Cassazione: la scurrilità è dilagante. Abbassata la sua portata offensiva (da La Stampa – 08.04.2014)

La Suprema Corte respinge il ricorso di una donna che ha visto assolvere nel 2010 l’uomo che l’aveva pesantemente insultata. La progressiva decadenza del lessico nei rapporti interpersonali è ormai assunta come un dato di fatto

Dal cinema al teatro senza dimenticare la tv, le parolacce e le espressioni «scurrili» sono diventate così frequenti da averne attenuato fortemente la «portata offensiva». La Cassazione prende atto con desolazione della «progressiva decadenza del lessico adoperato nei rapporti interpersonali» per ricordare che le espressioni che finiscono in tribunale affinché se ne giudichi la portata ingiuriosa, pure se censurabili per la loro volgarità, non possono essere condannate penalmente.

«È innegabile – scrive la Quinta sezione penale – che l’evoluzione del costume e la progressiva decadenza del lessico adoperato dai consociati nei rapporti interpersonali, unitamente ad una sempre maggiore valorizzazione delle espressioni scurrili come forme di realismo nelle arti contemporanee (si pensi soprattutto al cinema) e tradizionali (quali ad esempio la letteratura o il teatro) ha reso alcune parolacce di uso sempre più frequente, soprattutto negli strati sociali a più bassa scolarizzazione, attenuandone fortemente la portata offensiva, con riferimento alla sensibilità dell’uomo medio». Ecco perché la Suprema Corte non ha potuto accogliere (se non limitatamente al reato di minaccia, disponendo un nuovo esame) il ricorso di una 49enne pugliese Anna Maria M. che nel 2010 si era sentita offendere da Vincenzo G. con espressioni volgarissime. L’uomo era stato processato per ingiuria, minaccia e danneggiamento e assolto nel novembre 2012 dal Giudice di pace di San Pietro in Vernotico (Br).

«La riduzione del novero dei lemmi utilizzati nel linguaggio corrente – scrive Ferdinando Lignola – scelti peraltro di norma nella cerchia delle espressioni di più aspra volgarità, sintomo evidente di un incrudelimento vieppiù scoraggiante per i puristi della lingua, rappresenta ormai un inevitabile ed inarrestabile dato culturale, in ambienti in cui troneggia a mo’ di moderno totem lo strumento televisivo, purtroppo mezzo di diffusione dilagante di pratiche linguistiche sconvenienti». Più in generale, la Cassazione ricorda che «se è vero che in linea di principio l’uso abituale di espressioni volgari non può togliere alle stesse l’obiettiva capacità di ledere l’altrui prestigio, ve ne sono alcune di uso talmente diffuso, anche quali intercalari, che il relazione proprio al contesto comunicativo perdono la loro potenzialità lesiva».

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