Ma oggi siamo tutti Post (da la Repubblica – 11.04.2014)

Il Paese provvisorio di Edmondo Berselli. Quattro anni dopo.


Anche quei partiti si sono appannati, rarefatti. E hanno lasciato il posto ai post-partiti. I non-partiti che usano la rete per comunicare, discutere, decidere. Per convocarsi e mobilitarsi, un flash-mob e via. I non-partiti guidati da leader veri, che però si fanno chiamare diversamente: portavoce. Non vanno in tivù, ma ci sono sempre egualmente. Perché le tivù li inseguono, visto che fanno audience. I portavoce che ce l’hanno con i partiti e con le tivù. Con i giornali e i giornalisti. Perché vengono ignorati, non hanno abbastanza spazio sui media… Ma ce l’hanno anche con i loro uomini, con i loro parlamentari, se ci vanno. Perché la tivù è, comunque, mefitica. Ci si vada oppure no. Lui, Grillo, il leader, pardon, il portavoce, lo sa bene. Perché la conosce bene. La tivù. Come l’altro leader. Renzi. Il suo vero, unico nemico. (O avversario? No, meglio nemico.) Perché unico, l’unico ad avere successo, a sfidarlo sul suo terreno. In tivù e fuori. L’unico a sottrarsi, come lui, al vecchio partito di una volta, ma anche a quello di ieri. Al partito media-personale inventato da Berlusconi. Perché lui, semplicemente, non se ne cura più di tanto. Di Berlusconi e del partito.  Ha “espugnato” il PD, dopo un lungo inseguimento, per necessità. Per non averlo contro. 

E oggi se ne serve. Soprattutto in Parlamento, dove si approvano le leggi e le riforme che Renzi disegna e propone. All’esterno.  Per il resto, però, fa da solo. Veloce e diretto.  In fondo, il PD non è mai stato un partito “vero”. È, invece, il frutto di un lungo, complesso, lavoro di rammendo. Mai riuscito davvero. Perché non è facile attaccare i pezzi di post-partiti. Il post-PCI e la post-DC. I post-Pds-Ds. E i post-popolari- Margherita-popolari. Un partito eternamente “incompiuto”. Così Renzi guarda oltre. E guarda anche al di là del governo. Di cui è premier. Unico. A capo di una compagine dove solo lui conta davvero. Con una maggioranza di cui è difficile capire la vera composizione. Forza Italia, ad esempio, c’è oppure no? Sì e no. Dipende da quel che si vota. La legge elettorale o il DEF. Il Presidente di fatto di una Repubblica dove tutto è provvisorio, superato eppure ancora effettivo. Partiti, sistema elettorale, Senato, costituzione…

Questa, insomma, è l’era dei post-partiti e dei post-leader, dei post-governi e delle post-coalizioni. Della post-democrazia, come la chiama Colin Crouch. Post. Perché siamo oltre, dopo, qualsiasi modello, qualsiasi definizione, qualsiasi traguardo. Post. Siamo la post-Italia. Un Paese allo “Stato (sic) fluido”. Popolato di post-italiani. “Un universo che intensifica a dismisura il mondo televisivo, facendone proliferare senza limite le schegge in un riverbero continuo di specchi elettronici.” 

L’irruzione dei nuovi media e delle nuove tecnologie della comunicazione, dei Social Media e degli smartphone, in fondo, ha rafforzato e moltiplicato questo universo, invece di farlo svanire. Perché ha permesso a tutti di esibirsi, in ogni momento, in ogni luogo, da casa loro, in strada, a scuola e in birreria. Ciascuno a lanciare il suo selfie al mondo. Senza distinzione di genere, età, titolo di studio e professione. Oltre ogni ideologia e religione. Questa post-democrazia, dove si affrontano post-leader di post-partiti che fatichiamo a distinguere con precisione. Per cui li chiamiamo tutti “populisti”. Questa post-Italia, abitata da un “popolo” di “arcaici e postmoderni” al tempo stesso. Sempre in anticipo e sempre in ritardo. Noi, i Post-italiani. Raffigurati e rappresentati, fedelmente, dieci anni fa, da Edmondo Berselli. Con le immagini e le parole che ho proposto fin qui. In molti punti, in modo letterale e fedele. Altrove, con qualche adattamento e qualche aggiornamento. Edmondo Berselli se n’è andato giusto quattro anni fa. E molti di noi – io di certo – continuano a chiedersi cosa scriverebbe oggi. Del Paese provvisorio in cui viviamo. Dei leader post-politici che lo abitano. Di noi stessi. Che ne direbbe Eddy di tutto ciò?  #statesereni. L’ha già scritto. Basta ri-leggerlo. Con un po’ di nostalgia e molta attenzione.

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