“AFRICA SUBSAHARIANA – PANORAMICA” di Amnesty International*

1-africa

Un ragazzino guida una rifugiata cieca nuba nel mercato del campo profughi di Yida, in Sud Sudan, aprile 2012. Per tutto l’anno migliaia di rifugiati sono fuggiti in Sudan dalle zone degli stati del Kordofan del Sud e Nilo Blu, colpite dal conflitto. © Pete Muller

*http://rapportoannuale.amnesty.it/node/152

L’acuirsi durante l’anno della crisi in Mali è stato emblematico dei numerosi problemi che attanagliano profondamente la regione. In tutta l’Africa, la vita delle persone e la loro possibilità di realizzare i loro diritti hanno continuato a essere ostacolate da conflitti armati, da un’onnipresente povertà e dagli abusi compiuti dalle forze di sicurezza e dai gruppi armati.

Tutto questo ha evidenziato la debolezza intrinseca dei meccanismi regionali e internazionali relativi a diritti umani, pace e sicurezza.

A gennaio, nel contesto di un diffuso malcontento che da anni serpeggiava nel nord del Mali a causa della povertà, della discriminazione e della mancanza di progressi nello sviluppo, tuareg e gruppi armati islamisti hanno dato il via a una rivolta.

Questa ha innescato un colpo di stato militare nella capitale Bamako, realizzato a marzo, che ha portato all’effettiva divisione del Mali ad aprile. Per il resto dell’anno, il nord è rimasto sotto il controllo dei gruppi armati. I tuareg e i gruppi islamisti hanno commesso numerosi gravi abusi, compresa l’uccisione sommaria di soldati catturati, amputazione di arti, esecuzioni tramite lapidazione e stupri di ragazze e donne.

Contemporaneamente, le forze di sicurezza del Mali hanno compiuto esecuzioni extragiudiziali e bombardamenti indiscriminati su zone controllate dai tuareg. Sia i gruppi armati che le milizie sostenute dal governo hanno reclutato bambini soldato. Oltre 400.000 uomini, donne e bambini sono fuggiti dalle loro abitazioni per cercare di mettersi in salvo.

Anche nella Repubblica Democratica del Congo (Democratic Republic of Congo – Drc) le violazioni dei diritti umani, commesse sia dalle forze di sicurezza sia dagli innumerevoli gruppi armati, hanno avuto ripercussioni drammatiche sulla popolazione civile.

La già precaria situazione della sicurezza si è significativamente deteriorata quando i gruppi armati, compreso il Movimento 23 marzo, hanno rafforzato il controllo su alcune zone della provincia del Nord Kivu, nell’est del paese.

Nel contempo, è aumentata la tensione tra Sud Sudan e Sudan in merito a questioni come le risorse petrolifere, la cittadinanza e la demarcazione del confine. A causa del protrarsi del conflitto in Darfur, negli stati del Kordofan del Sud e del Nilo Blu, la crisi umanitaria è rimasta drammatica.

I combattimenti si sono intensificati verso la fine dell’anno, determinando pesanti perdite di vite umane tra la popolazione civile, un peggioramento della crisi umanitaria e la fuga di oltre 200.000 persone negli stati confinanti. Si sono inoltre tenute proteste di massa contro le misure di austerità attuate dal governo, alle quali le forze di sicurezza hanno risposto commettendo abusi.

La brutalità della polizia e delle forze di sicurezza è stata un elemento costante in diverse paesi della regione. In Nigeria, il gruppo armato islamista Boko Haram ha ucciso oltre 1000 persone in attacchi dinamitardi e sparatorie. In risposta agli attentati, le forze di sicurezza nigeriane hanno perpetrato gravi violazioni dei diritti umani, comprese sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali e detenzioni illegali, oltre a bruciare abitazioni.

 Due mesi fa, il nipote del mio maestro coranico ci ha venduto agli islamisti… ci hanno insegnato a sparare mirando al cuore o ai piedi. Prima di combattere ci hanno dato da mangiare riso mescolato con una polvere bianca e una salsa con una polvere rossa. Ci hanno fatto anche un’iniezione. Dopo di che potevo fare qualunque cosa per il mio maestro… Vedevo i nemici come fossero cani e tutto quello a cui pensavo era sparare.

Un ragazzo di 16 anni del Mali, arrestato quando Diabaly è stata ripresa dalla forze francesi e maliane, nel gennaio 2013 ha raccontato ad Amnesty International di quando è stato costretto a unirsi a un gruppo armato islamista

Ad agosto, le autorità di polizia sudafricane hanno schierato unità armate con fucili d’assalto, che hanno aperto il fuoco per reprimere uno sciopero dei lavoratori della miniera di platino Lonmin Marikana, nella provincia Nordoccidentale. Sedici minatori sono morti sul posto e altri 14 nel luogo dove avevano cercato riparo per sfuggire al fuoco della polizia.

Gli indizi raccolti lasciano intendere che la maggior parte dei minatori sia stata raggiunta dai proiettili mentre tentava di mettersi in salvo o di arrendersi. Altri quattro minatori sono morti poco dopo lo stesso giorno a causa delle ferite riportate. I lavoratori della miniera erano impegnati in una disputa salariale con la Lonmin. La portata e lo scalpore suscitato dalle uccisioni, insieme al crescente malcontento nell’intero settore minerario, hanno provocato una crisi nazionale.

Difensori dei diritti umani, giornalisti e membri di gruppi d’opposizione hanno affrontato un aumento della repressione: sono stati condannati a lunghe pene detentive, come nel caso dell’Etiopia, o arbitrariamente arrestati, vessati e minacciati di morte, come in Gambia.

In Costa d’Avorio, una serie di attacchi lanciati da combattenti armati non identificati hanno innescato una violenta repressione sulla base della presunta appartenenza etnica o affiliazione politica.

La pena di morte è stata ampiamente comminata in diversi paesi della regione ma soltanto pochissimi l’hanno applicata. Con una decisione preoccupante, il Gambia ha ripreso le esecuzioni dopo 30 anni.

Donne e ragazze hanno continuato a essere particolarmente vulnerabili alla discriminazione e alla violenza di genere: la violenza domestica è rimasta diffusa ma anche la violenza orchestrata dallo stato e quella nel contesto di conflitti armati.

Sono stati commessi stupri sia da soldati sia da membri di gruppi armati in molte zone di conflitto, come in Ciad, Drc, Mali e Sudan. Secondo le notizie pervenute, in Sudan alcune manifestanti sono state sottoposte a “test di verginità” e in molti paesi sono persistite pratiche tradizionali dannose, comprese le mutilazioni genitali.

In tutta l’Africa, la corruzione e i conflitti dilaganti hanno continuato a rappresentare un’ardua sfida per gli africani, che si apprestano a celebrare il 50° anniversario dell’Unione africana nel 2013. Ma non sono mancati segnali di speranza in tutta la regione, dove la gente ha continuato a pretendere con metodi non violenti dignità, giustizia sociale e il rispetto dei diritti umani.

Per scaricare la panoramica sull’Africa Subsahariana in formato pdf vai a

http://rapportoannuale.amnesty.it/sites/default/files/Panoramica_Africa%20Subsahariana_2.pdf

Advertisements

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...