Libertà Eguale – “RIFORMA COSTITUZIONALE” – emendamento (con adesioni di studiosi*) al disegno di legge del Governo

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L’Associazione Libertà Eguale promuove questo contributo emendativo al disegno di legge del Governo che invia al Ministro Boschi, alla Presidente e ai componenti della Commissione Affari Costituzionali del Senato, su cui chiede l’adesione a studiosi che si occupano di questioni istituzionali

1. In linea generale la proposta di riforma costituzionale del Governo è conforme ai principi e si ispira alle soluzioni adottate dalle grandi democrazie europee e alle conclusioni più condivise del dibattito italiano sulle riforme, in ultimo con la Commissione nominata dal Governo Letta.

Le critiche di principio all’impianto, che propongono nuove o vecchie anomalie nazionali, appaiono essere per lo più il frutto di un antistorico complesso del tiranno, per fortuna ormai ampiamente minoritario, come dimostrato dal dibattito di questi giorni.

2. La ragione fondamentale di una seconda Camera consiste oggi nell’essere luogo di  raccordo coi territori, completando e correggendo così il disegno iniziato con la riforma del Titolo V, la quale, in assenza di tale luogo, ha scaricato sulla  Corte costituzionale un contenzioso sproporzionato in termini quantitativi e  qualitativi. Liberare la Corte da esso significa anche consentirle di  svolgere pienamente il suo  ruolo di tutela dei diritti dei cittadini. Per queste ragioni è giusto condensare in un unico progetto la riforma del Titolo V e quella del Senato: in ultima analisi il Titolo V, debitamente riscritto, funziona solo se il disegno ha come terminale una Camera in cui sono  responsabilizzati nazionalmente i legislatori regionali.

 3. Per tale ragione la nostra prima scelta sarebbe puramente e semplicemente il modello del Bundesrat tedesco, la Camera che affronta in modo più convincente in termini di composizioni e di funzioni problemi analoghi in uno Stato non centralista che valorizza gli enti intermedi.

Prendiamo atto che la proposta del Governo se ne discosta per alcuni aspetti e cerchiamo quindi di modificarlo andando il più possibile in quella chiara direzione.

4. Non ha invece alcun senso politico e istituzionale ipotizzare che la seconda Camera debba avere la sua giustificazione in un ruolo politico di contrappeso rispetto alla prima, sia esplicito (mantenendo un doppio rapporto fiduciario) sia implicito (allargando l’area delle leggi bicamerali paritarie, rispetto al progetto del Governo, con clausole generiche, potenzialmente espansive e veicolo di conflitti di competenza come il riferimento ai  diritti delle persone). L’esito sarebbe spingere a una “Grande coalizione” permanente di diritto o di fatto tra forze politiche di centrosinistra e di centrodestra, innaturale e dannosa per il Paese.

L’indirizzo politico di maggioranza deve essere scelto chiaramente dagli elettori con le sole elezioni della Camera, come in tutte le grandi  democrazie europee.

Per queste ragioni relative alle competenze non appare pertanto coerente riproporre oggi un’elezione diretta dei senatori, che porterebbe con sé abbastanza naturalmente quel ruolo anomalo di bilanciamento politico non auspicabile, ossia a gruppi parlamentari basati su logiche politiche nazionali esattamente come alla Camera.

 5. Le considerazioni precedenti portano però a evidenziare, per una migliore coerenza interna, 4 emendamenti che appaiono prioritari:  

a) sulla composizione deve essere prevalente il ruolo dei legislatori  regionali, senza ignorare l’importanza dei sindaci dai quali è partito nel  1993 il disegno riformatore. Tutti i senatori dovrebbero quindi essere eletti dal Consiglio regionale: per due terzi tra i suoi componenti e per un terzo tra i sindaci della Regione. Non si giustifica invece la Presenza di personalità non derivanti dal suffragio universale, a meno che non si tratti dei soli ex-  Presidenti della Repubblica. Le Regioni possono essere suddivise in tre fasce  (fino a un milione di abitanti, da uno a tre milioni, oltre tre) in modo da garantire un numero di seggi parzialmente diversificato che tenga conto delle differenze, analogamente al modello tedesco. Sarebbe poi altamente preferibile sul meccanismo di voto adottare, come nel Bundesrat, come metodo ordinario il voto unitario per delegazione regionale;

 b) sulla ripartizione di competenze tra legge statale e regionale bisogna  riequilibrare almeno su un punto un eccesso di tendenza centralista,  stabilendo che l’ordinamento degli enti locali non sia più affidato interamente alla legge statale; essa dovrebbe stabilire solo i principi generali, affidando la  normativa puntuale alle Regioni;

 

c) se è logico che la Camera eletta direttamente abbia un numero di eletti di  molto superiore ad un Senato rappresentativo delle comunità  regionali e locali ciò non deve favorire eccessivamente la maggioranza  politica pro tempore nell’esercizio delle funzioni del Parlamento in  seduta comune, con particolare riferimento all’elezione del presidente  della Repubblica. Ciò infatti ne  indebolirebbe il ruolo di garanzia.  Il collegio elettorale chiamato ad eleggere il presidente potrebbe perciò essere composto, ad esempio,  dai deputati e da altrettanti delegati eletti ad hoc dai consigli  regionali, integrando i componenti del Senato dell’autonomie con  quelli mancanti (come sostanzialmente accade in Germania);

d) la maggiore velocità dei processi decisionali e la loro maggiore forza nel rapporto centro-periferia con la clausola di supremazia richiedono per bilanciamento l’inserimento del ricorso preventivo di costituzionalità da  parte  di un quarto dei deputati o di un quarto dei senatori.

*Professori universitari

Elisabetta Catelani, Università di Pisa

Stefano Ceccanti, Università di Roma “La Sapienza”

Salvatore Curreri, Università di Enna

Giuseppe de Vergottini, Università di Bologna

Aldo Di Virgilio, Università di Bologna

Tommaso Edoardo Frosini, Università di Napoli

Carlo Fusaro, Università di Firenze

Tommaso Giupponi, Università di Bologna

Marco Leonardi, Università di Milano

Claudia Mancina, Università di Roma “La Sapienza”

Andrea Morrone, Università di Bologna

Ida Nicotra, Università di Catania

Marco Paolino, Università della Tuscia

Michele Salvati, Università di Milano Statale

Rosario Sapienza, Università di Catania

Paolo Segatti, Università di Milano Statale

Elettra Stradella, Università di Pisa

Sofia Ventura, Università di Bologna

Altri

Ranieri Bizzarri, Pisa

Giovanni Celenta- Salerno

Matteo Maltinti- Bologna

Grazia Mazza-Messina

Giampaolo Gorini- Pisa

Adesioni aggiornate al 10 aprile, ore 13.30

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