Librai ai tempi dei lettori digitali: “Salviamo i fortini del sapere” (da la Repubblica – 07.05.2014)

di Silvana Mazzocchi

Chiuso per Kindle, ( Bompiani) è il diario di un libraio in trincea  e offre il punto di vista degli addetti ai lavori sull’ebook e il suo futuro, sugli scrittori, sui best seller e sul self-pubblishing. E, soprattutto, sui lettori e sui clienti. 

Ne esce ridimensionato il luogo comune che in Italia si pubblichi più che in ogni altro paese. Perché, se è vero che ogni giorno arrivano in libreria decine e decine di titoli, sono sempre meno rispetto a paesi come la Francia o la Germania che però, contrariamente a noi, contano un gran numero di lettori forti. Nel Belpaese sono le donne a leggere di più e sono il 53,1% del totale. E, sorpresa, leggono molto gli adolescenti: la fascia che va dagli 11 ai 17 anni si aggiudica il 59%, percentuale che sale addirittura al65,4% tra gli 11 e i 14 anni. Ma rimane il dato desolante che il 9,6% degli italiani dichiara tranquillamente di non avere in casa un solo libro. Il che vuol dire che due milioni e mezzo di persone non possiedono neanche un libro di ricette.  

Come sopravvivere intanto alla crisi, all’inevitabile avanzata tecnologica e alla concentrazione dell’offerta? Il libraio vecchio stile, dice Timpano, dovrà sempre di più “tener testa alle innovazioni, frequentare anche le nuove piazze virtuali, capire come e se si sia passati realmente dalla Galassia Gutenberg alla Galassia Lumière, dalla centralità del testo scritto su carta, a quella impressa su un’immagine”. Impegno comune è farsi custodi di un patrimonio salvifico per l’umanità, di quelle “reti di parole” che si chiamano libri e che racchiudono “i materiali più esplosivi che l’uomo sia riuscito ed è ancora  in grado di fabbricare”.

Essere librai in tempi di crisi, come sopravvivere?
“Difficile rispondere. Sicuramente continuare a credere, forse anche con un po’ di incoscienza, che la cultura non è un hobby individuale, ma che è propria dell’ecologia dell’uomo, e che per questo deve essere salvaguardata contro le forze che la minacciano. Noi librai ci mettiamo la tenacia, stringiamo la cinghia, continuiamo a specializzarci, a leggere e a studiare, ma le misure di salvaguardia devono provenire dalle Istituzioni: continuare a baloccarsi con tavole rotonde sulla chiusura delle librerie, è inutile. Le biblioteche chiudono e sono in affanno, quotidianamente le librerie, dal centro alle periferie,  tirano giù per sempre le saracinesche. Occorrono interventi precisi: nuovi spazi concessi in comodato (i locali confiscati alle organizzazioni di stampo mafioso) , buone leggi, canoni agevolati,  campagne reali  di promozione della lettura. Stanziare più fondi, d’altronde, a favore dei libri, della letteratura, non implica certo che il prodotto editoriale migliori e che la situazione migliori con uno schiocco delle dita, ma è tempo di concretizzare, ed è tempo per i  Librai, anche in questo tempo critico, di tornare ad essere gli occupanti, preparati e cantastorie, di quei Fortini del sapere che sono le Librerie: nei libri vi sono racchiusi i materiali più esplosivi che l’uomo sia riuscito ed è ancora  in grado di fabbricare”.

Libri elettronici, best seller commerciali, megastores, come si può orientare il lettore?
“Guardi, non siamo neo-luddisti e ben venga i libro digitale e i suoi diversi apparecchi di lettura. Quello però che non ci ha convinto  è la modalità con cui è stato presentato sul mercato: una rivoluzione della lettura, qualcosa che avrebbe avvicinato il non-lettore alla letteratura, alla poesia, ai libri insomma. 
Il libro digitale, inoltre, è un prodotto tutt’altro che recente, e soprattutto di origine letteraria prima che tecnologica: ne parla un autore norvegese in un suo romanzo del 1890. Anche per il digitale, inoltre, viene da chiedersi se l’accumulo e l’acquisto corrisponda poi alla loro effettiva lettura. 
I libri nei Megastores stanno inesorabilmente perdendo spazio: si ritirano sempre di più verso l’interno dei locali  e ad accogliere il lettore ci sono ora prodotti di vario genere, ma che tuttavia sono nobilitati dalla presenza dei libri stessi. 
Quanto ai best seller commerciali, sarebbe da ipocriti negare che per molte librerie sono stati una manna. Quello che ci auguriamo è che il lettore che entra per acquistare l’ultimo caso letterario, si guardi anche un po’ attorno e scopra che ci sono altri eroi e personaggi di romanzi che li stanno aspettando per condurli chissà dove”.

Quale futuro per i libri di carta e per i librai vecchio stile?
“I librai erano e continueranno ad essere quella “figure centrali e defilate nell’universo editoriale, che segue il libro e lo offre al lettore come una guida discreta lungo i sentieri della lettura, indicandogli i segnavia più affidabili, i percorsi più sicuri o quelli più eccentrici”. Aggiungiamo però che sempre di più il libraio vecchio stile dovrà tener testa alle innovazioni, frequentare anche le nuove piazze virtuali, capire come e se si sia passati realmente dalla Galassia Gutenberg alla Galassia Lumière, dalla centralità del testo scritto su carta, a quella impressa su un’immagine.
Quanto infine ai libri di carta, da librai, qualche esempio letterario pensiamo possano essere utili per risponderle.  Nell’opera di Max Frish, L’uomo  nell’Olocene, il signor Geiser rimane solo in una valle, fuori dal mondo. Egli sta per scomparire assorbito nell’ottusa eternità della natura, ma nella sua casa sempre più isolata e pericolante si circonda di parole, come fossero argini da opporre alla frana del monte e all’alluvione: ritaglia pagine o frasi da qualsiasi libro  –   manuali scolastici, compendi, enciclopedie  –  e li appiccica sul muro. In Auto da fè, Kien, il protagonista, non esce mai di casa senza stringere sul  corpo una cartella piena di libri duri e spigolosi. Il Sant’Antonio di Flaubert si difende dalle tentazioni aprendo e leggendo pagine di un libro. O pensi ancora a Robinson Crusoe, che interponeva fra sé e la sua solitudine una rete di parole: il diario che redigeva, la Bibbia e i libri tratti in salvo dal naufragio. Dura farlo con un lettore digitale, non trova?”


Massimiliano Timpano
Pier Francesco Leofreddi
Chiuso per kindle
Bompiani
Pag. 172, euro 9,50

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