“PIU’ EUROPA PER UNA EUROPA DELLA CRESCITA” di Milena Miranda*

Ueimages

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il sistema legislativo europeo, proprio perché troppo lento e farraginoso, oltre che per sua natura di solo indirizzo e controllo sulle statuizioni dei singoli Stati membri, dovrà cambiare e potrà farlo proprio nei prossimi anni. 

Non posso nascondere che la mia più grande ambizione sarebbe quella di portare il mio contributo all’avvio di una nuova fase istituzionale che il Parlamento si è impegnato ad organizzare con le Assise interparlamentari durante il previsto semestre di presidenza da parte dell’Italia.

Del resto proprio nel discorso programmatico del 24 Febbraio scorso, dinanzi al Senato prima del voto di fiducia, il segretario del mio partito e primo ministro Matteo Renzi ha ricordato Altiero Spinelli e gli Stati Uniti d’Europa, indicando la tradizione europeista come la parte migliore dell’Italia.

Dal punto di vista economico c’è bisogno di un Piano Europeo di investimenti per il rilancio sostenibile dell’economia e dell’occupazione e per farlo serve un bilancio europeo fondato su risorse proprie.

Serve più Europa per avere un’Europa della crescita.

Dal punto di vista politico bisogna prendere atto che un’Europa a più velocità paralizza decisioni ed iniziative: così come si tengono riunioni dell’Eurogruppo e dell’Eurosummit, nulla impedirebbe riunioni di un Europarlamento composto da parlamentari europei degli stati dell’Eurozona, assicurando così controllo e legittimità democratica ad una politica fiscale dell’Eurozona finalizzata al superamento della crisi.

Considerando quanto pesi la mancanza di lavoro al Sud più ancora che nel resto d’Italia, penso che l’ambizione per la percezione di un’Europa non più “matrigna”dovrà essere  quella di ridare dignità alle persone ed in particolare a quelle più giovani proprio attraverso la libera circolazione del capitale umano.

Uno dei padri dell’Europa e padre spirituale dell’Euro (Robert Mundell, optimum currency area theory, 1961) che ha sempre sostenuto che un’area valutaria ottimale non è una nazione o una somma di queste, ma uno spazio fisico caratterizzato dalla più ampia mobilità dei fattori produttivi, ovvero capitali e lavoro.

Eppure oggi chi ha difficoltà a trovare lavoro in una nazione difficilmente si sposta in un’altra nazione europea, piuttosto smette di cercarlo.

E’ vero che esistono problemi di carattere linguistico e culturale, ma se l’inglese diverrà, come mi auguro, la lingua comune del lavoro e soprattutto se le norme che regolano il lavoro stesso saranno riunite sotto una stessa somma di principi generali in tutta Europa, si potrà finalmente vivere l’Europa come era nello spirito dei padri fondatori.

Un piccolo aiuto potrà venire per i giovani dalla proposta di Matteo Renzi in merito ad un servizio civile europeo, così come il reddito minimo di cittadinanza dovrà essere collegato a forme di lavoro solidale e di assistenza, oltre che ad una formazione continua e specializzata, indirizzata a quelle che saranno le nuove frontiere del lavoro e dello sviluppo.

Mettere tutti nelle condizioni di avere le medesime opportunità di conoscenza e di dignità, attraverso la cultura, la conoscenza ed il lavoro: al raggiungimento di  tale scopo dovrà lavorare il Parlamento Europeo. Non dimentichiamo che i finanziamenti che da detto Parlamento pure negli anni sono stati erogati, finalizzati alla realizzazione di progetti, solo in parte sono stati spesi; ed in alcuni casi addirittura restituiti senza che chi ne avesse le caratteristiche potesse  addirittura venirne a conoscenza.

La responsabilità, che erroneamente si attribuisce all’inefficienza del Parlamento Europeo e dei sui esponenti in merito ai fondi che ogni anno non solo non vengono spesi né attuati, ma addirittura restano sconosciuti, è da ascrivere ad altri, in questo caso agli organi preposti dalla Regione; e con rammarico posso affermare di poter attribuire una “maglia nera” alla Regione Campania.

Auspico  maggiore unità nelle intenzioni di voto su materie, come quelle che riguardano l’agro-alimentare, da parte di tutti gli europarlamentari italiani, che dovrebbero anteporre l’interesse dello Stato di appartenenza alla propria appartenenza politica, così come accade per gli europarlamentari degli altri Stati membri.

Senza il diritto, con regole che valgono per tutti, nessuna democrazia potrà dirsi tale.

La pace che pure regna in Europa da sola non può bastare alla coscienza che i cittadini europei devono ancora conquistare per sentirsi davvero tali.

Il rispetto dei diritti delle persone e la solidarietà verso i più deboli, nonché il superamento di ogni forma di discriminazione sono obiettivi primari ed irrinunciabili in ogni forma di democrazia, e perché questa democrazia governi l’Europa il Parlamento Europeo dovrà cambiare.

E per cambiare dovranno essere attuate politiche che queste regole primarie di diritto le contengano tutte e le sappiano anche imporre ai singoli Stati membri, anche se l’Europa ha un sistema politico aperto, che si costrusce “per estensione”(Ortega Gasset).

Europa sociale ed Europa dei diritti, con un’attenzione particolare ad una politica europea da attuare nei confronti dei popoli migranti e con un’obiettivo di parità di genere e di non discriminazione, come richiamato dalla Carta dei Diritti di Nizza (2000)e dal Trattato di Lisbona (2009).

L’operazione della Marina Militare Italiana, attuata nei giorni scorsi e denominata “Mare Nostrum” non deve essere legata all’ emergenza, ma deve essere all’interno di un programma più ampio di integrazione, a breve medio e lungo termine.

 

In materia di diritti fondamentali dell’uomo non bisogna dimenticare le condizioni carcerarie cui vengono sottoposti i cittadini in attesa di giudizio in Italia, e a quali sanzioni per questi motivi il nostro Paese è già stato condannato; né si può pensare che quegli stessi cittadini debbano poi ricorrere alla Corte di Giustizia Europea, con sede a Strasburgo per vedersi riconosciuti quelli che sono semplicemente i loro diritti fondamentali.

Il mio obiettivo primario, ma potrebbe essere il primo obiettivo per lo sviluppo e la crescita dell’Europa, è legato all’attuazione di quella che sembra un concetto astratto ed è invece fondamentale e primario:la democrazia di parità, ovvero più opportunità di lavoro per le donne, che pure essendo in larga parte più meritevoli e più capaci hanno bisogno di leggi che le tutelino e le mettano in condizioni di avere realmente le medesime possibilità, anche nella realizzazione delle aspirazioni di carriera.

Fino a che le donne dovranno continueranno a reggere il welfare familiare sia giovani, magari con figli piccoli, che meno giovani come accade per l’accudimento di genitori anziani o  nipoti, non potranno mai far raggiungere quel giusto grado sociale che occorre all’Europa e vieppiù all’Italia, ed in particolare al Sud Italia.

Un Paese dove le donne lavorano è un Paese più ricco nell’ Europa che io vorrei.

*Milena Miranda – candidata PD lista Circoscrizione Sud al Parlamento Europeo

Advertisements

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...