Il ritorno della politica in Italia e in Europa (di Angelo Giubileo)

italia-europaL’esito delle elezioni europee conferma nel complesso l’orientamento democratico del voto popolare e la volontà politica generale di pervenire ad un modello di Unione Europea che non sia quello finora sperimentato degli stati e dei governi nazionali ma dei cittadini.

Per la prima volta, anche se in maniera confusa, il voto è stato indirizzato dall’indicazione dei partiti di nomina del proprio candidato alla presidenza della Commissione, il cui insediamento è previsto per novembre di quest’anno. Questa indicazione è determinante da un punto di vista strettamente politico, in particolare per tre ordini di ragioni: i) democraticamente, le indicazioni del voto non possono essere disattese ii) in un rinnovato parlamento europeo, eletto su base proporzionale, lo schieramento politico del PPE rappresenta una forza di maggioranza relativa e quindi da sola insufficiente ad operare le scelte future, in primis quella del presidente della Commissione. Sulla questione, di riflesso, è intervenuto il premier inglese, il quale, in mancanza di un accordo sostanziale, ha minacciato di anticipare il già programmato referendum nazionale (iii) sull’adesione della comunità inglese all’Unione Europea.

Quanto in specie all’Italia, l’esito delle elezioni offre al paese l’occasione, insperata alla vigilia, di interpretare un ruolo diverso in Europa, rispetto ad un recente passato perfino da protagonista, ed in forza soprattutto di una posizione di maggioranza relativa acquisita all’interno dello schieramento democratico e socialista del PSE.

E tuttavia, rispetto ad una siffatta evoluzione del quadro politico europeo, perdura direi una fase di stagnazione sul piano economico, oltre l’ambito europeo e in un contesto mondiale in cui risalta il dato in calo del PIL statunitense relativo al primo trimestre 2014. Ne consegue che, per quanto concerne in particolare il nostro governo e paese, sarebbe senz’altro sbagliato sostenere ed alimentare facili illusioni.

Infatti, da un punto di vista produttivo ed occupazionale, la questione assolutamente prioritaria resta pur sempre quella di “agganciare” la ripresa, considerata anche la difficoltà – a causa dell’enorme peso del debito pubblico attualmente cifrato al 132% circa del PIL – d’incentivarla. A tale proposito, i governi Monti e Letta ci hanno provato ripetutamente, prevedendo di escludere le spese d’investimento dai parametri europei relativi al contenimento del deficit entro il 3% del PIL, ma a quanto pare invano. Per ragioni, che possiamo anche giudicare comprensibili, ma, tutto sommato ritenute insufficienti sul piano della contabilità generale. In linea con l’ultimo giudizio diffuso ieri da Bruxelles, che invita il governo italiano a compiere “sforzi aggiuntivi, in particolare nel 2014”.

E’ quindi bene ribadirlo, anche dopo le otto raccomandazioni rivolte lunedì scorso all’Italia, che sul presente ed il futuro del nostro paese pesano e peseranno soprattutto le scelte di politica fiscale, comprese – a fronte di un elevato rischio da debito pubblico elevato – tra un’implementazione del livello generale di tassazione e/o una riduzione della spesa pubblica. Sono dunque queste, le scelte politiche di sistema a cui il governo del paese è chiamato da circa un ventennio. Per quanto mi sia consentito esprimere in termini di giudizio, auspicherei senz’altro un processo di riforme strutturali che da un lato razionalizzi la spesa ed eviti gli sprechi e quindi riduca il livello generale della spesa pubblica, dall’altro provveda al riordino del sistema fiscale e dei controlli e quindi riduca anche il livello generale della tassazione.

Oltre ogni annuncio o messaggio, sappiate che è comunque ritornato il tempo della politica.

Angelo Giubileo

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