Democratellum, la riforma elettorale 5 Stelle. Per governare da soli non basta il 40 per cento (da l’Espresso – 16.06.2014)

Il disegno proposto dai pentastellati a Matteo Renzi è un proporzionale corretto, molto lontano dall’Italicum. Niente premi di maggioranza e ritorno delle preferenze. Persino con il risultato delle Europee il Pd dovrebbe stringere delle alleanze

DI LUCA SAPPINOimageCon il suo 40,8 per cento, Matteo Renzi, con la legge elettorale proposta dal Movimento 5 stelle, non avrebbe la maggioranza. Anche volendo considerare solo la Camera (che nel progetto di riforma renziano è l’unica ad accordare il voto di fiducia), il Pd si fermerebbe a un passo dal poter fare un governo da solo, con 315 deputati. Questo almeno secondo la proiezione realizzata dall’uffici del gruppo del Movimento 5 stelle alla Camera.

«D’altronde» dice Danilo Toninelli, l’uomo riforme del Movimento 5 stelle, «non c’è vittoria sicura», soprattutto se la legge elettorale si chiama «democratellum». Perché lì, nell’assenza di un premio di maggioranza, c’è la principale distanza con l’Italicum. Lo scrivono bene i gruppi 5 stelle di Camera e Senato, nella lettera-invito indirizzata a Matteo Renzi: «Lei ha concordato con Forza Italia una proposta di riforma, l’Italicum, che ripropone i profili di incostituzionalità del Porcellum: premio di maggioranza abnorme e impossibilità per i cittadini di esprimere la propria preferenza». Niente premio di maggioranza, dunque, e sì alle preferenze.

Ed è vero, come scrivono ancora i parlamentari 5 stelle nella lettera a Renzi, che «una forza politica che ottenga un deciso consenso elettorale potrà governare anche da sola, senza che sia necessario raggiungere la maggioranza assoluta dei voti», ma il «deciso consenso» dovrà essere superiore al 40 per cento. Altrimenti la prima forza in parlamento, in questo caso il Pd, dovrà cercare accordi in aula: «ma le forze che aderiranno» ha spiegato il vicepresidente della CameraLuigi Di Maio, «avranno un potere ricattatorio molto minore di quello che hanno con le coalizioni fatte prima del voto». Questo anche perché l’assenza di un premio di maggioranza è bilanciato, spiega Toninelli, «da una soglia di sbarramento implicita di circa il 5 per cento» e da una correzione del divisore con cui si assegnano i seggi, che assicura «un forte vantaggio alle forze politiche grandi» e obbliga «i partiti piccoli, che vogliono ottenere seggi, a fondersi tra di loro, perché non bastano più le alleanze».
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