La nuova stagione dei consumi low cost (da Linkiesta – 17.04.2014)

(Giuseppe Cacace, AFP/Getty Images)

(Giuseppe Cacace, AFP/Getty Images)

Riassunto delle puntate precedenti: dal 2007 al 2013, al netto dell’inflazione, l’italiano medio ha visto contrarsi i propri consumi di 1.800 euro, il proprio reddito disponibile di 2.700 euro, la propria ricchezza finanziaria netta di 8.200 euro, i propri risparmi di 860 euro. Un’erosione, questa, cui si aggiunge il perdurante calo dei prestiti alle famiglie, che anche nei primi mesi dall’anno hanno fatto segnare un nuovo calo rispetto all’anno precedente, di 2,3 punti percentuali a gennaio e di 2,9 punti a febbraio. Tutto questo per dire che se di ripresa dei consumi si potrà parlare, nei prossimi mesi, se ne dovrà parlare come di una faticosa scalata lungo il bordo del dirupo in cui la nostra domanda di beni e servizi è precipitata negli ultimi sei anni.

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Che la scalata sarà lunga, dura e lenta è chiaro a tutti. Le proiezioni presentate nell’ultimo rapporto di previsione di Prometeia, raccontano quanto. Secondo le stime in esso contenute, nei prossimi due anni, ognuno di noi, in media, vedrà crescere i propri consumi di 480 euro circa, una cifra pari al 26,6% della precedente caduta. Due anni di fatica, insomma, e non saremo nemmeno a un terzo del percorso. Un po’ meglio andrà alla nostra ricchezza finanziaria netta, che crescerà di 3.500 euro, con un recupero del 42% circa rispetto ai valori pre–crisi. Ciò che renderà lenta e difficile la scalata — e anche questa non è una novità — sarà soprattutto la perdurante crisi occupazionale in cui versa l’Italia, crisi che ha portato, proprio in queste ultime settimane, a un’ulteriore aumento del tasso di disoccupazione, arrivato al record del 12,9,%, mai così alta, secondo l’Ocse, dal 1977.

Crescita del tasso di disoccupazione (totale e giovanile) in Italia e in europa (giugno 2012–gennaio 2014)

Crescita del tasso di disoccupazione (totale e giovanile) in Italia e in Europa (giugno 2012-gennaio 2014)

Crescita del tasso di disoccupazione (totale e giovanile) in Italia e in Europa (giugno 2012-gennaio 2014)

Anche in relazione all’occupazione, il rapporto Prometeia prevede, per i prossimi anni, una risalita debole e lenta, con un recupero di circa 520mila unità di lavoro, a  fronte del milione e 800 mila unità perse dal 2007. Se queste proiezioni saranno confermate dai dati reali, nel 2016 ci troveremo insomma al 28% della risalita, con un tasso di disoccupazione comunque ben sopra quei dieci punti percentuali (11,2% per la precisione) che solo fino a qualche anno fa sembravano la frontiera che ci separava dallo sfascio.

Di fronte a queste cifre, difficile che crescano i prezzi. Al contrario, difficile si arresti il calo dell’inflazione dell’ultimo anno e mezzo, passata dal 3,2% del settembre 2012 allo 0,5% del febbraio 2014. Quel che si aspetta Prometeia, tuttavia, non è l’inizio di una pericolosa spirale deflattiva: sebbene le aspettative siano state recentemente riviste al ribasso rispetto alle valutazioni di settembre (a due anni ci si attende una crescita dei prezzi dell’1,2% invece che dell’1,7%), il mood complessivo è quello di una crescita, seppur lieve, dei prezzi. Tuttavia, avvertono, se la risalita fosse più lenta e debole del previsto e, soprattutto, se la «forza della domanda estera fosse meno robusta» di quanto ci si attende sarà, «il rischio di un avvitamento tra un’altra caduta della domanda interna e di un nuovo rallentamento della crescita dei prezzi non potrebbe essere escluso».

Andamento del tasso d’inflazione (novembre 2011– febbraio 2014)

Andamento del tasso d’inflazione (novembre 2011- febbraio 2014)Ciò che potrebbe dare una spinta in più a questa debole ripresa è la benzina di ogni scalatore: quelli di Findomestic, nel loro Osservatorio Mensile realizzato in collaborazione con Ipsos sul clima di fiducia e sulle intenzioni di acquisto degli italiani lo chiamano «sentiment positivo». Una ventata di ottimismo, in altre parole, che sembra stia iniziando a soffiare alle spalle del nostro scalatore, aiutandolo nella sua difficile risalita.

Alcune piccole precisazioni sono d’obbligo, prima che pensiate che l’Italia si sia trasformata in una supernova del pensiero positivo.  La prima: nonostante una diminuisca e l’altra cresca, la percentuale di chi ritiene che la situazione peggiorerà (32%) è ancora superiore a quella di chi la vede in miglioramento (29%). La seconda: i pessimisti si fondano su dati reali come l’aumento della disoccupazione o della pressione fiscale, mentre gli ottimismi basano la loro fiducia, per l’appunto, sulla percezione che in giro vi sia più ottimismo e più fiducia. In due parole: wishful thinking. Terza precisazione: è vero, gli italiani valutano in miglioramento sia la loro situazione personale, sia quella complessiva del Paese. Tuttavia, chiamati a esprimere una valutazione in una scala da uno a dieci, essi valutano a 4,38 la loro situazione personale e a 3,45 la situazione del paese. Non esattamente un voto da standing ovation.

