Il Fmi: la ripresa mondiale resta fragile, nel 2015 Atene cresce il doppio di Roma (da La Stampa – 08.04.2014)

Limata la stima del Pil globale, timori sul sistema finanziario. Rischio deflazione. Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese schizzerà al 12,4 alla fine dell’anno

Christine Lagarde, numero uno del Fondo Monetario Internazionale

La ripresa globale resta fragile, quella italiana ancora di più. Il Fondo monetario internazionale scatta la fotografia dello stato di salute della ripresa e invita a non mollare la presa.

«L’area euro è finalmente emersa dalla recessione» ma gli elevati debito e disoccupazione, gli investimenti bassi, la stretta del credito e la frammentazione finanziaria continueranno a pesare sulla crescita, mette in evidenza il Fmi, precisando che «la probabilità di una recessione per l’area euro resta alta, mettendo in evidenza la fragilità della debole ripresa economica. Anche il rischio di deflazione resta relativamente alto nell’area euro, dove è ancora a circa il 20%». La ripresa in Eurolandia – osserva il Fondo – non è uniforme. Per l’Italia il Fmi stima una crescita dello 0,6% quest’anno, analoga a quella della Grecia. Atene però nel 2015 vola e «doppia« l’Italia: il pil greco è stimato crescere il prossimo anno del 2,9%, quello dell’Italia dell’1,1%. Ma il problema della disoccupazione in Grecia è maggiore: il tasso è del 26,3% nel 2014 e del 24,4% nel 2015, a fronte del 12,4% dell’Italia quest’anno e l’11,9% del prossimo.

Nelle economie avanzate la ripresa «sta diventando generalizzata» e negli Stati Uniti sembra «solida». Il consolidamento fiscale «sta rallentando e gli investitori sono meno preoccupati della sostenibilità del debito». Le banche inoltre stanno «diventando gradualmente più forti». Tuttavia i rischi «non sono scomparsi» spiega il capo economista Blanchard.

L’esperto spiega che «siamo ancora lontani da una piena ripresa» ma «la normalizzazione delle politiche monetarie – sia convenzionali sia non convenzionali – è ora nell’agenda». Tale normalizzazione «implica condizioni finanziarie più stringenti e un contesto finanziario più difficile. Gli investitori saranno meno tolleranti e debolezze macroeconomiche diventeranno più costose». Per quanto concerne l’Europa, «un’unione bancaria ancor più completa nell’Area Euro è cruciale per ridurre la frammentazione finanziaria e per indebolire legami tra sistema bancario e rischio sovrano».

Entro il momento in cui la Banca centrale europea avrà centralizzato nelle sue mani il controllo delle banche «sarà cruciale avere in atto un forte e centralizzato Meccanismo di risoluzione unico al fine di garantire una risoluzione bancaria rapida e dai costi minimi», si legge nel documento. L’istituto guidato da Christine Lagarde definisce «un passo avanti» l’accordo del 20 marzo scorso tra Parlamento, Consiglio e Commissione europei. Tuttavia, il processo decisionale «appare complesso». Quanto ai gruppi bancari, la riparazione dei loro bilanci «nel contesto di una credibile asset quality review» [la valutazione degli attivi bancari effettuata dalla Bce in vista del passaggio alla Vigilanza bancaria unica europea] così come la «ricapitalizzazione di banche deboli saranno cruciali» se serve migliorare la fiducia e rivitalizzare il credito.

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