Annunziata: “Porti di Salerno e Napoli insieme solo se ci saranno leggi sburocratizzanti” (da Citizen Salerno – 15.04.2014)

Annunziata: “Porti di Salerno e Napoli insieme solo se ci saranno leggi sburocratizzanti”
Nella foto, Andrea Annunziata, presidente dell’Autorità Portuale di Salerno

Intervista al presidente dell’Autorità Portuale di Salerno

Presidente c’è stata una dura opposizione al progetto di riforma del sistema portuale italiano. Secondo il Ministro Lupi, l’autorità portuale di Salerno andrebbe accorpata a Napoli. Anche la politica salernitana, di qualsiasi corrente, si ritiene contraria, ce ne parla?

“Intanto, va chiarita subito una cosa molto importante: in Campania non scompaiono i due porti. In realtà, i due porti potrebbero diventare un’unica entità: il sistema portuale regionale di Napoli e Salerno. Nel merito politico, aldilà di una opposizione che si è registrata a livello partitico – sulla quale non mi esprimo – perché sono manager di un’azienda pubblica, spero che la riforma impegni immediatamente il legislatore su aspetti che per noi sono di vitale importanza. Mi riferisco alle differenti velocità per realizzare le infrastrutture; a Salerno, abbiamo da tempo realizzato celermente la cantierizzazione degli interventi. Resta, però, in piedi il problema di rincorrere i tanti pareri. E qui, il legislatore deve intervenire immediatamente su tutto ciò che è condiviso: oggi, non troviamo nessuna opposizione se diciamo di volere realizzare i dragaggi in maniera rapida, fermo restando i controlli a tutela dell’ambiente che vogliamo essere decisamente migliore. Ovviamente, non devono passare mesi, anni, anche perché con il tempo, si perdono i finanziamenti europei. A mio parere, la nota importante della Spending Review, è proprio questa: quella di non perdere i finanziamenti europei. Abolire dieci autorità portuali, consente un risparmio di circa un mln di euro l’anno: praticamente nulla!.”

Quindi, dove sta il problema?

“Il problema principale è comprendere che non stiamo parlando di risorse pubbliche, niente è trasferito dallo Stato, bensì dall’autorità portuale. Stiamo parlando di un’azienda! Per intenderci, se non c’è traffico merci, se non c’è business, si va in cassa integrazione. I finanziamenti, si perdono per la macchinosità delle autorizzazioni. Le faccio un esempio: questione piano regolatore… ci siamo dovuti inventare una formula, quella dell’adeguamento tecnico funzionale utilizzata per allungare il molo Manfredi per il settore crocieristico. Se avessimo seguito la vecchia impostazione – quella della variante al piano regolatore – eravamo ancora impelagati con i vari pareri. Mi chiedo: perché non si guarda in maniera veloce a riforme che sono a costo zero? Perchè da anni si parla di cambiare le regole, di velocizzare la burocrazia e poi non si fa nulla? La nostra burocrazia, seppur indispensabile, è lentissima”.

E tutte le altre problematiche?

“Mi consenta di dire che la riforma che riguarda la portualità italiana, oggi, impegna una serie di questioni: dragaggio, piano regolatore, natura giuridica dello stesso ente ecc. Sono certamente problematiche da affrontare, invece parliamo solo di accorpamenti. In una sorta di gestione complessiva dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture trasportistiche, va bene una unitarietà, mettendo insieme tutto il sistema della logistica integrata: porti, aeroporti, interporti, ferrovie, strade. Una grande regia intorno a questi grandi problemi. L’accorpamento, prevede che ci siano i mezzi per poter gestire una entità così grande. Solo grazie ad un eccellente coordinamento, l’accorpamento può essere ritenuto una cosa positiva; l’efficienza di Napoli, unita a quella di Salerno, può rappresentare una grande entità, in grado di affrontare le questioni internazionali come una corazzata. A mio modesto parere, in Italia, manca un ente serio, quello del Ministero della Marina Mercantile – un tempo esisteva; basti pensare che il mare è l’unica vera grande risorsa naturale che abbiamo. Con una struttura veloce ed agile, potremmo intercettare tutto il traffico che passa da Suez e che va nei porti del nord Europa”.

