Debito pubblico a 2.107 miliardi. A febbraio il nuovo record storico (da La Stampa – 14.04.2014)

I dati di Bankitalia: incremento di 17,5 miliardi. Lieve aumento delle entrate. L’inflazione frena, ma i consumi non ripartono. L’allarme delle associazioni

La sede della Banca d’Italia

 La corsa del debito non si ferma. A febbraio è aumentato di 17,5 miliardi, raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.107,2 miliardi.

L’incremento, si legge nel supplemento al Bollettino Statistico di Bankitalia sugli Indicatori monetari e finanziari, riflette per 10,7 miliardi il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche e per 6,8 miliardi l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (pari a fine febbraio a 64,8 miliardi, 49,6 a febbraio del 2013); l’emissione di titoli sopra la pari ha operato in senso opposto per 0,1 miliardi.

Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 19,0 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 1,5 miliardi e quello degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato.

Dai dati del supplemento Finanza Pubblica al bollettino statistico di Bankitalia risulta che le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari in febbraio a 27,3 miliardi, lievemente superiori al valore registrato nello stesso mese del 2013 (27,0 miliardi). «Non ci dobbiamo stupire se il debito pubblico continuerà a crescere anche nel prossimo anno», ragiona Giacomo Vaciago. L’economista ricorda che «ci siamo impegnati in 22 anni a dimezzare il peso del debito sul Pil e per farlo bisogna rimettere in moto il Pil». In altre parole «bisogna rimettere in moto il motore dell’economia» dato che «la macchina finora è andata avanti perché la spingevamo».

Confermata invece la stima Istat sull’inflazione. L’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato a marzo scorso (al lordo dei tabacchi) dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,4% nei confronti di marzo 2013. . Il rallentamento dell’inflazione – spiega l’Istat – è imputabile alla flessione su base annua dei prezzi dei beni energetici non regolamentati e degli alimentari non lavorati. L’«inflazione di fondo», al netto degli alimentari freschi e dei beni energetici, scende allo 0,9%, dall’1,0% di febbraio. Il lieve rialzo mensile è da ascrivere principalmente agli aumenti – su cui incidono anche fattori stagionali – dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+0,6%) e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,2%); contribuisce anche l’aumento congiunturale dei prezzi dei servizi relativi all’abitazione (+0,3%). L’inflazione acquisita per il 2014 sale allo 0,2%, dallo 0,1% di febbraio. Secondo la Confcommercio, il dato «è un ulteriore segnale del permanere di una dinamica molto debole della domanda per consumi». Per Confesercenti, «è ancora più evidente se si considera il peso delle tariffe, il cui aumento spiega da solo oltre la metà dell’inflazione generale». Per il Codacons, l’inflazione, pur in frenata, tradotta in cifre, equivale, in termini di aumento del costo della vita, ad una tassa annua pari a 134 euro per una famiglia di 3 persone e a 115 euro per una coppia di pensionati senza figli, con più di 65 anni. La Confederazione Italiana agricoltori, l’agricoltura ha contribuito a frenare l’inflazione, ma il carrello della spesa rimane assolutamente vuoto: la forte flessione dei prezzi di frutta e verdura, calati rispettivamente del 3,7% e del 6%, concorre a tenere bassi i listini degli alimentari, ma non cambia in alcun modo la situazione dei consumi sulla tavola. La richiesta delle confederazioni del commercio e dell’agricoltura è che il governo rilanci la domanda interna e favorisca la ripresa dei consumi, trasformando rapidamente i provvedimenti annunciati in misure concrete a favore di famiglie e imprese.

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