LA CULTURA, SFIDA PRIORITARIA E DECISIVA (di Piero Lucia)

UN CONTRIBUTO PER UNA DISCUSSIONE

Salerno – Cappella di San Ludovico (XIII Secolo)

Il compito primario che ci sta di fronte è quello di fronteggiare, in maniera sempre più stringente e più sicura, le grandi, straordinarie sfide imposte dalla modernità nella complessità dei tempi attuali. In tale inedito contesto, si deve diffusamente avvertire, più di quanto è avvenuto fino ad oggi, la responsabilità di fornire un contributo, individuale e collettivo appassionato, qualificato ed incisivo.

Il punto di partenza non può che essere la consapevolezza dell’estrema criticità della situazione, con le gravissime emergenze che ai vari livelli da troppo tempo si trascinano irrisolte, rischiando di ipotecare pericolosamente in negativo il prossimo futuro.

La profonda e preoccupante perdita di senso e di coesione, di cui nell’attualità si avverte in modo sempre più evidente il segno, obbliga alla necessità indifferibile di iniziare finalmente ad attrezzare un’ambiziosa sfida, da troppo tempo elusa e rinviata, tesa a rilanciare una forte ed incisiva battaglia sul terreno prioritario e decisivo della lotta ideale e culturale.

E’ d’altronde sempre più evidente che lo scontro, con gli avanzamenti, i successi e le sconfitte che negli ultimi decenni si sono registrati, si è svolto e si protrae, ancora oggi, innanzitutto sullo specifico terreno delle idee, delle distinte ed anzi opposte visioni del mondo rivolte a strutturarsi stabilmente nel reale. Nel procedere del tempo si sono ridefiniti – e strutturati- nuovi potenti poteri e gerarchie, inedite fisionomie identitarie, di frequente acriticamente assunte e poi colpevolmente spacciate come “modernità”, nell’organizzazione della società e nell’indirizzo diseguale assunto dai suoi sommovimenti, a consuntivo risultate poi del tutto deludenti, ed anzi perdenti e velleitarie. Distinte e confliggenti concezioni del mondo contrapposte si sono confrontate e poi scontrate, fin quando infine, almeno per una lunga e tormentata fase, una soltanto delle posizioni in campo è parsa prevalere. Troppo vicini e forti, in ogni caso, assai rapidi, veloci ed incisivi i cambiamenti per consentire, nella contingenza, una riflessione almeno in parte più oggettiva, pacata e più compiuta.

Jean Francois Lyotard ha opportunamente rilevato come nel mondo contemporaneo si sia determinata, rispetto ai decenni trascorsi, una condizione radicalmente nuova. Crollati gli antecedenti edifici ideologici possenti, dell’illuminismo e del positivismo, dell’idealismo e del marxismo, si è dischiuso uno scenario un tempo imprevedibile, quello che il filosofo francese definisce della “post-modernità”. Senza l’involucro compatto delle ideologie, in grado di esercitare in ogni caso una potente funzione di collante, l’uomo moderno è sempre di più apparso, rispetto ai mutamenti quotidianamente in atto, della vorticosa e permanente rivoluzione scientifica, tecnica ed informatica, smarrito e privo di riferimenti ed ancoraggi, ed anzi di qualsivoglia rete protettiva. Una profonda metamorfosi, una diffusa crisi d’identità dell’individuo, che ha finito per stravolgere antiche certezze, riti e consuetudini, apparse per troppo tempo sicure, inalterabili ed inscalfibili. Si è determinata, di contrasto, una profonda e verticale perdita di senso, e una difficoltà nell’assicurare una nuova, feconda e virtuosa prospettiva, di crescita più ampia e regolata e di ulteriore, armonico sviluppo, economico e civile, più ordinato.

