“SONO DEBITORE” di don Lorenzo Milani

Brano tratto da “Esperienze pastorali”

images (2)

…Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola.  
Quello che loro credevano di stare imparando da me, san io 
che l’ho imparato da  loro.

Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere. San loro che mi hanno avviato a pensare le cose che sono scritte in questo libro. Sui libri delle scuole io non le avevo trovate.

Le ho imparate mentre le scrivevo e le ho scritte perché loro me le avevano messe nel cuore.

San loro che han fatto di me quel prete dal quale vanno volentieri a scuola, del quale si fidano più che dei loro capi politici per il quale fanno qualsiasi sacrificio, dal quale si confessano a ogni peccato senza aspettare che sia festa.

Io non ero così e perciò non potrò mai dimenticare quel che ho avuto da loro.
Eppure, con tutto questo, loro mi sono grati come se li avessi 
generati.

45_img

Quando mi occorre qualcosa in prestito o di regalo o quando voglio che un operaio faccia delle giornate per me, io non dico per piacere né grazie.
Quando voglio dir male della Casa del Popolo lo dico.

E i comunisti non mi s’allontanano per questo, anzi sono costretti a darmi ragione, perché io non ho un ricreatorio che svirilizza i poveri come l’hanno loro, ho una scuola che fa il bene dei poveri e loro non l’hanno.

Quando voglio offendere o umiliare un giovane che dice una mezza parola che non mi piace, lo offendo e lo umilio come se fosse mio di casa. E domani tornerà egualmente, anche se mi vorrà male, perché ormai ha bisogno di me e della mia scuola come della casa e del pane.

Essi riempiono la mia vita tanto che se non ci avesse mandato Dio temerei per la salvezza della mia anima.

images (1)

Ho dei compagni che d’estate si pigliano un po’ di ferie sulle Dolomiti, altri che chiedono al Vescovo di trasferirli in una parrocchia più importante o in città.

Io li capisco, poverini, come devono soffrire. Hanno nel popolo un mucchio di amici e di compagni di gioco, ma che restano tutti figlioli del loro babbo e della loro mamma. Con loro hanno solo giocato, non se li sono costruiti con le loro mani dall’interno, dal più profondo, come si fa quando s’è fatto scuola.

Non scuola a dei ragazzini, ma a dei grandi nell’ora in cui formano il loro pensiero. Altri miei compagni hanno il cuore tutto proteso verso i poveri, ma soffrono pene indicibili perché tra i poveri e loro c’è un muro di distanza, d’incomprensione e anche d’odio.

L’ho provato anch’io quando ancora non avevo la scuola, ma ora mentre vi scrivo li ho tutti qui da me, zitti, concentrati sui loro quaderni come figlioli nella cucina di casa loro la sera.
Quando ero in seminario venivano dei preti a far conferenze.

barbiana_esterno-epoca

Ci parlavano delle difficoltà di avvicinare gli operai e i contadini. Proponevano gli uni di andarli a cercare nei campi e nelle officine, magari travestiti. Altri proponevano le attività sportive e le associazioni. Altri parlavano dei cappellani di fabbrica.
Mi vien da sorridere a pensarci.

Ci si dava tanto pena per delle cose da nulla.
Perché dovrei fare tanta fatica a andare a cercarli se san loro 
che vengono a cercare me?

Quando ho bisogno di dir qualcosa agli operai e ai contadini del mio popolo non ho che da aprir bocca. Alzano il capo dai loro quaderni e mi ascoltano.

Non saranno capi famiglia ancora, ma fa lo stesso perché i loro babbi li venerano ora che li han visti istruirsi, condurre una vita severa, farsi strada nel mondo.

Parlare a loro non è come mettere un altoparlante sul campanile, è piuttosto come averci un filo di comunicazione diretta col centro del cuore dei loro babbi e delle loro mamme.
Ma non solo mi ascoltano, mi intendono anche e mi credono.

cid_4D5DDFF2-6CD8-470A-86A8-C37B8FA3E8C7

Mi intendono per forza perché tutto il loro bagaglio di cognizioni, di vocaboli, di immagini, di associazioni di idee, di tecnica dialettica, glie l’ho costruito io, con le mie mani, sera per sera, lungo anni.

