Il lavoro perde valore, il reddito deriva dal capitale (da Linkiesta – 28.04.2014)

Harold Clements/Express/Getty Images

È il libro di economia del momento quello di Thomas Piketty, Capital in the Twenty-First Century, che affronta il tema annoso della distribuzione del reddito, e della concentrazione del capitale in mano a un numero ristretto di individui. I due temi sono strettamente connessi in quanto il ritorno dal capitale investito e poi tramandato ai propri eredi sembra essere, secondo l’autore, al centro del disequilibrio nelle opportunità iniziali del percettore mediano di reddito. Sebbene quest’ultimo abbia sperimentato negli ultimi 20-30 anni un aumento del suo benessere, tale aumento è stato infinitamente inferiore alla crescita del reddito percepito dai detentori di capitale.

Della crescita media della produttività ha perciò beneficiato più il capitale del lavoro, in termini relativi, rispetto a una torta – è bene ricordarlo – comunque crescente. Le cause sono molteplici, e possono variare da Paese a Paese, sebbene il trend sia comune alla quasi totalità dei Paesi Ocse.

Una delle questioni più spinose è identificare quanta parte del reddito dei percettori che si situano nell’ultimo percentile della distribuzione sia realmente una rendita da capitale, e quanto sia invece da attribuire puramente al reddito da lavoro. Le persone più facoltose ricevono infatti dei redditi che si situano concettualmente al limite fra le due tipologie di reddito. Si pensi ai manager delle imprese (finanziarie o non) pagati con stock option legate ai corsi azionari, o ad altri tipi di benefit riferibili comunque al capitale. Escludendo dalla quota relativa del reddito da lavoro questo insieme di fonti reddituali, si può notare come la caduta della parte salariale nel reddito totale (la cosidetta labour income share) in realtà sia stata, dal 1990 a metà degli anni 2000, più grande. Interessante il caso dei Paesi del Nord-America, che sembrano essere i più toccati dal fenomeno. In Usa e Canada, escludendo il reddito da lavoro del “top 1%”, la caduta della parte salariale sarebbe in realtà due volte più grande. La differenza con l’Europa è eclatante. Si noti a titolo esemplificativo il caso italiano: la più svantaggiosa distribuzione del reddito fra lavoro e capitale sembra essere totalmente dovuta alla crescita dei redditi da capitale tout-court. Tale dato conferma la nota disuguaglianza nella concentrazione della ricchezza presente nel nostro Paese. I trend sono simili; le sfumature diverse. Ci troviamo di fronte a un campo della ricerca economica che si prospetta denso di domande a cui rispondere.

disuguaglianze lavoro capitale

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