Elezioni Europee del 25 maggio, la doppia scelta degli italiani (di Alberto Cardone)

Chiamati a decidere il ruolo dell’Italia in Europa ed il destino delle riforme proposte da Renzi

elezioni2014Il 25 maggio gli europei, i cittadini dei 27 Paesi facenti parte dell’Unione, dovranno scegliere i loro rappresentanti al Parlamento Europeo.

A rappresentare l’Italia saranno eletti in 73, 73 parlamentari sui 751 componenti il consesso europeo.

La novità più rilevante di questa competizione elettorale è rappresentata dal peso specifico che ogni voto dato avrà nella scelta del nuovo Presidente della Commissione Europea, il Governo Europeo, fino a ieri spettante ai Governi dei singoli Stati, dal prossimo 26 maggio nella piena ed assoluta responsabilità dei 751 componenti del Palamento Europeo, quello che appunto verrà.

Sarebbe auspicabile che in ognuno dei 27 Paesi partecipanti al voto il dibattito ed i temi a confronto nella campagna elettorale fossero incentrati sulle scelte ed i passi da compiere perché si possa costruire un’Europa sempre più forte e coesa, processo indispensabile e ineluttabile, come i fatti di ieri, quelli legati alla disgregazione della Yugoslavia e quelli di oggi, quanto vediamo accadere in Ucrania, ampiamente ci consigliano. Da non dimenticarsi, poi, la necessità di attrezzarsi sempre più e meglio ed insieme, perché se ne ricavi la giusta forza, nel dover affrontare le sfide economiche e sociali poste dalla globalizzazione.

Non a caso ho parlato di auspicio, perché l’Europa, certo, ma non solo l’Europa sarà presumibilmente nella testa di chi si recherà ed anche di chi deciderà di non recarsi nei seggi per esprimere la propria preferenza.

In Italia, più che in ogni altro Paese, il voto espresso avrà una doppia valenza.

L’avrà perché l’attuale Governo, il Governo Renzi, non certamente partorito dalle urne, ne potrà, o meno, trarre quella legittimazione che attualmente gli manca, oltre, ovviamente, alla scelta del ruolo e del peso che gli italiani vorranno attribuire al loro Paese in Europa, ruolo e peso che negli ultimi anni è mancato all’Italia, è gravemente mancato, producendo un’inevitabile amplificazione degli effetti prodotti dall’insorta crisi economica, effetti che potremmo dover subire ancora per molti anni a venire.

Poco più di un anno fa gli italiani hanno premiato il non voto e l’anti politica, oggi potrebbero scegliere di ripremiare il non voto e di farsi rappresentare dall’anti Europa, decidendo per questa via un isolamento per il loro Paese ancora più forte e marcato di quanto non lo sia attualmente.

Capisco la rabbia, che è anche la mia, come avranno potuto verificare coloro che hanno avuto la bontà di leggere altri miei scritti, ma credo sia giunto il momento dell’autocritica e della consapevolezza che non siamo, ahimè, nel diritto di urlare, tanto meno di pretendere. L’Italia è ultima in quasi tutte le statistiche, economiche, sociali, morali, tra i 27 Paesi aderenti all’Unione Europea, quindi, rimbocchiamoci innanzitutto le maniche, facciamo ciò che va fatto e forse potremo riacquisire il diritto a dire la nostra.

I nostri sono problemi antichi, in primis l’esorbitante debito pubblico, che non possiamo certamente imputare all’Europa, all’Euro, né a nessun altro. Abbiamo gestito male le nostre risorse, sicuramente ne abbiamo affidata la gestione a persone non all’altezza, per capacità e dirittura morale, ora ne paghiamo amaramente le conseguenze e l’imputare ad altri la responsabilità non solo non è giusto, ma è possibile, anzi, è naturale, che non possa essere capito ed accettato.

Per anni abbiamo mandato a Bruxelles in nostra rappresentanza un comico, sarebbe adesso il caso di evitare che altri comici possano seguirne le orme.

E’ pienamente in corso, tra mille difficoltà e la forte opposizione di chi è stato ampiamente beneficiato dallo status quo, il tentativo di riformare lo Stato, le sue Istituzioni ed il loro funzionamento. Non tutto quello che si va facendo mi trova consenziente, ma quali le alternative? Sarà necessario continuare a discuterne, ma che alla discussione questa volta si facciano seguire dei fatti, altrimenti le conseguenze potrebbero essere catastrofiche.

Agito spettri? Ognuno agita gli spettri suoi.

A differenza di altri, però, sono pronto e disposto a concedere la mia fiducia.

Sono state fatte promesse che difficilmente si sapranno e potranno realizzare? Vedremo, del resto non so proprio cos’altro potremmo fare.

Un’ultima considerazione, non saranno 73 parlamentari italiani su 751 a cambiare l’Europa, ma quanto potrebbero contare perché il nostro Paese venga ripreso sul serio.

Alberto Cardone

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