Carceri, siamo la vergogna d’Europa (da l’Espresso – 25.04.2014)

IL RAPPORTO

Bambini in prigione con le madri. Pestaggi sui detenuti. Cure insufficienti per i malati. Sovraffolamento cronico. Suicidi tra i carcerati ma anche tra gli agenti penitenziari. E’ il disastro dei nostri penitenziari, valutato da una commissione internazionale. E dal Consiglio d’Europa che avverte: solo la Serbia sta peggio di noi. Tra qualche settimana Strasburgo potrebbe infliggerci una multa milionaria

di Arianna Giunti

Carceri, siamo la vergogna d'Europa
Bambini che vivono in prigione con le loro madri. Celle dove i detenuti vengono pestati a sangue. Scarsa possibilità di cure. Eccessi di carcerazione preventiva. Un piano carceri che avrebbe dovuto essere portato a termine entro maggio di quest’anno ma che sembra ancora in alto mare. Leggi che mancano, o che esistono ma sono totalmente disattese e decreti che rimangono immobili e congelati nel tempo.

Secondo il rapporto 2012 sulle carceri del Consiglio d’Europa, solo la Serbia sta peggio dell’Italia per sovraffollamento delle carceri in Europa. I dati diffusi oggi dal Consiglio d’Europa sulla situazione nelle carceri dei suoi Stati membri nel 2012 non fanno che confermare che l’Italia deve riuscire a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario.

A poche settimane dalla scadenza imposta dai giudici di Strasburgo che potrebbe portare l’Italia a pagare una maxi multa milionaria per la condizione disastrosa delle sue prigioni, l’Unione Europea ha deciso di verificare di persona quali siano stati – un anno dopo la storica sentenza Torreggiani – i provvedimenti presi dal nostro Paese in materia carceri per mettersi in pari con il resto dell’Europa.

A stilare un rapporto di quindici pagine, ora nelle mani dell’UE, è stata la Commissione Libertà Civili e Giustizia che a fine marzo ha inviato una delegazione di quattro persone capeggiata dal giurista Juan Fernando Lòpez Aguilar, membro del Psoe, il partito socialista spagnolo. E i risultati – ufficializzati da poche settimane – sono sconfortanti.

I quattro politici europei si sono fatti accompagnare in particolare nel carcere romano di Rebibbia e in quello napoletano di Poggioreale, da dove erano arrivate segnalazioni allarmanti su pestaggi e abusi di potere, documentati nei mesi scorsi anche da l’Espresso , che hanno trovato riscontro nelle testimonianze raccolte dalla commissione.

Neonati a Rebibbia
Al reparto maschile di Rebibbia – si legge nel report – sono accolti oltre 1.700 detenuti, a fronte di una capienza di 1.200 posti. Fra questi ci sono 1.057 italiani e 644 stranieri. Nel penitenziario i detenuti hanno la possibilità di svolgere attività artistiche e sportive, esiste un’area verde dove ricevere le famiglie in visita e c’è la possibilità di acquistare cibo e cucinarlo in cella. Peccato però che questi innegabili sforzi per rendere la detenzione più umana nel carcere romano siano poi vanificati dalla fatiscenza dell’edificio, dalla mancanza cronica di personale e dalle cure sanitarie giudicate – nella relazione – insufficienti.

Ancora peggiore la situazione nella casa circondariale Rebibbia femminile, che ospita 385 detenute (potrebbe accoglierne solo 240) di cui 195 italiane e 190 straniere, provenienti soprattutto dalla Romania, dalla Bosnia Erzegovina e dall’ex Yugoslavia. “Il problema fondamentale in questo carcere – si legge ancora nel report – è la presenza di bambini piccolissimi in cella con le loro madri”. Costretti a vivere dietro le sbarre fin da neonati. Nel 2011, infatti, la legge 62 ha modificato l’ordinamento carcerario del 1975, estendendo fino a sei anni l’età dei bambini incarcerati con le madri. A patto però di farli vivere in istituti a custodia attenuata senza celle né secondini in divisa. Di questi istituti, però, al momento ne esiste solo uno, a Milano. A Rebibbia come nel resto d’Italia neanche l’ombra.

Inferno Poggioreale 
Ma è a Napoli Poggioreale che la commissione europea registra la situazione più tragica. Costruita nel lontano 1908, la prigione più sovraffollata d’Europa ospita attualmente 2.354 detenuti a fronte di una capienza di appena 1.400 persone. Ogni cella accoglie dai 6 ai 12 detenuti, stipati in pochi metri quadrati, dove viene trascorsa la maggior parte della giornata “con conseguenti problemi di igiene, luce e ventilazione”. Solamente pochissime celle – scrive la commissione nel report – hanno al proprio interno una doccia e così la maggior parte dei prigionieri si vede costretta a usare tre docce per spazi che accolgono 87 detenuti. Con il risultato che i detenuti, anche d’estate, non possono lavarsi più di due volte a settimana. Mancano totalmente le attività ricreative o lavorative – si legge nella relazione – e il numero di educatori è insufficiente rapportato a quello dei detenuti.

