Il Cavaliere oscuro (di Angelo Giubileo)

untitledIn Italia, le recenti elezioni europee hanno dato esito ad un risultato certamente non pronosticato da alcuno fino a subito prima del voto. Immediatamente dopo l’esito, qualcuno ha provato a dire timidamente che, se le attese erano del tutto diverse, significa che qualcosa genericamente non va! Non già che non è andato, secondo le previsioni dei sondaggisti, oppure non andrebbe più, a fronte del risultato; semplicemente, pare invece come se permanga qualcosa che in generale non è quanto meno facile comprendere. Potremmo anche dire, una sorta di lato oscuro. In generale, della nostra democrazia o, in particolare, vorremmo dire di alcuni dei leaders che si sono affrontati in quest’ultima competizione nazionale per l’Europa. Una sorta di cavalieri oscuri.

Non se ne vogliano gli altri, ma si è trattato piuttosto di uno scontro elettorale tra tre leaders, rappresentativi di diversi schieramenti, uno decaduto e gli altri due democraticamente non eletti in Parlamento.

Il primo, l’ex-Cavaliere, immagine in negativo di un brillante esordio sulla scena politica agli inizi degli anni ’90, con Tangentopoli, quando appariva ormai scolorita la foto di quella Milano da bere, che aveva dominato l’epoca precedente all’insegna di una rinnovata politica di deficit spending. L’ex-Cavaliere, sembra avesse pazientato a lungo per la sua definitiva discesa in campo, dimostrando tuttavia rapidissimamente notevoli doti politiche.

Come se: all’improvviso, fosse emerso il lato oscuro di un uomo, asceso al successo internazionale per le proprie capacità imprenditoriali, viceversa stufo del ruolo fino a lì intrapreso. Allora, una sorta di Cavaliere oscuro. Esattamente come oggi, oltre i tentativi estremi di rilancio sulle riforme – quelle riforme che forse davvero avrebbe voluto fare, almeno agli inizi della sua prima investitura al rango di Cavaliere nazionale -, e viceversa la chiara e definitiva opportunità di abdicare in favore di un erede, in senso ora più metaforico.

Il secondo, il nuovo Cavaliere investito della “speranza” degli italiani, che pure avevano mostrato fino ad una settimana fa di nutrire viceversa molta “rabbia”. Pierluigi Bersani, l’ultimo a reggere le sorti di quello che fu il più grande partito comunista dell’Occidente capitalista, ha subito detto di lui: “A Renzi serve umiltà. Ma ha mostrato di averlo capito”. In effetti, così sembra ora, almeno dai toni. Di tempo, per le riforme, assolutamente necessarie (!), sembra che ora ce ne sia abbastanza. Fino al 2018, e pertanto Matteo può “stare sereno”. A tal punto da dire che “assumere la guida del governo è stato un atto di generosità … e credo che (n.d.r.: rispetto alla vicenda del subentro a Enrico Letta) allora essermi costretto al silenzio sia stato un bene nell’interesse del Pd, del governo e del Paese … io vivo con urgenza questo tempo: per me la clessidra è voltata ogni momento, nessun giorno è sbagliato per cominciare a cambiare davvero e da questo punto di vista, ciò mi porta a dire che voglio fare velocemente le riforme”.

Come se, è evidente solo per ora, ritorni alla memoria il brano di una canzone di Baglioni, sul destino, passato presente e futuro, di un Cavaliere: … c’era un cavaliere giallo che rubò un cavallo alle scogliere e un cristallo alle miniere di un metrò sulle ciminiere disegnò un castello di corallo e al ballo tutto il quartiere andò

Infine, il terzo Cavaliere. Il cui nome avrebbe potuto essere quello di una dea greca non presente nella mitologia romana: Nemesi. Non già una paladina, addirittura la dispensatrice della giustizia, colei che sola distribuiva gioie e dolori secondo quanto fosse giusto.

Come se, una figura di divinità greca femminile in un corpo romano maschile dotato di ratio et imperium. Una ragione ed un comando, improvvisamente acquisiti, poi conquistati ed infine, in un battito di ali, nel giro cioè di poco più di una settimana, spinti all’eccesso – tra Hitler, vivisezione di Dudù, abbraccio a Vespa, offese a Napolitano, promesse di processi sommari a politici industriali e giornalisti, etc – e, quindi, al sacrificio; che, nella mitologia corrente cristiana, è come indossare una corona di spine. Come se, l’intera vicenda narrasse del martirio di un uomo che scelse liberamente di sacrificarsi per il bene del proprio paese e di una comunità europea più vasta. Come un lato oscuro di una vicenda, che tuttavia oggi appartiene soltanto ad uno dei tanti miti complottistici del web.Forse anche animati da gruppi piuttosto di pensionati.

Angelo Giubileo

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