Crescent, Comune contro ex assessore: Martino presenta esposto in Procura (dal Corriere del Mezzogiorno – 09.04.2014)

DOPO LA RICHIESTA DI PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE

L’architetto consegna ai pm una sua memoria sul caso

SALERNO – La stessa lettera di replica alla diffida e alla richiesta di avvio del procedimento disciplinare del Comune di Salerno, Fausto Martino l’ha inviata anche alla procura. Perché il caso Crescent non ha varcato solo la soglia dei tribunali amministrativi ma anche quella delle aule di giustizia penale. Nel decreto di sequestro dell’opera di Bofill, si ipotizza anche una sorta di “influenza” che Palazzo di Città avrebbe avuto sulla Soprintendenza. Il gip De Simone lo fa ricostruendo la storia del silenzio-assenso dell’ufficio salernitano sull’autorizzazione paesaggistica del 2008 annullata dal Consiglio di Stato, che ha portato la procura a indagare anche sull’ex reggente Giuseppe Zampino e su due funzionari. L’inchiesta sul Crescent risale all’anno successivo al rilascio del nulla-osta. Quattro anni dopo il cantiere viene sigillato e fermato. Ma in questi quattro anni di indagine penale, la giustizia amministrativa è stata più volte chiamata in causa di una serie di ricorsi presentati da Italia Nostra. L’associazione ambientalista ha ottenuto la prima vittoria al Consiglio di Stato nel 2011 con il blocco dei lavori nel primo settore.

PASSI SUCCESSIVI – La vittoria è durata poco, perché poi, tra vari cavilli e richieste di interpretazione delle leggi e delle competenze, Palazzo Spada ha consentito la ripresa dei lavori, ma a rischio e pericolo dell’impresa e del Comune. Come a dire: continuate, ma se in futuro, nel merito, decidiamo di fermare davvero il cantiere, gli investimenti fatti ricadranno su di voi. E così sono state alzate le colonne e completato la struttura esterna. Nessuno però si aspettava che a decidere dello stop sarebbe poi stata la magistratura penale. E siccome di soldi ne sono stati spesi a milioni, e il Comune di Salerno ha firmato la clausola in cui si assume la responsabilità economica dell’opera in caso di mancata realizzazione, i giudici amministrativi sono stati di nuovo interpellati. Forse l’arcano è stato sciolto: le due autorizzazioni comunali sono nulle e compete alla Soprintendenza di Salerno esprimere il parere paesaggistico vincolante, a cui il Comune dovrà uniformarsi. Ma negli uffici retti da Gennaro Miccio il clima è rovente. Giovanni Villani non può occuparsi del caso perché è indagato per il Crescent e di recente è stato condannato in un altro processo. Martino è stato diffidato e rischia un procedimento disciplinare. Intanto il soprintendente Miccio ha chiesto alla direzionale nazionale e a quella regionale di occuparsi della questione. Risposte ancora nessuna, ma sembra chiaro che tutto resti a Salerno. Compreso l’incartamento ministeriale, fatto di diffide e repliche, che a questo punto potrebbe rientrare tra gli indizi del castello accusatorio.

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