Imprese a un euro: la legge boicottata dai notai (da Linkiesta – 15.04.2014)

Pensare che i notai avrebbero accettato di lavorare gratis è stata probabilmente una pia illusione del governo Monti, quando creò nell’ordinamento italiano la figura delle società a responsabilità limitata semplificata.

Questo tipo di srl è stata introdotta nel giugno 2012 per favorire la concorrenza e l’imprenditorialità giovanile. La normativa prevedeva inizialmente che fosse riservata agli under 35, che il capitale sociale minimo potesse essere di appena un euro (contro i 10mila euro della srl), che gli amministratori fossero necessariamente anche soci e che – a fronte di uno statuto standard previsto per legge (art 2463-bis del Codice civile) – non fossero dovuti onorari al notaio che redige lo statuto. Con la riforma del 7 agosto 2013 il limite dell’età e quello della corrispondenza tra soci e amministratori sono caduti.

In origine la natura standard dello statuto aveva spinto il governo a prevedere addirittura che l’intervento del notaio non fosse neppure necessario. Se fosse passato un simile principio i rischi per l’intera categoria dei notai sarebbero stati enormi: ammettendo che il loro controllo formale è tutto sommato superabile in un’occasione, cosa avrebbe impedito di trovare altri casi in cui evitare alle imprese e ai privati il rilevante costo della parcella notarile?

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I notai hanno così iniziato la loro azione di lobbying e, adducendo in alcuni casi motivazioni fantasiose (il loro controllo eviterebbe l’evasione e il riciclaggio), hanno indotto il legislatore a non eliminare il requisito del controllo notarile sullo statuto delle srl semplificate. In compenso però era – ed è – previsto che per il lavoro dei notai  (poco, vista la natura standard dello statuto) non fossero dovuti onorari. Il compromesso si è rivelato una farsa nel momento in cui è apparso chiaro – le testimonianze in proposito sono numerose e diffuse su tutto il territorio del Paese – che i notai avevano la forza contrattuale per non applicare la legge.

«Da quando abbiamo iniziato a cercare un notaio per la nostra srl semplificata a quando ne abbiamo trovato uno non troppo esoso è passato più di un mese», racconta Carlo F., 28 anni di Milano. «Io e il mio socio siamo entrambi under 30, abbiamo un capitale ridotto da investire e la forma della srl semplificata era la migliore per la nostra idea di società. Avendo letto il testo di legge pensavamo davvero che non avremmo dovuto sostenere anche il costo del notaio, tuttavia è bastata la prima settimana per capire che aria tira: o ti fanno velatamente capire che non lo faranno mai – alcuni anche affatto velatamente, uno ci ha detto “essendo gratis non è una nostra priorità” – o ti chiedono direttamente i soldi. All’inizio la media delle richieste si aggirava tra i mille e i duemila euro».

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Il costo di avvio di una srl semplificata, ipotizzando un capitale sociale di 1 euro, è di poche centinaia di euro (imposta di registro, diritto annuale alla Camera di commercio, denuncia inizio attività etc). Una parcella notarile di duemila euro può quintuplicare il costo di avvio per la srl semplificata.  «Abbiamo chiesto ad amici e amici di amici, ma niente. Anche i notai vagamente conosciuti non erano disponibili a fare banalmente quel che gli impone di fare la legge», prosegue Carlo. «Alla fine tramite il nostro commercialista ne abbiamo trovato uno che chiedeva “solo” 400 euro. Non senza mal di pancia abbiamo accettato di pagare questa “stecca” alla categoria dei notai e finalmente adesso la società è nata e possiamo partire coi lavori. Ma grazie al fatto che i notai fanno cartello su questa materia abbiamo perso più di un mese di tempo e abbiamo dovuto spendere il doppio di quanto preventivato».

Al 31 dicembre 2013 le srl semplificate registrate presso le Camere di commercio erano già oltre 22 mila (di cui più della metà create da under 35), segnale che l’iniziativa del governo andava incontro a una reale esigenza del tessuto economico e sociale. Peccato che la soluzione “di compromesso” (non rispettato) circa il ruolo dei notai rappresenti una stortura di sistema. A questo punto è palese che serva un ulteriore intervento del Parlamento. Piuttosto che il far west attuale anche la fissazione di una tariffa minima inderogabile sarebbe un miglioramento. Sempre che non si abbia il coraggio di tornare sui propri passi ed eliminare il controllo notarile, tagliando la testa al problema.

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A cura di Carlo Manzo, Michele Sasso e Paolo Stefanini
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