I politici europei fotografano una situazione disperata soprattutto sul fronte sanitario e degli abusi di potere: “Le condizioni igieniche precarie fanno proliferare le malattie, i tossicodipendenti non ricevono cure adeguate e i prigionieri (anche quelli afflitti da problemi psichici) vengono scaraventati nelle celle di sicurezza. I suicidi e gli atti di autolesionismo sono all’ordine del giorno”.

“Poche ore prima che la delegazione entrasse nel carcere – si legge ancora nella relazione – un tentato suicidio è stato sventato dal compagno di cella di un detenuto”.

La delegazione viene anche informata sull’esistenza della cosiddetta “cella zero”, una cella completamente vuota dove alcuni detenuti “disobbedienti” sarebbero stati portati in piena notte da una “squadretta” di guardie carcerarie e sottoposti a pestaggi per intere ore o addirittura per giorni. Casi di abusi di potere che ora sono sotto finiti sotto la lente della magistratura napoletana che ha già raccolto una sessantina di denunce.

Grave anche la situazione nella quale sono costretti a lavorare gli uomini della polizia penitenziaria, sottoposti a turni massacranti in un ambiente sfiancante e usurante. “Solo negli ultimi dieci anni – scrivono i politici nel report dell’Ue – si sono contati 80 suicidi di agenti penitenziari, di cui 29 solo negli ultimi tre anni”.

Legge sulla tortura: il gap italiano 
Nella parte finale della relazione, i delegati europei stilano una lista di 25 punti dove si individuano le criticità del sistema carcerario italiano. E, nonostante riconoscano i piccoli sforzi compiuti dalla nostra amministrazione penitenziaria, le ferite aperte sembrano essere ancora troppe.

Un’anomalia tutta italiana riportata dalla commissione europea è per esempio la mancanza di una legge sulla tortura, che consenta di punire con pene adeguate chi commette abusi di potere. “L’introduzione di una legge sulla tortura – scrive la delegazione – è stata oggetto di dibattito in Italia per più di 20 anni nonostante la Commissione Europea per la prevenzione della Tortura (CPT) abbia chiesto all’Italia di adeguarsi al resto dell’Europa già nel 2012”. I risultati però non sono stati quelli sperati. “Nel marzo 2014 – si legge ancora – il Senato ha approvato un disegno di legge sull’introduzione del reato nel codice penale. Ma questo testo, trasmesso poi alla Camera, aveva un’anomalia che lo faceva differire rispetto alla proposta iniziale: la tortura veniva considerata come un “reato comune” che poteva essere commesso da chiunque. E non prevedeva, come nel resto d’Europa, un’aggravante se a commetterlo fosse stato un pubblico ufficiale”.

Un progetto di legge già criticato in partenza, dunque, che secondo l’Ue non servirà a riempire il “gap italiano” in materia di trattamenti inumani e degradanti. “Nonostante – scrivono ancora i politici europei – l’Italia si sia impegnata a rispettare, già nel lontano 1989, l’articolo 1 della Convenzione europea contro la tortura”.

Piano carceri: tutto in alto mare 
Altro tasto dolente per l’Italia è il piano carceri, che avrebbe dovuto sanare la piaga del sovraffollamento entro maggio di quest’anno ma che invece sembra ancora in alto mare. “Questo piano – si legge nella relazione – che è partito nel 2010 ed è stato modificato nel 2012, poi ancora nel 2013, avrebbe far dovuto guadagnare all’Italia nuove carceri per limitare il sovraffollamento e al tempo stesso far scendere la popolazione di detenuti a 50mila unità”.

Una delle principali cause del sovraffollamento secondo l’Ue sarebbe infatti da attribuirsi “all’abuso di carcerazione preventiva”, che con una percentuale del 40% fanno dell’Italia il Paese con il numero più alto di detenuti in attesa di giudizio di tutta l’Europa.

“L’Italia deve rendersi conto – scrive la delegazione nel rapporto inviato all’Ue – che vige sempre il principio della presunzione di innocenza. E che quindi è necessario che le autorità italiane riducano le misure cautelari in carcere se non ci sono reali problemi di pericolosità sociale”.

Un ultimo capitolo viene riservato alla formazione del personale di polizia in forza nelle carceri. Anche qui il giudizio sembra essere impietoso: “Gli agenti della penitenziaria devono essere formati su come trattare con detenuti stranieri, vulnerabili o afflitti da problemi psichiatrici”. Senza ricorrere alla violenza.

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