In modo più accentuato nella realtà locale, ma anche nel Mezzogiorno e nel paese intero. Un quadro d’insieme, in verità, ben più deludente di quanto s’era auspicato. Il Mezzogiorno si è sempre proposto come un’ampia area territoriale mai del tutto eguale ed omogenea al proprio interno, che ha manifestato di certo nel suo seno ampie dissintonie e varie diversità, insieme stridenti arretratezze ma anche virtuosi dinamismi. In tale contesto, la complessa realtà salernitana, segnata da contraddizioni acute e dalla persistenza di una crisi economico-sociale molto aspra e dalle prospettive alquanto incerte e indefinite. Un microcosmo che appare, per così dire, per più versi costantemente in bilico, tra decadenza e inedite, originali seppure ancora troppo timide possibilità espansive, di nuova crescita e sviluppo, su altre basi, del tutto differenti dal passato. Un’area in cui, seppure in maniera approssimata, continuano a persistere, assieme ad un’ormai troppo lunga stagnazione, fattori originali, seppure frammentati, di molteplici sperimentazioni culturali, per vari versi nuove e sparse, agenti in parallelo alla profonda trasformazione dell’assetto urbano realizzata. In verità non è solo deserto e decadenza, tuttavia, ma anche germe di fermenti positivi, ancora non adeguatamente raccolti e strutturati in una proposta politica d’insieme convincente. Concluse le stagioni precedenti, va individuato finalmente un campo d’intervento radicalmente altro, potenzialmente ricco, originale e inedito, intorno a cui sia possibile iniziare ad agire in via sicura e più decisa, svolgendo un’importante azione di collante, nella maniera il più possibile rapida e incisiva. Un nuovo ed ambizioso progetto generale, serio ed ambizioso!

La gravissima crisi finanziaria mondiale negli ultimi anni si è drammaticamente riversata sull’economia, con la conseguenza di un’immane distruzione di risorse, con costi sociali inenarrabili, nel mondo e nell’Europa intera e, in specie, in maniera se possibile ancora più acuta e disgregante, nel nostro Mezzogiorno. Da ciò è necessario ripartire per tentare d’invertire la tendenza. In chiaroscuro questa appare la situazione della nostra realtà territoriale. Non c’è possibilità di futuro diverso e più qualificato se non si riparte dalla centralità della cultura, dal grande e decisivo valore del sapere e della conoscenza!

In maniera ancora più specifica si potrebbe prevedere l’avvio, in via sperimentale, per circoscrivere per ora la riflessione a Salerno e alla sua provincia, in attesa di un’eventuale diffusione del modello politico-organizzativo a livello regionale, di un coordinamento delle diverse forze che si trovano ad agire e ad operare sui piani, distinti e convergenti, della Cultura, della Ricerca e della Formazione. Ad iniziare dal garantire l’accurata conoscenza e l’approfondimento di alcuni degli snodi più significativi delle battaglie del movimento democratico sviluppatesi nel corso del XX secolo e fino ai giorni nostri nella provincia, in Campania e in tutto il Mezzogiorno, mettendone in evidenza crudamente luci e ombre, per realizzare una diversa prospettiva, di maggiore e più piena giustizia e libertà.

Questa traccia iniziale, d’impianto generale, dovrebbe poi essere arricchita ulteriormente dalla rivisitazione, critica e aggiornata, del pensiero e dell’insegnamento di alcuni dei maggiori protagonisti delle vicende, di lotte e di avanzate, politiche e sociali, che hanno concorso – in maniera decisiva- in specie dal tempo della lotta di opposizione, minoritaria e tuttavia intransigente, alla dittatura fascista in poi, a determinare uno scatto in avanti ed un generale elevamento nella coscienza democratica del complesso della società civile. Punti di approdo e fecondi risultati di cui, nonostante le svariate traversie che si sono succedute, usufruiamo ancora oggi, da non considerare mai, di per sé, inalterabili, raggiunti e realizzati per sempre in via definitiva. In questo scenario particolarmente utile e prezioso potrà risultare il contributo scientifico degli Annali Storici di Principato Citra.

Il lavoro minuzioso, di ricostruzione in chiaroscuro, di analisi critica e di approfondimento, l’analisi accurata delle tendenze in atto, in specie ma non solo nell’economia, dovrebbe costituire il nucleo essenziale di partenza per un progetto, più attuale e rinnovato, atto a garantire un diverso rapporto, di maggiore conoscenza e di coesione, tra le generazioni apparso negli ultimi decenni, in più occasioni, piuttosto sfuocato o sfilacciato.

Potrebbe in tal senso risultare opportuna la costruzione di un gruppo di lavoro, agile e veloce nel suo agire, che possa avvalersi del concorso e della collaborazione delle diverse professionalità, in particolare ma non solo della scuola e dell’università. Utile altresì iniziare a effettuare un censimento, su base provinciale, delle diverse Associazioni Culturali, con l’indicazione dei distinti piani su cui -nell’azione corrente e nella quotidianità esse spesso proficuamente si cimentano.

Istruire un confronto, in conclusione, anche tra diversi orientamenti e differenti scuole di pensiero.

In verità, seppure in maniera piuttosto occasionale, si sono nelle diverse fasi stabiliti, da parte delle forze sociali ed istituzionali, fecondi legami e relazioni con strutture come L’ANPI e varie formazioni, come “Memorie” agenti sull’obbligo di non consegnare all’oblio definitivo l’immensa tragedia vissuta dall’Europa durante il fascismo ed il nazismo, e in specie l’agghiacciante vicenda dello sterminio degli ebrei.

