferrovia Pontremolese. E ancora il commissario per la visita di Benedetto XVI a Milano in occasione della festa della famiglia, il superdirigente per i mondiali di nuoto, quello per la spending review eil commissario governativo per le persone scomparse, tutt’ora rintracciabile negli uffici di via Cavour a Roma.

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L’Italia è il regno dei commissari, ma nessuno sa con precisione quanti siano e quanto costino. I pochi che hanno avuto l’ardore di avvicinarsi al pallottoliere ipotizzano 10.000 “tecnici” per un conto annuo che sfiora il miliardo di euro. L’indennità di incarico solitamente arriva fino al 40-60% in più degli stipendi ordinari. Significativo, in tal senso, un appunto della Corte dei Conti nel 2001: «La soluzione del commissariamento e i relativi criteri di retribuzione dei commissari potrebbero avere indirettamente favorito il protrarsi di fattispecie sostanzialmente prive di sbocchi». L’abuso dell’istituto del commissario straordinario è un segreto di Pulcinella. Da anni ne discutono giuristi e professori, agli atti ci sono gli interventi di Consulta, Corte dei Conti e Consiglio di Stato che hanno provato a fissare dei paletti in ordine alla temporaneità dei provvedimenti, alla proporzionalità tra la gravità degli eventi e l’utilizzo degli strumenti eccezionali e alla chiarezza delle norme cui si deroga. Ma in Italia l’eccezione diventa la regola. I Radicali, che da anni denunciano nella prassi del commissariamento «il degrado dello stato di diritto e la condizione ideale per il rafforzamento del sottopotere partitocratico e illegale», hanno calcolato che solo da maggio 2008 ad agosto 2010 in 63 riunioni del consiglio dei ministri su 104 complessivamente tenute sono stati adottati 47 dichiarazioni dello stato di emergenza e 107 proroghe.

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