L’odio contro i tedeschi è solo una bufala (da Linkiesta – 05.05.2014)

  
Loro amano la Ferrari cui hanno prestato Michael Schumacher, il campione condiviso, come un tempo, nel calcio, furono eroi condivisi anche Rummenigge e Klinsmann, Mattheus e Bierhoff, mentre il sogno d’ogni italiano benestante è possedere una macchina tedesca, una elegante Mercedes, una Audi, una Bmw, una Porsche. I giovani italiani scoprono la vita allegra e cosmopolita di Berlino, un universo ricco e rassicurante nel quale si sente quasi il bisogno impellente d’essere ammessi, mentre i giovani tedeschi amano l’Italia del sud, si fanno investire da ventate di odori, suoni, immagini e splendori, gli stessi mitizzati da Goethe, uno spettacolo inatteso e magnifico, “sai tu la terra ove i cedri fioriscono?/ Splendon tra le brune foglie arance d’oro/ pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro/ umil germoglia il mirto/ alto l’alloro”. Non si odia chi si ammira, e non si disprezza ciò che si compra.

E basta dunque poco a intuire quanto sia un equivoco il serpeggiante sentimento antitedesco su cui Silvio Berlusconi e Beppe Grillo provano a buttarsi a pesce, per cinismo elettorale, come Paperon dei Paperoni si tuffava nei suoi dobloni. La Germania è il primo partner commerciale dell’Italia, noi compriamo i prodotti tedeschi perché ci piacciono e durano, anche se costano parecchio, e i tedeschi comprano da noi i vestiti, le scarpe, la frutta e la verdura, la tecnologia più sofisticata dei cantieri navali, fino ai prodotti dei nostri grandi marchi del lusso, Prada, Tod’s, Bulgari, Luxottica, e adorano il nostro cibo al punto che in Germania “gelato” si dice appunto “gelato”, ed è soltanto italiano. E così gli italiani ammirano la Germania, che è ordinata, efficiente, pulita e ricchissima, cioè tutto il contrario dell’Italia. E i tedeschi amano l’Italia, che è bella, calda e disordinata, cioè tutto il contrario della Germania.

Federica Pellegrini

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Eppure, è sull’idea di una Germania nemica, terra ostile e antiitaliana, che si sta giocando gran parte della campagna elettorale per le elezioni europee, con Grillo e Berlusconi che si contendono a morsi il voto della paura per lo straniero. L’uno rutta “vaffanmerkel” e crede d’aver detto tutto, “crisi economica”, “politica monetaria inefficiente”, “disoccupazione giovanile”, “euro-pigrizia”, “titoli di stato”, “Bce”, “debito pubblico insolvente”. Mentre l’altro spaccia agli italiani creduloni una Germania che non c’è, “per i tedeschi i lager non sono mai esistiti”, ha detto Berlusconi. E forse nemmeno sa, il Cavaliere, che la storia dell’olocausto in Germania viene invece insegnata con accanimento sin dalle scuole elementari. E non c’è paese in Europa che abbia fatto così tanto e dolorosamente i conti con la propria storia e con i propri orrori. Difatti mentre l’Italia seppelliva il ventennio autoassolvendosi nell’oltraggio al corpo morto di Mussolini, mentre i suoi intellettuali facevano il lungo viaggio attraverso il fascismo per arrivare indenni alla nuova repubblica  “i furbissimi sempre a galla”– come li chiamava Ruggero Zangrandi – mentre il nostro paese rimuoveva, la Germania invece viveva il tormento della coscienza. E mentre in Italia nasceva Andreotti, la Germania rielaborava sé stessa e il suo lutto nazionale senza risparmiarsi nulla, con Adenauer e con Brandt. E così come in Italia la birra ancora oggi diventa una strana acquetta gialla, quella che in Germania era ed è la Cdu da noi divenne subito la Dc dell’eterno “Giulio”, del compromesso e della clientela, del bacia mano e della memoria corta, della mafia e degli accordi con i fascisti, che in Germania li mettono in galera non in Parlamento.

Una manifestazione dei sostenitori di Afd a Berlino (BARBARA SAX/AFP/Getty Images)

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E poi l’occupazione sovietica, la vergogna, il rimorso, la separazione feroce dell’est dall’ovest…Fino a Thomas Mann, il più grande scrittore tedesco del secolo, che si rifiutò di rimettere piede in patria, «confesso di avere paura delle macerie tedesche, di quelle materiali e di quelle umane». Così adesso Grillo e Berlusconi assecondano per calcolo quel medesimo strabismo che agli italiani fa talvolta confondere la Germania con i difetti dell’Unione Europea di cui Angela Merkel è la donna più importante, sì, ma non certo, e per fortuna, l’unica personalità decisiva.

L’odiosa Merkel è la stessa donna che appena può va in vacanza a Ischia, o gira per i vicoli dei quartieri spagnoli, a Napoli, perchéanche lei adora l’Italia, come gli altri dodici milioni di tedeschi che ogni anno vengono nel nostro paese. Niente è più evocativo del binomio Italia-Germania, nella cultura come nello sport. Italia-Germania è la partita del secolo, la semifinale della Coppa del Mondo 1970 di calcio, disputata mercoledì 17 giugno 1970 allo Stadio Azteca di Città del Messico. L’epica sportiva fa sì che la Germania sia l’avversario preferito dell’Italia, più del Brasile e molto più della Francia, che tanto ci assomiglia quanto ci infastidisce. Ed è in Germania che abbiamo vinto i mondiali nel 2006. E anche a Roma Franz Beckenbauer è “Kaiser Franz”, come a Berlino.

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Insomma, si può ridere dei tic e dei difetti dell’amato avversario, ma non si può odiare ciò che si ammira. Dunque Grillo e Berlusconi assecondano per furberia un difetto ottico che annebbia la vista degli italiani. Li unisce, infatti, e con tutta evidenza, il comune bisogno di cercare l’assoluzione dell’Italia fuori dall’Italia. Sia Berlusconi sia Grillo ci cullano nella convinzione che altrove ci siano le nostre ragioni. Ma la Germania non è l’Europa, con i suoi guasti e le sue indifferenze, più di quanto non lo sia l’Italia stessa.

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