Piano per il Sarno, il no degli ambientalisti «Nuova colata di cemento sull’agro campano» (dal Corriere del Mezzogiorno – 18.04.2014)

IL PROGETTO DELLA REGIONE DA 217 MILIONI DI EURO

Protesta contro alcuni interventi del piano di messa in sicurezza del bacino del fiume più inquinato d’Europa

Sessanta ettari di suolo agricolo, l’equivalente di 98 campi di calcio, stanno per essere cancellati tra Striano, San Valentino, Scafati, Poggiomarino, Nocera Inferiore, Fisciano, Mercato San Severino e Montoro Superiore. «Terreni che producono ortaggi di qualità, in serra o all’aperto, tra i quali il pomodoro San Marzano. Sull’agro campano incombe una nuova colata di cemento. Autorizzata e finanziata dall’Europa». Lanciano l’allarme comitati, associazioni ed amministrazioni locali che si oppongono ad alcuni interventi del piano di messa in sicurezza del bacino del Sarno, che dovrebbe scongiurare alluvioni ed allagamenti. Grande Progetto Sarno si chiama l’operazione e per essa Arcadis, l’agenzia operativa di Palazzo Santa Lucia, diretta dal commissario Flavio Cioffi, in passato vicepresidente di Hydrogest, si appresta a spendere 217.472.302 euro. Duecento milioni su fondi europei Por – Fesr 2007 – 2013 e 16.695.204 su bilancio regionale.

LE VASCHE Circa 70 milioni, un terzo del totale, finanzierà la costruzione di vasche di laminazione permeabili che dovrebbero, in caso di piena, contenere le acque di esondazione del Sarno e lasciare che filtrino nel sottosuolo senza raggiungere le case e gli insediamenti produttivi. Se ne prevedono, per esempio, in località Vetice, (Striano, San Valentino, Scafati, Poggiomarino). “Peccato che proprio nella medesima area”, sbotta l’ingegnere Vincenzo Adamo, che da mesi partecipa alla mobilitazione per chiedere che Arcadis riveda gli interventi inseriti nel Grande Progetto Sarno, “la Regione Campania finanzia per quasi 7 milioni di euro i Pirap, che sono progetti integrati rurali per le aree protette e mirano appunto a valorizzare l’agricoltura. A Palazzo Santa Lucia la mano destra non sa cosa fa quella sinistra”. Aggiunge:”Tra l’altro, nelle strettissime vicinanze dell’intervento insiste il sito archeologico di Longola. Come si fa ad immaginare un’area archeologica circondata da vasche di raccolta delle acque?”. Sulla qualità di queste ultime, che le vasche lascerebbero lentamente filtrare in falda, non mancano le perplessità. Quelle piscine artificiali potrebbero infatti trattenere gli inquinanti, convogliandolo a concentrazioni micidiali nella falda. Obiezione, questa dei comitati, tutt’altro che peregrina, secondo il tar Campania, che il 14 marzo ha accolto la loro richiesta di sospendere l’efficacia della favorevole valutazione di impatto ambientale espressa il 2 dicembre 2013 dalla Regione. Aspettando la sentenza di merito, in autunno, i comitati propongono alternative.“Si potrebbero utilizzare le risorse europee”, sostiene Adamo, “per ripulire e manutenere con costanza il letto del fiume, restituendo ad esso profondità. Bisognerebbe inoltre completare e ripristinare il canale Conte Sarno, che scorre parallelo al fiume e sarebbe utilissimo ad intercettare le acque meteoriche provenienti dalle pendici orientali del Vesuvio”. Sarebbe inoltre essenziale, sottolinea Paolo Persico, del circolo Faro del Sarno, “ che case e realtà produttive fossero incentivate a dotarsi di sistemi di immagazzinamento e riuso dell’acqua”.

LA SECONDA FOCE DEL SARNO Non meno controversa delle vasche è la realizzazione di uno scolmatore(un canale sopraelevato) di 4 chilometri che arriverebbe a mare ad alcune centinaia di metri dalla foce del Sarno, a Torre Annunziata. Dovrebbe riempirsi solo in caso di piena che superi i due metri. Costruirlo costerà 55 milioni. Michele Del Gaudio, magistrato emerito ed oplontino di nascita, ha indirizzato una lettera aperta all’assessore alla Protezione civile, Edoardo Cosenza. “Utili idioti”, l’incipit, “attestano che la seconda foce servirà ad evitare disastri, aggiungono che ormai è stata approvata definitivamente, ammoniscono che non si può perdere un finanziamento di 217 milioni. Inutili competenti si accorgono che si tratta di un lavoro idraulico che causerà danni superiori ai benefici, perché provocherà un’altra fogna a cielo aperto e non risolverà il problema: l’inquinamento del fiume”.

REPLICA DELL’ASSESSORE COSENZA A stretto giro la replica dell’assessore, pubblicata dal magistrato sul suo sito on line. “Il progetto di disinquinamento del Sarno”, sottolinea in sintesi Cosenza, “va avanti con propri fondi ed è parallelo alla risistemazione idraulica del bacino”. Secondo l’ex preside di ingegneria della Federico II, inoltre, sarebbe esagerato l’allarme dei comitati relativo alla cementificazione di vaste aree agricole, perché solo alcune parti di quegli invasi saranno in cemento. “Le vasche”, ha detto il 31 marzo nel consiglio regionale monotematico dedicato appunto al Grande Progetto Sarno, “avranno le mura in terreno. Il cemento sarà utilizzato solo per le opere di captazione”. Quanto al rischio che veicolino in falda inquinanti ad elevata concentrazione, ha replicato:”L’acqua resterà nelle vasche solo poche ore e poi rifluirà nel fiume. Il 2% al massimo filtrerà in falda. Sono pensati peraltro, quegli invasi, per riempirsi solo in caso di grandi piene, eventi che potrebbero verificarsi una volta ogni cento anni”. Il consiglio ha deliberato di riportare il confronto con amministrazioni locali ed associazioni in commissione ambiente e di prevedere l’istituzione di un parco fluviale.

DISINQUINAMENTO ANCORA INCOMPLETO Il Sarno continua dunque a far discutere ed a mettere in circolazione denaro. La completa rinascita di quello che fu definito il fiume più inquinato in Europa, però, è ancora lontana, nonostante i grandi progressi realizzati dal commissario Iucci ed alcuni recenti interventi della giunta Caldoro. Scafati, Boscoreale, Siano e Calvanico mancano tuttora di fogne e depuratori, sebbene i lavori siano già finanziati. Sversamenti illegali nel fiume ed abbandono di rifiuti lungo le sponde rimangono questioni irrisolte. Il completamento delle reti fognarie di Castellammare, Torre Annunziata e Gragnano e del collettore di Gragnano procede con difficoltà. Senza quest’ultimo, il depuratore di foce Sarno, dove recentemente è stata attivata la linea di disinquinamento biologica, continuerà a funzionare a scartamento ridotto. I liquami dei Comuni a monte di Castellammare, infatti, sfociano a mare senza alcun trattamento.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...