Vince solo chi cambia (da La Stampa – 10.06.2014)

EDITORIALI

gualmini1ELISABETTA GUALMINI

Alla fine tutto torna. I risultati del secondo turno delle comunali, combinati con gli esiti del primo, mandano un messaggio forte e chiaro. Vince chi cambia. Chi propone facce nuove e programmi che appaiono credibili.

E quanto più i partiti tradizionali riescono a rinnovarsi nella leadership e nei messaggi, a proporre candidati che segnano uno scarto rispetto alla deriva nostalgica in cui i due poli principali si erano chiusi negli ultimi anni, tanto più i movimenti di protesta come il M5S si sgonfiano, derubati della loro stessa essenza, battuti sul loro stesso terreno.

L’elettore fluttuante con cui abbiamo imparato a fare i conti dalle elezioni politiche di un anno fa, non lo freghiamo più. Non basta la nostalgia. Né il rimpianto o la malinconia. Perché l’elettore infedele è anche brutale. Il giovane non vota più come gli dicono i genitori, la moglie se ne infischia dei suggerimenti del marito, e il marito decide di testa sua, non c’è collega o amico che tenga.

Questa fondamentale (e banale) legge della politica, particolarmente pregnante in un’Italia ancora assediata dall’antipolitica, ha riguardato tutti e tre i principali partiti.

Nel caso del Pd, il grande impatto è stato prodotto dal cambiamento della leadership. Il nuovo Pd a guida Renzi ha stravinto praticamente dappertutto, conquistando 160 comuni sopra i 15.000 abitanti rispetto ai 37 del centro-destra e 19 capoluoghi rispetto ai 5 del centro-destra. Un successo molto netto al Nord, ma anche al Centro – dove il leader post ideologico e post comunista si è paradossalmente ripreso tutta la zona rossa – e al Sud.

Per la prima volta nella storia del centro-sinistra, il leader traina di più dei suoi candidati sindaci. Nel passato era esattamente il contrario. La differenza di voto tra le europee e le amministrative era costantemente negativa; -2,4% nel 1999 contro il 3,7% di Forza Italia, -5,3% nel 2004 e -0,1% nel 2009 (dati Cattaneo, Valbruzzi). Nel 2014 tutto si ribalta e la differenza di voti tra europee e comunali diventa positiva, addirittura +5,9%. Matteo-il-veloce comincia a veleggiare molto al di sopra dei suoi (ben più lenti) candidati sindaci, esattamente come avveniva con Berlusconi, di gran lunga più forte dei suoi dirigenti locali.

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