Lupi: «Unire i porti di Salerno e Napoli è necessario per competere in Europa» (dal Corriere del Mezzogiorno – 28.04.2014)

L’INTERVISTA

Il ministro: «Anche gli scali africani si organizzano mentre noi ancora non riusciamo a cogliere questa chance»

NAPOLI — Benché candidato alle elezioni europee nel collegio del Nord Ovest, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha dedicato ieri una giornata alla campagna elettorale in Campania del suo partito, il Nuovo centrodestra, arrivando a Sant’Antonio Abate e ad Ariano Irpino per sostenere i candidati di Ncd e poi partecipando a Benevento, assieme alla capogruppo alla Camera, Nunzia De Girolamo, e a Caserta, con il presidente del consiglio regionale e candidato alle europee, Paolo Romano, ad altri incontri pubblici.
Ministro Lupi, il coordinatore nazionale del partito, Gaetano Quagliariello, al Corriere del Mezzogiorno ha denunciato il rischio che il Nuovo centrodestra possa essere percepito al Sud come una sorta di surrogato di Forza Italia a causa delle incalzanti rivendicazioni dei cosiddetti «cacicchi» locali. È d’accordo con questa lettura?
«Ho girato la Campania, le province di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta e in tutta sincerità non ho trovato né cacicchi né potentati locali, ma soltanto tanto entusiasmo intorno al nostro progetto politico. Dobbiamo darci una risposta collettiva noi che con coraggio, e con molto anticipo sui tempi, anche rispetto a quanto ha denunciato ultimamente Sandro Bondi, abbiamo fatto una scelta per anteporre in modo chiaro gli interessi del Paese a tutti gli altri. Dobbiamo interrogarci sul significato che vogliamo assegnare alla parola novità politica. Ho letto la bella intervista al mio amico Quagliariello, e prima ancora della contrapposizione politica, di cui la gente non ne può più, occorre costruire il partito. Ed è quanto stiamo facendo sul territorio, con Nunzia De Girolamo, Angelino Alfano, e gli altri, al Nord come al Sud. La classe dirigente va costruita puntando sul merito».
Veniamo alla spinosa questione del Porto di Napoli. Si registra un ritardo imperdonabile a causa dei litigi della classe dirigente politica. Come pensa di uscirne?
«Con Caldoro, e anche con De Magistris, abbiamo lavorato intensamente per impegnare nuovi fondi per il completamento della linea metropolitana, a condizione che le risorse siano spese in tempi certi. Ecco, quel modello di efficienza credo che vada adottato anche per rilanciare il Porto di Napoli. Non è il momento di ricercare le responsabilità di chi ha creato i ritardi, ma di agire e far presto per evitare di perdere i fondi europei. La fotografia della situazione dello scalo partenopeo è chiara: si rischia la paralisi sul serio se non si investono subito le risorse disponibili. E per fare questo occorre un commissario con pieni poteri».
Pare che lei stia pensando all’attuale presidente dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Giovanni Grimaldi. È così? «Vedremo. Ai lavoratori e agli operatori di Napoli questo non interessa. A loro importa che si arrivi a rilanciare le attività portuali. Ora c’è ancora l’ammiraglio Felicio Angrisano che ha portato avanti un importante lavoro, recuperando parte dei pagamenti arretrati dovuti dagli operatori. Ho chiesto agli enti locali di condividere un percorso, di indicarmi una nuova terna perché si possa giungere, quanto prima, alla nomina di un presidente condiviso. Anche in vista della definizione della riforma delle Autorità portuali».
Salerno continua a opporsi ad ogni ipotesi di accorpamento, adducendo motivi di efficienza che potrebbero essere compromessi a causa della fusione con Napoli. Come pensa di convincere gli operatori salernitani? 
«L’unico argomento di persuasione è che dobbiamo, tutti assieme, comprendere che oggi e ancor più domani la competizione commerciale fra porti non avverrà tra scali nazionali, bensì con quelli del Nord Europa e dell’Africa, già ampiamente attrezzati e in grado di attrarre gli interessi delle rotte internazionali. Io non ho alcuna intenzione di chiudere i porti, anzi: ognuno avrà la sua autonomia. Ma è necessario che si intervenga per attrezzare una rete infrastrutturale di supporto alle attività. E questo può avvenire soltanto se si fa sistema, se si opera per strategie integrate. A maggior ragione in Campania».
Perché? 
«Perché è qui che piange il cuore a vedere che i porti, benché siano intervenuti negli anni investimenti per milioni e milioni di euro, sono rimasti delle isole di attività scollegate dalle reti ferroviarie, da quelle infrastrutturali di supporto e dalle piattaforme logistiche più importanti che esistono sul territorio. Per questo dico: prima di esercitarsi nella critica per abbattere un testo di riforma che è ancora al vaglio del parlamento e che voglio condividere con le parti interessate, tentiamo tutti assieme di capire dove va il vento del progresso e come possiamo salvarci affrontando, attrezzati, la concorrenza internazionale. La mia preoccupazione è di dare segnali di novità in questo senso».

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