Cosa intende per autonomia finanziaria?

“Come le dicevo, altro aspetto, è l’autonomia finanziaria: i porti generano circa 20 mld di euro annui allo Stato italiano in termini di fiscalità. Autonomia finanziaria, significa dare ai porti la possibilità di trattenere buona parte delle risorse, mentre l’altra parte va a contribuire alla solidità economica finanziaria di uno Stato. I porti che generano buona autonomia finanziaria e che ‘funzionano’ , devono poter lavorare, perché autonomi ed efficienti. Bisogna evitare di dirottare risorse verso porti che non sono efficienti, solo perché c’è il politico locale di turno in grado di attirare risorse, mentre, quelli davvero efficienti, attendono anni”.

Quindi, lei prevede una sorta di collaborazione tra Napoli e Salerno? Ossia, se Genova e La Spezia riescono a convivere, perché qui dovrebbe funzionare diversamente?

“Sono situazioni completamente diverse: i volumi d’affari tra noi e La Spezia, sono differenti. Il porto di Genova a differenza di quello partenopeo, funziona bene; Napoli non ha una Governance da oltre un anno, pur avendo buone professionalità. Poi, non bisogna dimenticare che dobbiamo parlare sempre di sistema portuale campano, includendo anche il porto di Castellammare di Stabia, altra grande realtà da rivitalizzare. C’è necessità di mettere insieme tutte le grandi energie imprenditoriali intorno ad un grande progetto, ciò è fondamentale. Noi, da nostro canto, siamo efficienti in questo momento storico! Come su accennato, Napoli ha grandi professionalità al suo interno, dovremmo solo avere una legge che ci consenta di governare meglio alcuni processi moderni di evoluzione; anche perché i tempi cambiano e la ‘modernità della trasportistica’ si richiede con forza. Poi, potremmo essere tutti un’unica entità”. 

Presidente, qualche giorno fa, presso la sede di Confindustria Salerno, si è ulteriormente discusso di questo progetto di riforma, ci sono novità?

“Alla riunione di Confindustria, il coro è stato unanime; un coro che guarda ad una posizione autonoma di Salerno. Su ciò, però, non posso esprimermi, perché non sono un legislatore. Posso solo dire che ho necessità di una legge che mi dia la possibilità di lavorare velocemente e che mi consenta di portare ricchezza a Salerno, al sud, generando di conseguenza maggiore occupazione. Salerno e Napoli potrebbero far tanto – sarebbe come mettere insieme due aziende – purché ci sia una riforma della portualità che sburocratizzi tutto in maniera rapida”.

 Di cosa altro è si è parlato?

“La mia partecipazione ha dato conto della nostra attività: il nostro obiettivo è portare ricchezza al nostro porto, attraverso volumi di traffico di buon livello. Non c’è un porto in Europa che abbia registrato un +30% come Salerno. Tutta la ricchezza in entrata prevede la possibilità di rivolgerci alle aree interne, al fine di evitare che il porto ‘esploda di troppa salute’. Stiamo lavorando a questo progetto con le Istituzioni locali, Confindustria, Camera di Commercio; le cinque aree che occupano la nostra provincia: dall’Agro Sarnese Nocerino, zona industriale di Salerno, area industriale di Fisciano – Mercato San Severino, Piana del Sele con Pontecagnano, Eboli, Battipaglia e aree del Cilento per le peculiarità che tutti conosciamo, dal turismo alle merci, sono considerate vere e proprie aree di sviluppo. Quest’ultimo, però, a Salerno è limitato – siamo in città – non abbiamo un metro quadrato libero! Non abbiamo necessità di depositi, attenzione, abbiamo bisogno di aree che possono svilupparsi ‘aprendo il container’ , prendendo le materie prime al suo interno, manipolandole, al fine di creare economia ed occupazione. Le sfide al mondo si lanciano mediante efficienza, e noi italiani abbiamo nel dna una cultura imprenditoriale; siamo riusciti a resistere a condizioni economiche davvero difficili”.

Ivan Di Mauro

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