Performance energetiche: la brutta pagella dell’Italia (da la Repubblica – 22.04.2014)

 

Accenture e WEF hanno classificato 124 Paesi in base alla loro capacità di fornire energia sicura, accessibile e sostenibile. Norvegia, Nuova Zelanda e Francia sul podiodi STEFANIA DEL BIANCO (*)

113122361-194877d0-bbcc-470d-8eb1-34a0c2281ce1I DATI sono quelli elaborati dal Global Energy Architecture Performance Index Report 2014, il documento elaborato dal World Economic Forum (WEF) in collaborazione con la società d’analisi Accenture. Se dovessimo prendere in considerazione la crescita economica, la sostenibilità ambientale e la sicurezza energetica come unici parametri di analisi, l’Italia non farebbe certo una bella figura a livello europeo. Nella classifica UE-28, il Belpaese si merita, infatti, un misero 26° posto, sorpassando solo a Cipro e Malta. 

Non va meglio neppure nella classifica mondiale, dove si colloca 49esima su 124 Paesi. Il rapporto definisce periodicamente le performance energetiche delle varie nazioni e dell’impegno profuso per migliorale. Nato con il preciso intento di stimolare l’impegno mondiale nell’affrontare le sfide e le opportunità energetiche in modo innovative, l’indice analizza anche le interazioni tra i diversi Paesi e i gradi di dipendenza che influenzano i singoli sforzi, al fine d’avere un quadro più esaustivo possibile. Si scopre così le prime dieci posizioni sono dominate da paesi UE e OCSE (con l’eccezione di Costa Rica e Colombia), nazioni in cui il 41% dell’energia proviene da fonti energetiche a basse emissioni di carbonio. Sul podio, la Norvegia seguita dalla Nuova Zelanda e dalla Francia. A tenere bassa la posizione dell’Italia nella classifica generale sono soprattutto due elementi: gli elevati prezzi energetici e l’incertezza della sostenibilità economica a lungo termine. “Nonostante l’economia italiana risulti avere oltre 12 US$ PIL/unit of energy (simile a Regno Unito e Spagna), impone tra le più alte tasse su benzina e gasolio a livello globale e i suoi prezzi dell’energia risultano tra i più alti tra i paesi UE”, si legge nel rapporto. 

Al pari degli altri stati membri, anche il Belpaese ha registrato importanti investimenti nello sviluppo delle energie rinnovabili, attraverso incentivi come la “Tariffa Onnicomprensiva” o il “Conto Energia”. Tuttavia “sebbene questi investimenti su grande scala abbiano accresciuto la disponibilità di energie rinnovabili in Italia, hanno anche portato ad alcuni problemi sulla sostenibilità economica a lungo termine, con inevitabili ricadute sui consumatori, specialmente in un periodo di recessione come quello attuale”. Tra gli altri dati più interessanti del rapporto: il Brasile, classificatosi al 22° posto, è il paese con le migliori prestazioni di questa categoria, con l’estrazione del 50% di PIL in più per unità di utilizzo energetico rispetto alla media degli altri paesi BRICS, mentre la Cina (82° posto), il maggiore consumatore al mondo di energia, è riuscita ad aumentare l’accesso all’energia della sua popolazione, ma continua a lottare con importazioni energetiche e livelli di inquinamento in aumento.

Anche il Costa Rica merita una nota di riguardo essendo uno dei soli due paesi a reddito medio superiore a classificarsi fra i primi 10. Il merito? Una strategia governativa, che promuove la trasformazione del sistema energetico e mira alle zero emissioni di CO2 e ad una produzione energetica al 99% rinnovabile. 

(* della redazione di RINNOVABILI.it)

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