Una proficua collaborazione, su altri aspetti, si è già verificata anche con l’Istituto Galante Oliva di Nocera, con il Museo dello Sbarco, negli ultimi tempi particolarmente attivi nel promuovere numerose e interessanti iniziative. Forze importanti, stabilmente impegnate sul terreno della difesa della Pace, dei diritti e dell’ampliamento della partecipazione e della democrazia.

Ebbene si tratterebbe di mettere in rete, in maniera più stabile e sicura, l’insieme delle distinte esperienze realizzate, a livello cittadino e provinciale, tessendo una sempre più solida trama di rapporti tra le distinte e variegate realtà.La comunità locale può essere segnata in positivo da un nuovo sussulto, quello della cultura!

Il collegamento ed il coinvolgimento protagonista e organico dell’Università di Salerno, a partire dai dipartimenti di Scienze Politiche, Economia, Informatica, Lettere e Filosofia ma non solo, appare scelta strategica decisiva e imprescindibile per assicurare all’azione intrapresa, nella continuità, il massimo di rigore scientifico, di efficacia e di validità tale da esercitare un’influenza effettiva e di lungo periodo nel reale.

Bisognerebbe pervenire ad uno specifico protocollo d’intesa, da rivisitare ciclicamente nei suoi assi, con il Rettore ed i docenti più avvertiti, di area insieme umanistica e scientifica, dell’Università, tale da delineare, con chiarezza, l’ispirazione e le scelte formative di fondo prioritarie che negli anni a venire s’intende perseguire. Ovvero quelle, per usare una semplificativa sintesi, della realizzazione di un collegamento, e di un patto di periodica consultazione, di azione comune e di collante, tra mondo dei saperi e la parte più sensibile e avvertita del mondo del lavoro. Attenzione specifica andrebbe inoltre rivolta allo stesso mondo dell’impresa, con le sue rappresentanze locali ed istituzionali, perché sia evidenziato quanto di meglio su quel versante si agita e si muove in tema di capacità d’innovazione e d’internazionalizzazione, dei modi di produzione e dei prodotti.

Un nuovo, ambizioso progetto di sviluppo, ampiamente discusso e condiviso, incentrato anzitutto sulla valorizzazione del grande patrimonio storico, culturale, paesaggistico e ambientale già esistente, intorno a cui ripensare, in modo nuovo, l’idea dello sviluppo, il ruolo e le funzioni dei diversi attori e delle distinte attività economiche.

A tal proposito non appare affatto peregrino proporre e ribadire una riflessione elementare. L’Italia, per la sua storia e per la sua antichissima cultura, nell’indispensabile, seppure piuttosto accidentato processo, ormai da tempo in atto, rivolto alla realizzazione di una più compiuta integrazione dell’Europa, non può che caratterizzarsi apportando, quale originale tratto distintivo, la specificità di un proprio contributo innanzitutto sul piano della massima valorizzazione dello sterminato patrimonio culturale, storico e archivistico, architettonico, archeologico ed ambientale di cui dispone, anche attraverso la collaborazione e l’integrazione regolata tra intervento pubblico e privato. Un patrimonio nazionale, e dell’umanità nel suo complesso, disseminato in maniera capillare su tutto il territorio, specie meridionale, da iniziare finalmente a tutelare ed a valorizzare pienamente. Un obiettivo, alto ed ambizioso, da perseguire anche grazie all’utilizzo virtuoso dei fondi strutturali europei all’uopo disponibili.

Una linea d’azione dinamica, con lo sguardo rivolto in special modo e in via privilegiata alle nuove generazioni, il cui futuro appare oggi particolarmente incerto e oscuro.

Nel 1944, settanta anni fa, in Europa e nel mondo s’iniziava a sfaldare l’ossatura portante degli Stati autoritari, crollavano il nazismo tedesco, col fascismo italiano e le altre dittature che avevano costituito un pericolo mortale per la democrazia nel mondo, e s’accentuava la resistenza armata popolare nei singoli paesi fatti oggetto di occupazione e di aggressione. Un processo simile si registrava nel lontano Oriente, ove iniziava a sfarinarsi l’imperialismo giapponese. Un percorso doloroso, di riconquista della libertà, destinato a completarsi, con un nuovo ed inedito ordine mondiale che, prendendo l’avvio nel 1945, avrebbe dilatato la sua impronta nei decenni a venire, fino al 1989.

