Ecco le Regioni dove si muore di più a causa dell’alcol (dal Corriere della Sera – 09.04.2014)

Cresce il numero di astemi, ma restano troppi i «consumatori a rischio», fra cui molti giovani che muoiono soprattutto per incidenti. Mentre gli over 60 si ammalano

di Vera Martinella

alcol-k4zF-U430101514379326d4H-180x140@Corriere-Web-SezioniValle d’Aosta, Bolzano, Trento, Basilicata e Friuli Venezia Giulia sono le regioni dove si muore di più a causa di malattie totalmente attribuibili all’alcol. Molise, Valle d’Aosta, Basilicata, Calabria, Puglia e Veneto sono invece quelle con la più elevata percentuale di decessi per patologie solo parzialmente dovute al bere eccessivo. Bolzano, Lazio e Sardegna hanno infine il triste primato di cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti legati all’abuso di alcolici. In totale ben 16.829 persone sono morte in Italia a causa dell’alcol nel 2010, di cui 11.670 uomini e 5.159 donne d’età superiore ai 15 anni. I dati sono stati resi noti oggi a Roma in occasione dell’Alcohol Prevention Day, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha la prima volta elaborato le informazioni con un dettaglio regionale. Tutto sommato le statistiche indicano che gli italiani bevono meno, ma lo fanno male. Se continua infatti a diminuire il numero dei consumatori giornalieri, tende invece a crescere quello dei bevitori occasionali e resta per lo più invariata la schiera di quelli pesanti, gli «heavy drinkers», legati a una cultura del bere a rischio che purtroppo annovera fra le sue fila molti giovani e giovanissimi.

Incidenti per i giovani, malattie per gli over 60

«Cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti riguardano soprattutto i giovani – aggiunge Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio -, mentre gli ultra 60anni pagano principalmente in termini di malattie parzialmente attribuibili al consumo di alcolici, a riprova del fatto che l’alcol è un fattore di rischio per numerose patologie diffuse, quali quelle vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche, immunologiche e soprattutto oncologiche». Le cifre, a conti fatti, restano da capogiro: in Italia sono circa 8 milioni i consumatori di alcol d’età superiore agli 11 anni considerati «a rischio» (perché possono andare incontro a un’ampia gamma di pericoli per la salute e per la vita) e intorno ai 720mila quelli che, in funzione dei danni registrabili clinicamente, hanno un profilo suggestivo di dipendenza da alcol. Non solo: l’alcol da solo è responsabile di circa il 3,8 per cento delle morti registrate ogni anno nel nostro Paese, più o meno 17mila decessi in tutto. Più di quelli causati dalla droga (quasi mille decessi annui) e dagli incidenti stradali (5mila circa).

Italiani più astemi, ma restano troppi i bevitori «pesanti»

Le statistiche indicano che tra i maschi un progressivo incremento nel numero di astemi ha condotto nel 2012 un italiano su cinque (20,5 per cento) a scegliere di non bere alcolici, una scelta condivisa quasi da una donna su due (47 per cento) soprattutto grazie ad un forte incremento delle astemie registrato dal 2009 al 2012. Tra i maschi si sono progressivamente ridotti i consumatori giornalieri (oggi lo sono poco più di 3 consumatori su 10) a favore di quelli occasionali (4 su 10) che sono divenuti prevalenti rispetto alla modalità del bere. Mentre tra le donne si consolida l’osservazione di una graduale riduzione delle consumatrici giornaliere e una sostanziale stabilità di quelle occasionali. «Sebbene l’Italia abbia ridotto significativamente i consumi attestandosi a 6,10 litri di alcol puro annuali pro capite – continua Scafato – resta molto da fare, in particolare sui forti bevitori. Sempre nel 2012 i maschi consumatori giornalieri di più di 5 bicchieri di bevande alcoliche (1 bicchiere equivale in media a 12 grammi di alcol) sono stati circa 400mila. Oltre 220mila sono le consumatrici giornaliere “dannose” di oltre tre bicchieri di bevande alcoliche (324mila se si considera il cut-off a 3 bicchieri pari a 36 grammi circa). Tutti individui che hanno necessità di una valutazione medica assimilabile per diagnosi e trattamento a quella dell’alcoldipendente, che non riconoscono il problema e che è opportuno intercettare nelle strutture del Servizio sanitario nazionale per garantire loro prospettive e un futuro migliore come sollecitato dalla campagna www.unfinalemigliore.it (promossa dalla Società Italiana di Alcologia e dalle principali società scientifiche di settore, con il patrocinio del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità».

Ogni anno 4mila morti per tumore dovute all’alcol

Secondo quanto riportato durante la Giornata, sono oltre 4mila i decessi per cancro causati dal consumo di alcol ogni anno nel nostro Paese: in pratica il 20 per cento delle morti dovute a tumori maschili e il 6,9 per cento di quelle femminili è attribuibile all’alcol. Diverse ricerche hanno infatti dimostrato che il bere eccessivo è causa di gran parte dei tumori di esofago, fegato, colon e seno, per i quali l’alcol è considerato un fattore di rischio. E ancora, il 56 per cento delle cirrosi epatiche tra i maschi e il 24 per cento di quelle femminili è attribuibile all’alcol. La frazione alcol-attribuibile dei decessi per incidenti stradali è del 37 per cento per gli uomini e del 18 per le donne: «In qualità di organo tecnico scientifico e di ricerca del SSN stimiamo che un decesso su tre per i maschi e uno su cinque per le femmine potrebbe essere evitato non ponendosi alla guida dopo aver bevuto – conclude Scafato -. Appare lampante anche solo considerando questi numeri: è indispensabile fare qualcosa contro morti evitabili, come quelle per incidenti e tumori. Servono iniziative di sensibilizzazione e prevenzione oncologica mirata e di rafforzamento della sicurezza stradale. Ed è importante che gli italiani imparino a non superare una quantità di alcol pari a due unità alcoliche al giorno per l’uomo, una per le donne, gli over 65 e i giovani fra i 18 e i 21 anni. E niente alcolici per i minorenni, donne in gravidanza o allattamento e chi deve mettersi alla guida». Un’unità alcolica, ovvero un drink, equivale per gli esperti a 12 grammi di alcol puro: in pratica una birra da 33 centilitri, un normale bicchiere di vino (125 millilitri) o un bicchierino (da 40 millilitri) di superalcolico.

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