Italiani tra investimenti esteri e panico da pensione (da la Repubblica – 22.04.2014)

di RAFFAELE RICCIARDI

E’ questo il ritratto degli investitori tricolori che emerge da un recente studio realizzato da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali, in 20 paesi e attraverso i dati raccolti da oltre 4mila investitori.

Internazionali. Gli italiani puntano sempre più ai mercati globali: l’86% degli investitori del nostro Paese dichiara di investire parte del proprio portafoglio nei mercati esteri. Si tratta della percentuale più alta riscontrata tra i principali paesi Europei: investe all’estero infatti il 71% dei britannici, il 68% dei francesi, il 64% degli spagnoli ed il 61% dei tedeschi. La percentuale italiana è più alta anche di molti dei principali Paesi a livello globale (78% degli investitori Usa, 71% in Corea del Sud, 60% in Australia, 59% in Giappone, 33% in Brasile). Solo

in Cina, considerando le principali nazioni del mondo tra quelle oggetto di indagine, si riscontra una percentuale leggermente maggiore con l’87% (in assoluto sono Hong Kong e Taiwan, rispettivamente con 92% e 90%, a registrare i valori più alti).

Anche se si guarda alle cifre, la percentuale media di asset investiti all’estero è di gran lunga la più alta riscontrata in Europa: ben il 31% del portafoglio degli investitori italiani è allocato oltre i confine nazionali. Una propensione per gli investimenti all’estero in crescita se, come registrato dalla survey, il 59% di coloro che investono fuori dall’Italia si dichiara molto più attento allle opportunità da cogliere sui mercati esteri rispetto a quanto facesse cinque anni fa.

Alla caccia della rendita. Perche piace l’investimento all’estero? Ad attirare sono soprattutto la speranza di ottenere una maggior rendita rispetto a quanto è capace di offrire il mercato nazionale (56%) e la diversificazione del rischio puntando su vari mercati (55%). Legato a questa apertura verso i mercati internazionali si può leggere anche il dato secondo cui, tra le decisioni prese negli ultimi due anni che hanno avuto l’impatto più positivo nel determinare il successo nei propri investimenti, più di un italiano su tre (38%) sottolinea quella di aver intrapreso un approccio più globale agli investimenti: si tratta della percentuale più alta riscontrata tra i paesi europei oggetto dell’indagine.

Obbligazioni uber alles. Guardando all’attuale asset allocation degli investitori italiani si conferma una predilezione per l’obbligazionario. Il 31% del portafoglio è infatti investito nel reddito fisso: si tratta della più alta percentuale tra tutti i paesi oggetto d’indagine (18% in Germania, 19% in Francia e 20% negli Usa). Seguono gli investimenti in liquidità e nel campo immobiliare (entrambi al 21%) e l’azionario al 17%. Gli investimenti non tradizionali si attestano al 5%. 

Ma le azioni incalzano. Secondo Legg Mason, è da notare un sempre maggiore interesse per l’azionario, a testimonianza del trend di “great rotation” in atto anche tra gli investitori italiani. Il 30% ha infatti intenzione di aumentare la percentuale investita nel reddito fisso, segue però un 26% che punta ad aumentare la quota di azionario in portafoglio. Più di uno su cinque (22%) punta invece aumentare la fetta degli investimenti non tradizionali. La preferenza per gli investimenti internazionali si conferma quando viene chiesto al campione italiano quali siano le tre principali opportunità di investimento nei prossimi 12 mesi: le obbligazioni internazionali sono indicate dal 56% del campione (si tratta della percentuale più alta rilevata tra i paesi in esame) seguita dal ramo immobiliare (50%) e dal mercato azionario internazionale (48%).

Dubbi e paure. In questo panorama, dalle interviste emergono anche i timori e i freni all’investimento per come sono percepiti dagli italiani. Solo il 4% dichiara di non essere preoccupato da nulla che riguardi i propri investimenti. Il 64% si sente sicuro di poter andare in pensione all’età che crede: sembra una percentuale alta, ma si scontra con l’80% dei tedeschi, l’84% nel Regno Unito, il 69% in Spagna e l’86% negli Usa. Ancora, gli italiani sono i più pessimisti in Europa riguardo all’ambiente che le generazioni future si troveranno ad affrontare: l’80% crede che sarà più difficile (contro il 65% dei tedeschi, il 62% dei britannici e il 70% degli americani). Come non bastasse, siamo alla percentuale più bassa della Ue (66%) per fiducia di mettere da parte abbastanza denaro da poter vivere come si desidera, una volta in pensione.

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