Risparmio su, consumi giù. I fondi pensione in campo (da la Repubblica – 28.04.2014)

L’industria dell’asset management fa segnare una raccolta record. “Ma sono pochi gli strumenti che potrebbero catalizzare questi soldi verso l’economia reale”: parla Angelo Deiana, presidente Anpib.

Paola Jadeluca      


downloadMa la logica, in questo caso, o è finanziaria o è politica. La Cdp, infatti, è diventata una specie di nuova Iri. In ogni caso il risultato è uno: investe prevalentemente sui big, che in Borsa rappresentano l’1% dei quotati. Un altro freno all’investimento del risparmio privato nell’economia reale è costituito dall’arco temporale dell’investimento. Gli italiani investono a breve, e dal punto di vista della Mifid non hanno un profilo adatto a comprare azioni. Sul versante dei private banker, che in portafoglio hanno spesso famiglie imprenditoriali, si avverte un altro problema: sono per lo più piccole imprese, quelle non oltre i 15 dipendenti, che costituiscono il 99% delle imprese italiane: i loro soldi sono investiti nel business di famiglia, e rispetto al patrimonio personale hanno un atteggiamento molto conservativo.  In questo scenario non stupisce che nei portafogli degli italiani sia presente, onnipresente, o l’obbligazione, di Stato o corporate, ma più ancora l’intramontabile Bot. Le stesse banche investono in Bot. Quando la Bce ha erogato il grande prestito hanno preso soldi all’1% ma invece di girarli a imprese e cittadini molte hanno comprato Btp decennali che rendono anche il 6,5%.  Restano tre strumenti sui quali fare leva: private equity e venture capital, fondi immobiliari e fondi pensione.  Ma nessuno di questi ha finora raggiunto un peso tale da riuscire a diventare lo snodo principale per travasare denaro verso l’economia reale.  Venture capital e private equity dovrebbero finanziare start up e imprese in ristrutturazione per poi rivenderle a prezzi migliori. Finora davanti a concorrenti dai rendimenti elevati e sicurezza estrema come i titoli di Stato non hanno goduto di grande attenzione.  Ma non solo. Mediamente questi asset non sono quotati, hanno orizzonti temporali molto lunghi, e sono relativamente illiquidi. Buoni motivi per non prenderli in considerazione se non si una ragione speciale. E questo spiega anche perché il tanto auspicato matrimonio tra private banking e private equity in realtà non è mai avvenuto.

Passiamo ora ai fondi immobiliari.  Introdotti nel 1994, molti fondi immobiliari retail stanno andando a gambe all’aria per il crollo delle quotazioni del mattone. E questo non aiuta. In un quadro legislativo in evoluzione, non sono riusciti tuttavia a decollare. E gli italiani continuano ad amare il mattone fisico vero, rispetto alle quote di partecipazione.  Il 49% della ricchezza del nostro paese è concentrata nel 10% della popolazione, come segnala Bankitalia, composta per 200 miliardi di attivi – o sui mercati o in depositi – il resto, 600 miliardi, è patrimonio immobiliare.  Che nessuno vende in questo momento.  Un patrimonio immobilizzato. Una ricchezza che non produce ricchezza.  A meno di non riuscire a inventare uno strumento innovativo per rendere “liquido” tutto questo mattone. Resta a questo punto un terzo strumento, i fondi pensione, pubblici e privati. L’Unione europea sta studiando una revisione e armonizzazione di tutto il settore, in particolare cercando di trovare un modello per utilizzare i fondi pensione quali strumenti di finanziamento dell’economia, una alternativa alle banche sia per le piccole imprese- quotate e non- che per le grandi infrastrutture, il tema caldo di una audizione del Direttore Generale della Consob, Sergio Caputi, il 16 aprile scorso. I fondi pensione sono potentissimi. Muovono capitali immensi. Il fatto è che per legge, in Italia, il gestore dei fondi pensione deve essere un professionista. Che, ovviamente, cerca di allocare le risorse secondo il principio del minimo rischio e del massimo rendimento. Ma non si potrebbe “ri-orientare” questa forma di “intermediazione” e puntare dritto queste risorse, come chiede l’Ue, verso l’economia? Alle Authority europee l’ardua sentenza. 

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