In Italia il 1946 vedeva l’atto conclusivo della caduta della monarchia e la nascita, sancita da un referendum popolare, della Repubblica e poi, più avanti, della Costituzione.

Il meglio delle energie, intellettuali e materiali del paese, dopo la buia e lunga notte della dittatura, iniziava a cimentarsi alacremente, con eccezionale fervore, nella grandiosa opera di ricostruzione civile, materiale e morale del paese. Un fase, straordinaria, particolarmente intensa ed esaltante, più avanti nel tempo troppe poche volte replicata con la stessa intensità, passione, determinazione ed ampiezza. Di un simile sussulto, di consapevolezza e impegno, c’è bisogno oggi!

Questioni tutte, quelle richiamate, su cui le forze più avvertite della comunità locale devono iniziare a lavorare di nuovo alacremente, perché sopra di esse non si distenda un colpevole e definitivo oblio. Un ulteriore aspetto, da considerare con tutta la cura necessaria, è anche quello dell’avvio della rigorosa catalogazione dei materiali, su tali questioni già prodotti, non ancora integralmente disponibili all’analisi, allo studio, alla pubblica fruizione. In tal senso andrebbe resa esplicita la scelta dell’avvio della raccolta minuziosa di tutte le fonti disponibili, di archivi, istituzioni e fondazioni, pubbliche e private.

Potrebbe, in questo impianto, essere prevista l’intensificazione di un piano, parallelo, di iniziative pubbliche e convegni, dei quali raccogliere e assemblare gli atti, costituendo un indice aggiornato, di consultazione facile e immediata, in modo da arricchire e sistematizzare al meglio, in rete, l’archivio finalmente più ordinato di una memoria sociale collettiva.

Andrebbero infine individuati, quali garanti del successo dell’operazione, i componenti di un autorevole e qualificato comitato scientifico, cittadino e provinciale. Un più solido legame andrebbe infine stabilito, oltre che con gli Assessorati provinciali alla Cultura, a partire da quello di Salerno, con strutture prestigiose come gli Annali Storici di Principato Citra e la Società Salernitana di Storia Patria, con le librerie, presenti nella città e nella Provincia di Salerno, dall’Einaudi, a Guida, a Feltrinelli, l’Archivio di Stato, la Biblioteca Provinciale e la diffusa rete di Biblioteche comunali capillarmente diffuse in più punti della Provincia che hanno dato vita, nel passato ed anche in tempi più recenti, ad esperienze feconde e parallele ai piani prima richiamati.

Più soggetti distinti, quindi, potenzialmente intenzionati a relazionarsi ed a contaminarsi reciprocamente tra di loro, ed a collaborare, procedendo nelle stesse direzioni in sintonia, nel pieno rispetto della propria distinta specificità ed autonomia. L’istruzione di un simile percorso dovrebbe alla fine, come in precedenza si è accennato, porsi l’obiettivo di strutturarsi saldamente e di durare a lungo nel tempo, concorrendo alla realizzazione di un salto di qualità, su questo piano, ovvero della crescita diffusa della civiltà, della cultura, della conoscenza, fattori essenziali e decisivi, come di recente ha sottolineato la stessa Banca d’Italia, per la tenuta democratica e la crescita civile ed economica della comunità. Nodi di rilievo ed essenziali, contro il degrado, per qualificare decisamente il territorio, di cui si avverte sempre più un urgente e indifferibile bisogno.

L’esigenza di un nuovo modo, d’agire e di pensare, va colta ed assunta con tempestività, per risultare in maggiore aderenza e sintonia col mondo attuale e l’insieme dei profondi, radicali, straordinari cambiamenti verificatisi negli ultimi decenni nello scenario globale, in cui si sono già innestate nuove, prima impreviste gerarchie. Si pensi soltanto al grande balzo realizzato, negli ultimi anni in special modo, da grandi paesi come la Cina, l’India, il Brasile, la stessa Russia Un nuovo mondo, carico d’incognite e di possibilità, con grandi, inedite e impegnative sfide che il nostro paese, come l’Europa intera, si trovano di fronte, nell’oggi e nella futura e più lontana prospettiva. Un confronto a più voci e appassionato, quindi, libero ed aperto, non precostituito già in partenza nei suoi approdi e che, partendo dall’esame dei cambiamenti acuti e strutturali realizzatisi negli ultimi decenni, possa individuare un nuovo sentiero progettuale, di analisi, d’azione e d’impegno collettivo condivisi, con diverse, aggiornate e più sicure priorità, del tipo di quelle che si è voluto in questa circostanza almeno parzialmente evidenziare.

Piero Lucia

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