Fisco, anche le bollette per la caccia agli evasori (dal Corriere della Sera – 10.04.2014)

Nel piano l’incrocio delle banche dati, dai conti correnti alle utenze

di Lorenzo Salvia @lorenzosalvia

26af3257634303c5282759e811f5eed8-kXcH-U430101534965235z6B-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Tutto comincia su Twitter, e dove se no? Un follower di Matteo Renzi gli scrive «peccato non ci sia traccia di lotta all’evasione». E il presidente del Consiglio risponde «Vedrai vedrai sull’evasione… ». Per poi aggiungere, stavolta di persona da Verona, «su questo tema continuiamo la battaglia ma ne parleremo a tempo debito». L’argomento è delicato, specie in campagna elettorale. Ma il piano al quale il governo sta lavorando si concentra sull’incrocio delle banche dati, a partire da quelle sulle utenze domestiche, come luce, acqua e gas. «La lotta all’evasione — dice il presidente del consiglio ai suoi collaboratori — non si fa con i blitz, come a Cortina o a Ponte Vecchio, ma con un investimento massiccio in nuove tecnologie. Il che non vuol dire ridurre l’utilizzo del contante ». Ed è proprio questa l’impostazione che si trova anche nel Def, il Documento di economia e finanza approvato in consiglio dei ministri.

129 banche dati che non si parlano

«Sarà necessario — si legge nelle bozze del testo entrato a Palazzo Chigi — rafforzare l’attività conoscitiva e di controllo delle agenzie fiscali attraverso l’uso prioritario dei sistemi informatici con interconnessione fra tutte le banche dati esistenti, eliminando doppioni costosi e massimizzando sia l’efficacia dell’uso di tutti i dati esistenti che l’azione sinergica di tutti gli attori utili alla lotta contro l’evasione fiscale». Una rivoluzione rispetto alla selva oscura di adesso. L’indagine conoscitiva del Parlamento sull’anagrafe tributaria ha impiegato quattro anni per arrivare a stabilire che in Italia le banche dati sono 129 e quasi sempre non si parlano fra loro. Il modello che Renzi ha in testa parte da questa considerazione. E, soprattutto, da quanto ha fatto come sindaco a Firenze. Lo spiegava lui stesso nel 2011: «I Comuni possono fare un buon lavoro incrociando le utenze di gas, acqua e rifiuti con le dichiarazioni dei redditi. Da due anni abbiamo un osservatorio ad hoc, guidato dalla comandante della polizia municipale». Non è solo una curiosità d’archivio. La comandante della polizia municipale di Firenze era Antonella Manzione, che presto arriverà a Palazzo Chigi come capo dell’ufficio legislativo. La conferma di come quel modello sarà trasferito su scala nazionale. L’incrocio delle banche dati è già adesso uno strumento utilizzato dal fisco. Ma l’operazione non è sistematica, l’analisi delle utenze viene utilizzata di fatto solo nelle indagini giudiziarie. Proprio da lì era partita la Guardia di finanza di Roma quando, pochi giorni fa, ha scovato l’ennesimo evasore totale. Un signore di 80 anni che aveva incassato 3 milioni di euro con i suoi 47 appartamenti affittati in nero agli studenti.

Meno contanti e rientro dei capitali dall’estero

Ma non ci sono solo la banche dati per la lotta agli evasori. Yoram Gutgeld, già consigliere economico di Renzi, ha parlato più volte di «riduzione dell’uso del contante». Un orientamento che, almeno per ora, il premier non sembra condividere. Poi c’è il capitolo rientro dei capitali dall’estero. Proprio ieri il procuratore di Milano Francesco Greco, in audizione alla Camera, ha sostenuto che l’intervento va «collegato strettamente all’introduzione della riforma del riciclaggio, per dimostrare che non si sta facendo né uno scudo, né un condono». Se l’incrocio delle banche dati e delle utenze dovesse far recuperare più soldi dagli evasori, l’extra gettito andrebbe destinato al fondo per la riduzione delle tasse. Un obbligo di legge previsto dal 2011 sul quale mette la lente di ingrandimento proprio il Documento di economia e finanza. Nel 2013 gli incassi dalla lotta all’evasione hanno raggiunto i 10,7 miliardi di euro, mezzo miliardo in più rispetto all’anno precedente. Ma nel Def «si ritiene prudenziale considerare, ai fini dell’eventuale destinazione alla riduzione della pressione fiscale, la quota di 0,3 miliardi di euro», appena 300 milioni. Per il momento — come osserva la Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre — il peso delle tasse aumenta: nel 2014, si legge nel Def, sarà del 44%, lo 0,2% in più rispetto all’anno scorso, principalmente come effetto dell’aumento della tassazione sulle banche.

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