Aziende, l’emergenza perenne che “uccide” i giovani (da Linkiesta – 10.06.2014)

(Scott Olson/Getty Images)

(Scott Olson/Getty Images)

Questo articolo non ha dati. Ricerche sul tema non esistono ancora. Gli stessi sindacalisti che abbiamo sentito faticano a tenere il passo con i fatti che vogliamo raccontare. Quella che leggete è una raccolta di voci che racconta le “nuove frontiere” del mercato del lavoro. Sono racconti scelti tra sfoghi in cui ci siamo imbattuti quasi per caso ma sempre più frequentemente. Tanto spesso da far credere che dietro queste voci si nascondono, appunto, veri “trend”.

Abbiamo scelto di non riportare il nome dei ragazzi intervistati né delle aziende per cui lavorano, per evitare di mettere in difficoltà chi già è precario. Ai nostri lettori chiediamo un atto di fiducia nel lavoro giornalistico svolto. Le storie raccolte sono tutte reali e i virgolettati tutti autentici.

Sono le 10 di mattina davanti agli uffici di uno dei principali teatri milanesi. «No, non posso restare, mamma, finisce che mi ammalo di nuovo. Se qui dentro le cose non cambiano io me ne vado», dice nervosa una ragazza mentre parla al telefono, tutta raggomitolata sul muretto.
Eccone un’altra, viene da pensare.

Nel sesto anno dalla crisi economica non è solo chi non ha un lavoro a soffrire. Soffre, spesso, anche chi lo ha. Perché, per mantenerlo, deve accettare “i nuovi trend” del mercato del lavoro, chiamiamoli così. Sono fenomeni ancora sfuggenti alle statistiche, ma che coinvolgono settori disparati e ampie fasce di lavoratori, spesso i più deboli, spesso quei giovani che hanno da poco messo piede in azienda. Iniziano pieni di energia e voglia di fare. Li guida l’idea che «il sacrificio è necessario» (e non chiamateli bamboccioni), iniziano facendo nove, dieci, undici ore di lavoro, in testa il pensiero che qualche anno duro e precario li porterà alla conquista di un contratto migliore, di una vita migliore. Sono tentati dalla quotidiana voglia di lasciare tutto, ma non lo fanno mai. «Devi resistere», è la vocina che sentono dentro. Grillo parlante inopportuno, utile forse solo fino a qualche anno fa.

Perché presto, i giovani lavoratori di oggi si accorgono di essere finiti in una situazione di emergenza perenne, che funziona quasi sempre in questo modo: ai licenziamenti del personale interno o a posizioni che si liberano non segue più alcun rimpiazzo. Costosi lavoratori con contratto regolare vengono licenziati e sostituiti con finte partite Iva o collaboratori a progetto che siederanno alla stessa scrivania dei predecessori per svolgere lo stesso lavoro dipendente. Gli avanzamenti di carriera vengono bloccati per non dover aumentare gli stipendi. I trentenni lasciati a casa perché iniziano a maturare troppe anzianità.

Con il risultato che in azienda i carichi di lavoro aumentano, si riducono le prospettive di crescita professionale, si azzerano le speranze di accedere a un contratto regolare e meglio retribuito.

I giovani provano a resistere mentre gli orizzonti si restringono.

«E che altro dovrebbero fare se non resistere?», obietteranno i più volitivi tra voi. Ma c’è un dato che accomuna tutte le storie che raccontiamo: le aziende per cui questi giovani lavorano sono in attivo. E spesso con risultati non bassi. E allora delle due l’una. O l’attivo è fatto proprio grazie alla creazione di uno stato di emergenza perenne in deroga a tutte le norme sul lavoro. Oppure si approfitta della crisi – e dell’ampia disponibilità di offerta di lavoro – per fare margini più ampi. O perdere di meno.

Clicca qui per leggere il resto dell’articolo

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...