Le rinnovabili cercano la salvezza all’estero (da Linkiesta – 19.06.2014)

(David McNew/Getty Images)

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Non solo chiusure, ma anche spostamento da un segmento di mercato all’altro, specializzazione tecnologica e ricerca di nuovi mercati promettenti oltreconfine. Il settore delle energie rinnovabili è nel pieno di una profonda trasformazione nel nostro Paese, con il taglio netto agli incentivi che ha mandato in crisi molte aziende e spinto altre a rinnovarsi, talvolta con successo. Cambiare per non morire: una strada diventata ancora più obbligata dopo che il decreto competitività è andato in Gazzetta ufficiale. La norma, presentata mercoledì 18 giugno dal ministro Federica Guidi e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ritocca gli incentivi agli impianti fotovoltaici per consentire un taglio del costo dell’energia del 10 per cento ai consumatori. Il decreto spalmerà in 24 anni incentivi che fino a ieri erano previsti in 20; in alternativa ridurrà dell’8% l’entità degli aiuti. Un taglio di circa 500 milioni all’anno, sui circa 6,5 miliardi a cui sono arrivati gli incentivi per il fotovoltaico (sui 12,5 di tutte le rinnovabili), una cifra che in 20 anni porta il conto tra i 200 e i 250 miliardi di euro.

Sviluppo al rallentatore

Cominciando dai dati, va subito detto che l’Italia non è più il motore della crescita europea (come risultava essere fino a pochi anni fa), ma resta comunque uno dei Paesi più avanzati su questo fronte.

«Lo scorso anno l’Italia ha superato la barriera dei 100 TWh prodotti da fonti rinnovabili», spiega Lorenzo Colasanti, che fa parte dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano. «Il parco impianti è composto per un terzo della sua potenza da impianti idroelettrici, un terzo da solare e la rimanente parte da eolico, biomasse e geotermico». Di pari passo è partita la grande transizione dalla produzione di grandi impianti verso strutture più piccole, che richiedono investimenti limitati, anche alla luce dei nuovi indirizzi normativi che favoriscono i sistemi di produzione di ridotte dimensioni, «che si integrano con il territorio e l’ambiente circostante, risultando meno invasivi», spiega l’esperto. «La maggior facilità di integrazione permette anche di sfruttare sinergie con il territorio non possibili per i grandi impianti che ricercano invece grandi volumi per il raggiungimento di economie di scala».

energie rinnovabili

Gli impianti di taglia mini si sono diffusi tra tutte le tecnologie per la produzione da biomasse agroforestali, impianti a biogas, nell’eolico e nell’idroelettrico. Il fenomeno sta riguardando anche le biomasse agroforestali, «con un rinnovato interesse per gli impianti di piccola taglia con tecnologia Orc (Organic Rankine Cycle), che possono produrre sia energia elettrica che termica e si prestano ad alimentare un piccola rete di teleriscaldamento cittadino». Negli ultimi due Registri (Gennaio 2013 e Luglio 2013) per l’accesso agli incentivi, gli impianti a biomasse agroforestale con potenza inferiore a 1 MW hanno ricevuto richieste per 122 nuovi impianti pari a circa 240 MW.

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