Il paradigma un po’ tedesco delle riforme dell’Italia (da Il Sole 24 Ore – 17.06.2014)

 

CORRUZIONE: SPRINT COMMISSIONI CAMERA, IN AULA LUNEDI'di  

Ieri il presidente del Consiglio si è recato all’Assemblea di Confindustria Vicenza e Verona. Associazioni territoriali tra le più forti in una regione portante dell’economia italiana purtroppo non indenne dalla crisi. Qui ha dialogato con il presidente di Confindustria nazionale e con quelli delle Confindustrie territoriali. Renzi non è arrivato a Gambellara con promesse ma con alle spalle il Consiglio dei ministri della settimana scorsa che è stato forse il più importante dall’inizio del suo mandato.

Sono passati poco più di 100 giorni da quando è in carica e, malgrado Renzi non abbia celebrato, come altri hanno fatto prima di lui, questa scadenza, non si può dire che abbia perso tempo. Ciò non significa che tutte le misure legislative adottate andranno ad effetto perché, come dimostra il Rating 24 di questo giornale, sono ancora fermi 500 i provvedimenti attuativi ereditati dai due precedenti governi. Non vogliamo tuttavia entrare qui nell’analisi di singoli provvedimenti ma tentare due valutazioni più generali. E cioè quale sia il paradigma di riferimento del premier e quale sia il grado di attuazione del suo programma.
Paradigma di riferimento. Per ora non c’è un tentativo soddisfacente per individuarlo e così Renzi è stato considerato, in modo sbrigativo e di volta in volta, un rottamatore, un comunicatore, un decisionista ai limiti della prepotenza. Partendo invece da una tripartizione (europea) tra modelli liberisti (all’inglese), modelli dirigisti (alla francese) e modelli liberal-sociali (alla tedesca) a noi pare che Renzi sia vicino, almeno in prospettiva, a quello tedesco che sarebbe anche il più confacente al nostro Paese.

Per noi Renzi è un solidarista liberale o un liberale solidarista o un liberal-sociale. Sappiamo che questi paradigmi non convincono chi crede solo al bipolarismo tra Stato e mercato e ai loro dosaggi senza livelli intermedi e sussidiari. Quanto alla solidarietà c’è chi la considera protezione regressiva senza ammettere che la stessa può e deve essere anche coesione costruttiva come spiega qui la sua qualificazione liberale.
La declinazione operativa di questi paradigmi si può fare in vari modi. Uno è quello della scuola e dell’occupazione giovanile su cui Renzi insiste considerandole componenti essenziali sia di socializzazione e di formazione sia di reddito presente o futuro su cui costruire una società fatta di identità e integrazione (anche degli immigrati). Un’altra è quella delle comunità cittadine su cui il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Delrio ha scritto la «Città delle persone» relativamente all’agire comune per migliorarsi insieme. Delrio tratta della sua esperienza di sindaco ma evoca un più ampio solidarismo liberale che si fonda sul principio di sussidiarietà e di responsabilità.

Sussidiarietà e comunità. In definitiva e usando le nostre categorie interpretative ci pare che il binomio Renzi-Delrio abbia chiaro che le Istituzioni, per erogare i beni pubblici in modo efficiente, devono essere semplici anche ampliando lo spazio sussidiario della società e dell’economia. Nella società è attivo un grande insieme di operatori tra cui vi sono anche le Associazioni datoriali e sindacali che, se ben gestite senza finalità politiche o di mera conservazione, sono un importante raccordo tra economia e istituzioni. Quanto all’economia, dove convenienza e concorrenza sono necessarie, in Italia è caratterizzata anche dalle reti territoriali e settoriali di imprese che attenuano la frammentazione dimensionale dando forza alla competitività dei sistemi produttivi. Così come la piccola dimensione delle imprese si attenua in quelle comunità composite fatte di Città e distretti.

Programma in attuazione. Andando alla concretezza a 100 giorni di vita del Governo Renzi dobbiamo chiederci se abbia mantenuto le promesse rispetto al programma «la svolta buona» presentato il 12 marzo. La nostra risposta è che non le ha mantenute ma che ha fatto molto più di quanto si potesse sperare usando, con coraggio, un metodo sbrigativo senza il quale in Italia non si fa nulla. Quattro sono le filiere di intervento.

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