La Legge di Prometeo (di Angelo Giubileo)

Pro-meteo, soprattutto in Eschilo, è colui che vede o anche riflette prima che le cose accadano. Mano a mano che la generazione Z diventerà adulta, la sua visione del mondo si potrà descrivere come un nuovo tipo di “fine della storia”: non una progressione teleologica verso la democrazia liberale, bensì una rottura molto più sistematica con il passato nel suo insieme. Il futuro potrebbe somigliare così poco al passato al punto che ogni interesse verso quest’ultimo sarà considerato obsoleto. (A. Khanna, P. Khanna).

promSempre che, in generale, ne serbiamo ancora la capacità, la notizia – apparsa in un trafiletto a pagina 25 del Corriere della Sera di mercoledì scorso – è di quelle che potrebbero ancora sorprendere. Ne ha parlato anche il Times di Londra, in merito propriamente ad una nuova start-up che promette di realizzare il più antico desiderio dell’umanità, quello per l’appunto di essere o, forse meglio sarebbe il caso di dire, di divenire immortali. In una prima fase, il progetto consiste nel realizzare un avatar in 3D di una persona defunta con la quale si sia in grado di interagire mediante un software (Eterni.me) basato su complessi algoritmi e quindi dotato delle maggiori informazioni possibili riguardanti, per l’appunto, la vita del defunto.

Nello stesso giorno, ma ad occupare quasi l’intera prima pagina del giornale riservata alla cultura, il Corriere ha pubblicato anche un articolo del filosofo Emanuele Severino dal titolo Perché non siamo figli del nulla. L’anticipazione dell’articolo, che ritengo particolarmente significativa, recava: La scienza si affanna a investigare il senso del Tutto. Eppure è la filosofia che può rispondere all’ultimo interrogativo. Più significativo, ancora, l’incipit: “In ambito scientifico cresce l’insofferenza per la filosofia. Vi sono buone ragioni. Quanto vi è oggi di decisivo nel pensiero filosofico, infatti, tende a rimanere sullo sfondo. Accade anche, però, che insieme all’insofferenza cresca anche, nella scienza, l’interesse per i problemi che sono sempre stati propri del pensiero filosofico. Relativamente ai quali essa crede di poter andare molto più a fondo”.

Sul punto, bisognerebbe senz’altro aprire un’altra riflessione in ordine agli effetti, oggi disastrosi, prodotti nel nostro paese dalle scelte di tutti coloro che hanno inteso e purtroppo ancora intendono separare il mondo della cultura propriamente umanistica da quella propriamente scientifica. Per costoro, è e sarà sempre più come vivere fuori dal mondo.

Tornando a Severino, e in particolare con riferimento ad uno dei suoi ultimi saggi di approfondimento, dal titolo Capitalismo senza futuro, c’è da dire che egli insiste soprattutto nel riproporre la tesi del superamento, ritenuto parimenti illusorio, del Capitalismo ad opera della Tecnica, termini che egli propone con la maiuscola, sottolineando in particolare che “il capitalismo va verso il tramonto non per le contraddizioni che il marxismo ha creduto di trovarvi, ma perché l’economia tecnologica va emarginando l’economia capitalistica”. E tuttavia, in modo che questo oltrepassamento è dal filosofo  ascritto anch’esso nel de-stino della Follia dell’Occidente, in quanto non escluderebbe la realtà del rovesciamento di mezzo e scopo. In altri termini, il filosofo ritiene che sia impossibile, anche per la Tecnica eliminare la contraddizione che rende l’uomo folle e che viceversa può essere eliminata solo mediante (ilpossesso certo del)la verità.

A tale proposito e al fine soprattutto di facilitare il compito del lettore, aggiungo che Severino giudica il tentativo della Tecnica, l’ultimo in ordine di tempo. Rispetto a tutti i tentativi che in passato hanno visto, quasi assolute protagoniste, le già superate (nel gergo di Severino, oltrepassate) illusioni della Religione e della Politica, in forme separate o piuttosto collaborative, così come in fine ancora accade con il fenomeno, nel quale è corretto che almeno storicamente siano in esso ricomprese, del Capitalismo.

E tuttavia, in ambito di discorso logico (Logos), la “cosa che” resta incerta in quanto il termine stesso, verità, assume un valore ed un significato necessariamente ambigui; tutt’al più, siamo in presenza di una tautologia, ovvero un’affermazione vera per definizione e quindi assolutamente priva di un qualsiasi valore informativo. Sì che, così come accade nel presente, ogni discorso logico finisce con il rinviarci e quindi ricondurci nell’ambito del pensiero scientifico dominante.

Qui dove, in scia al tentativo del matematico tedesco David Hilbert (1862-1943), supposto che la “cosa che” è reale – altro termine sempre più vero per definizione rispetto all’avanzarsi ed al consolidamento in contrapposizione dell’uso del termine virtuale – sia definita per mezzo (della semplice informazione in possesso) dei Numeri, e quindi si pervenga, contrariamente a quanto sostenuto da Severino, ad una scienza del Tutto; tanto premesso, nel presente e pertanto ancora qui trova conferma la tesi di Severino, i due Teoremi dell’incompletezza del matematico, logico e filosofo austriaco Kurt Godel (1906-1978) dimostrano necessariamente che: i) all’interno di un sistema formale una proposizione non è dimostrabile né refutabile, cioè vera; ii) se un sistema formale è coerente è impossibile dimostrare questa proprietà; se è incoerente, la dimostrazione  è viceversa sempre possibile, quasi per definizione del termine (stesso) incoerente.

Ma se in fine, come dice Severino, e qui mi trova d’accordo, “l’Apparato planetario della tecno-scienza non produce soltanto il deperimento dell’esser uomo, ma ne è anche l’inveramento supremo”; allora ne consegue anche che l’uomo, costretto nel proprio isolamento dalla terra, inseguendo il proprio de-stino, si serva o più esattamente continui a servirsi della Tecnica per il raggiungimento dello scopo supremo, ovvero “un Paradiso artificiale nel quale eliminare definitivamente la conflittualità religiosa e ideologica e soddisfare i bisogni dell’intera umanità, sia ‘individuali’ che ‘spirituali’”(Dario Smizer). In continuità con l’intera antichità, sia da Oriente che da Occidente, i latini avrebbero poi sintetizzato: finis coronat opus.

Da sempre, quel tentativo, il tentativo che i greci e in particolare Eschilo attribuirono a Prometeo. Questo stesso tentativo che fa sì che, per l’intera umanità passata presente e futura, il destino è più forte della necessità.

Angelo Giubileo

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