Una parola nel vuoto o destinata a creare un malinteso non la butto mai.

Primo, perché essi ora san ricchi di queste cose che qui ho elencato.

Secondo, perché le hanno in comune con me.

Terzo, perché conosco con precisione i limiti dei loro mezzi e mi ci tengo dentro.

Ma che mi ascoltino, mi intendano e mi credano non è ancora tutto se i loro interessi restassero quelli abituali.

Ma non restano perché la scuola, qualunque scuola, eleva gli interessi. Risveglia dal fondo dell’anima quella naturale sete di sapere che è spesso seppellita negli infelici e che è la premessa più necessaria per il loro ritorno alla fede.

È tanto difficile che uno cerchi Dio se non ha sete di conoscere. Quando con la scuola avremo risvegliato nei nostri giovani operai e contadini quella sete sopra ogni altra sete o passione umana, portarli poi a porsi il problema religioso sarà un giochetto.

Saranno simili a noi, potranno vibrare di tutto ciò che noi fa vibrare.
Ed ecco toccato il tasto più dolente: vibrare noi per cose alte.

Tutto il problema si riduce qui, perché non si può dare che quel che si ha. Ma quando si ha, il dare vien da sé, senza neanche cercarlo, purché non si perda tempo.

Purché si avvicini la gente su un livello da uomo, cioè a dir poco un livello di Parola e non di gioco.

milani lorenzo

E non parola qualsiasi di conversazione banale, di quella che non impegna nulla di chi la dice e non serve a nulla in chi l’ascolta. Non parola come riempitivo di tempo, ma Parola scuola, parola che arricchisce.

Quando si ha idee chiare e un progetto preciso di costruire uomini capaci di affrontare vittoriosamente la lotta sociale, allora ha questa dignità perfino la parola che spiega un po’ di aritmetica. Allora la scuola è, a differenza del gioco e anche nelle materie più umili, ininterrotto comunicare pensiero.

Allora accade che nel giro di 3 ore e 3 ore per sera e 100 sere per anno, ci si trova ad aver tanto comunicato e ricevuto che non c’è più misteri né di qua né di là.

Il prete che fa scuola popolare sa tutto quel che ha in cuore il suo popolo e il popolo cui il prete fa scuola popolare sa tutto quel che ha in cuore il suo prete. Nudi e veri, l’uno dinanzi agli occhi dell’altro.

E se in cuore al prete c’era cose alte avrà dato cose alte e se c’erano mediocri le avrà date mediocri. E se c’era fede avrà dato fede.

In sette anni di scuola popolare non ho mai giudicato che ci fosse bisogno di farci anche dottrina. E neanche mi son preoccupato di far discorsi particolarmente pii o edificanti. Ho badato solo a non dir stupidaggini, a non lasciarle dire e a non perder tempo.

donmilani

Poi ho badato a edificare me stesso, a essere io come avrei voluto che diventassero loro. A aver io un pensiero impregnato di religione.

Quando ci si affanna a cercare apposta l’occasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare.

Ma quando questa occasione non si cerca, purché si faccia scuola e scuola severa, si presenterà da sé, sarà anzi sempre presente e nei modi più impensati e meno coscienti.

Lungo l’anno i giovani ci vedranno agire, reagire, pensare, rispondere in mille occasioni diverse, sempre eguali a noi stessi, sempre e senza sforzo presenti alla nostra visione della vita.

La superiorità pratica di questo modo di far dottrina su quello metodico è dimostrata fra l’altro dal fiasco del catechismo.

E in quanto alla Grazia, che è insostituibile premessa alla fede, non c’è nessun motivo di credere che il Signore voglia riservarne di più per i giovani irrazionalmente e inefficacemente catechizzati che non per i miei.

Se ci ha vestito da preti secolari vien fatto di credere che abbia voluto affidare alla nostra mente umana il compito di cercare la via umanamente più efficace di spianar la strada alla Grazia. Perché dunque ce la dovrebbe poi negare e abbondante?…

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...