Grado di soddisfazione circa la situazione italiana e quella personale in scala da 1 a 10 (soglia positiva: voto 7)

Grado di soddisfazione circa la situazione italiana e quella personale in scala da 1 a 10 (soglia positiva: voto 7)

Interessante, piuttosto è il trend relativo alla percezione della situazione futura. In altre parole, a quanto penso di star bene domani, indipendentemente da quanto io stia bene oggi. Anche in questo caso ci si muove in territori negativi, è vero. Tuttavia, la curva è in decisa risalita dallo scorso novembre, arrivando a Marzo a pareggiare il massimo storico degli ultimi dodici mesi, relativo per l’appunto a dodici mesi fa.

Previsioni sulla situazione italiana da qui a 12 mesi (–1: situazione peggiore; 0: situazione stabile; 1 situazione migliore)

Le previsioni sulla situazione italiana da qui a 12 mesi (-1: situazione peggiore; 0: situazione stabile; 1 situazione migliore)

Altro è chiedersi in cosa si traduca quest’ottimismo. O meglio, che effetto abbia sulle scelte degli individui. Lieve, ad esempio, è la crescita delle persone che si aspettano di risparmiare qualcosa in più nei prossimi anni, passata dal 13,4% di novembre al 16,3% di marzo, cifra che rimane comunque nello spettro in cui è oscillata nell’ultimo anno, tra il 10 e il 17 per cento.

Aspettativa personale all’aumento del risparmio a 12 mesi

Aspettativa personale all'aumento del risparmio a 12 mesi

Più dei risparmi, paiono in crescita alcune tipologie di consumi. Cresce – ed è un trend piuttosto significativo – la percentuale di chi pensa che tra tre mesi spenderà per viaggi e vacanze. Ok, l’effetto stagione è evidente – le vacanze estive si prenotano in primavera, crisi o non crisi – ma rispetto al 2012 e al 2013, la crescita appare più sostenuta. Ancora di più cresce chi spende per attrezzature fai da te: “effetto maker” o, più probabilmente, “effetto costa–meno–riparare–che–comprare”. Non è un caso, del resto, che l’aspettativa di ristrutturare la propria casa cresca più di quella di comprarne una nuova. O che, ancora, cresca la voglia di comprarsi un’automobile (nuova o usata), ma ancora di più quella di prendersi uno scooter. Lo stesso vale per i piccoli elettrodomestici e l’elettronica di consumo.

Quanti prevedono di sostenere spese per il tempo libero nei prossimi tre mesi (valore percentuale)

Quanti prevedono di sostenere spese per il tempo libero nei prossimi tre mesi (valore percentuale)

Quanti prevedono di sostenere spese per l’acquisto o la ristrutturazione di beni immobili o per l’acquisto di arredamento nei prossimi tre mesi (valore percentuale)

Quanti prevedono di sostenere spese per l’acquisto o la ristrutturazione di beni immobili o per l’acquisto di arredamento nei prossimi tre mesi (valore percentuale)

Quanti prevedono di sostenere spese per veicoli nei prossimi tre mesi (valore percentuale)

Quanti prevedono di sostenere spese per veicoli nei prossimi tre mesi (valore percentuale)

Quanti prevedono di sostenere spese per elettrodomestici o elettronica di consumo nei prossimi tre mesi (valore percentuale)

Quanti prevedono di sostenere spese per elettrodomestici o elettronica di consumo nei prossimi tre mesi (valore percentuale)

Altrettanto interessante è valutare come cambi anche l’entità delle spese previste, che invece che crescere con la fiducia e la propensione all’acquisto, diminuiscono. Banalizzando: rispetto a un anno fa ho molta più voglia di comprarmi l’auto, il frigorifero, la vacanza, l’avvitatore elettrico, ma ho ancora meno budget. Qui sotto, il grafico relativo a elettrodomestici ed elettronica di consumo. Fidatevi: è più o meno così anche per tutte le altre tipologie di prodotti.

Ammontare medio di spesa previsto per elettrodomestici ed elettronica di consumo nei successivi tre mesi

Ammontare medio di spesa previsto per elettrodomestici ed elettronica di consumo nei successivi tre mesi

Ricapitolando: la situazione attuale è quella che è, ma i deboli segnali di ripresa e un po’ di sano ottimismo della volontà, hanno infuso un po’ di speranza negli italiani. Questa speranza si traduce – meglio: si dovrebbe tradurre – in una lenta ripresa dei consumi. Consumi che, tuttavia, si orienteranno verso prodotti low cost, cosa che per i produttori dell’eccellenza e del made in Italy di qualità non è necessariamente un bene. Avviso ai naviganti, ammesso che già non lo sappiano: va bene puntare all’eccellenza di qualità e prezzo quando si vende a Dubai, ma il mercato italiano, oggi, ha bisogno di altro. Se la nostra creatività imprenditoriale saprà adeguarsi a questa domanda, il mercato interno tornerà ad essere un’opportunità. Altrimenti, di questo timido rilancio di fiducia e ottimismo ne approfitteranno soprattutto Ikea, McDonald’s e i parrucchieri cinesi.

(Tutti i grafici sono tratti dall’Osservatorio Findomestic–Ipsos sulClima di fiducia e le intenzioni di acquisto degli italiani, indagine di Aprile 2014 realizzata su un campione ponderato di 490 persone)

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