Breve commento all’esito delle elezioni (di Angelo Giubileo)

U3X33ZN7CN155Renzi ha vinto, ed ha vinto anche il Pd! E per la prima volta, detto senza alcuna stupida vanteria come capirete a breve, ho votato anch’io Pd e quindi, ancora per la prima volta, ho vinto anch’io.

Questa mia prima, apparentemente banalissima ma semplice ed immediata riflessione considera innanzitutto il successo personale riportato dal leader di un/del partito della sinistra nazionale ed europea. E’ la prima volta che accade nella storia della Repubblica, ragione già sufficiente per cui inviterei tutti coloro che ancora aspirano nella stessa parte di campo ad un’opposizione cosiddetta di sinistra di prendere atto almeno per una volta della realtà delle cose: a sinistra dei diversi ed opposti schieramenti, c’è un partito che per la prima volta vince e convince gli italiani.

Venti anni circa dopo l’impatto di Blair, si fa strada anche in Italia la possibilità, per la prima volta reale – preceduta da ipotesi politiche, che per il loro tempo non trovarono corrispondenza reale, come ad esempio l’Ulivo o ancor meno la Rosa nel Pugno o infine l’esperienza della Costituente Socialista di contrasto al Pd – di un processo di cambiamento della modernità sull’onda lunga della globalizzazione e del processo di sviluppo tecnologico. Ed inoltre, per una strana circostanza – che causale non è in quanto per l’appunto risale al mancato processo di riforme di quest’ultimo ventennio – occorre anche sottolineare il fatto ulteriore che, nell’ambito del processo di consolidamento dell’Unione Europea, il Pd con i propri eletti si trova ora anche nelle condizioni di svolgere un ruolo preminente nell’elaborazione e costruzione delle proposte future, di parte, del PSE.

In Italia, quanto al governo e soprattutto alle riforme, il Pd avrà comunque bisogno di accordarsi con altre forze avverse, che siano di destra, centro o movimenti. E tuttavia, sembra possano esserci le condizioni – ritengo dovute principalmente al fatto di una forza che, almeno per ora, appare chiaramente più forte delle tante e diverse debolezze altrui – per approvare una chiara, valida ed efficace proposta di riforma costituzionale. Eventualmente da sottoporre al vaglio costituzionale del paese, ed in tal caso si tratterebbe di un giudizio rimesso democraticamente all’elettorato. In mancanza del ricorso ad un tale giudizio, significherebbe invece che il Parlamento abbia raggiunto un accordo generale di riforma delle istituzioni, supportato cioè da un’ampia maggioranza politica, e quindi pur sempre democraticamente eletta. In entrambe le risoluzioni del caso, quel che quindi serve al paese è promuovere un evidente ed ampio dibattito circa i nodi, i temi e gli argomenti di riforma da apportare all’intero sistema(paese).

Ragion per cui, a sinistra dei due diversi ed opposti schieramenti di campo quel che ora serve non è una malcelata opposizione quanto piuttosto una critica costruttiva, di cui dovremo tenere conto a motivo soprattutto di un elettorato che, soprattutto in questa fase, appare essenzialmente mobile e pronto a giudicare realisticamente.

Angelo Giubileo

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