Violenza sulle donne: ottanta casi nel Salernitano dall’inizio del 2014 (da Metropolis – 06.04.2014)

Santa Rossi di ‘Indiani d’Occidente’: “Situazione insostenibile”

di DOMENICO GRAMAZIO

santarossi2_Public_Notizie_270_470_3SALERNO – Ottanta casi di violenza sulle donne registrati, dall’inizio del 2014, in provincia di Salerno. In media venticinque episodi ogni trenta giorni. E’ un bollettino di guerra quello che il territorio consegna alle statistiche diventate, purtroppo, sempre più negative. Numeri impietosi, segno di una società votata alla violenza, capace di confrontarsi soltanto con le mani e non più con la forza della parola. Dati che riaccendono prepotentemente un allarme, forse mai sopito del tutto, in una città che d’un tratto riscopre un’immagine che forse, per sentirsi più europea, aveva deciso di non guardare. Un’immagine che però ora consegna un conto salatissimo, con un’emorragia di lacrime e sangue che non è più possibile ignorare. E, in un contesto che definire apocalittico sembra essere ironico, pare non bastare mai il lavoro incessante delle associazioni che, sul territorio, continuano a sensibilizzare cittadini e istituzioni. Nell’esercito di chi prova, tutti i giorni, a cambiare qualcosa, c’è anche Santa Rossi, 57 anni ad agosto e da quattro presidente dell’associazione ‘Indiani d’Occidente’. Una realtà per contrastare il mercato clandestino degli organi, l’usura, la camorra e la violenza sulle donne. Presenti sul territorio con due sportelli anti-violenza e anti-stalking, in via Fresa e in via La Carnale, sembra non finire mai il lavoro di questa donna che della solidarietà sociale ha fatto la sua missione di vita. Per raccontare Santa Rossi ci vorrebbe un libro, forse due. Uno già l’ha scritto, ‘L’Attesa’, per raccontare l’amore della sua vita, Nicola, morto nella sfortunata e vana attesa di un trapianto epatico. Per l’altro, invece, ‘La notte dei cigni’, bisogna aspettare ancora un po’. Intanto, però, stavolta è lei a raccontare quello che le donne salernitane non dicono, picchiate e vessate dal violento di turno. Ha scelto di stare in prima linea Santa Rossi, per combattere tutto quello che non va. Per cercare di cambiare una cultura, forse, troppo maschilista. E rendere migliori, magari, anche quelle primedonne che sulla violenza verso il gentil sesso hanno costruito una carriera. Questo Santa Rossi lo sa bene. E sa bene che, a volte, la mentalità da cambiare – arrivista, prepotente, sfacciata, arrogante e violenta – è proprio quella che siede al tuo fianco. Però si sa che chi semina raccoglie sempre. E già questa mattina, a partire dalle 10 presso l’hotel Baia, ‘Indiani d’Occidente’ – con il patrocinio del Rotaract Salerno, insegnerà alle donne salernitane come difendersi da un’aggressione, grazie al corso di autodifesa personale ‘L’urlo – Le vie di fuga’.

Dottoressa Rossi, parliamo di violenza sulle donne. Qual è la situazione in provincia di Salerno?

“Tragica. Un vortice d’odio che pare essersi sparso a macchia d’olio. E’ incredibile. Ovviamente noi facciamo quel che possiamo, con i Servizi sociali dei vari Comuni e con le forze dell’ordine”.

I pericoli maggiori per le donne salernitane da dove arrivano?

“Sicuramente dalle mura di casa e non per strada”.

Ma cosa scatta nella testa di un uomo che picchia la propria moglie o la sua fidanzata?

“Ogni donna è una storia a sé. Nego la possibilità di darmi una spiegazione. Ci sono altre persone deputate a studiare queste cose. Per noi picchiare una donna è illegale. E’ una cosa che non si fa”.

Su cosa state cercando di lavorare come ‘Indiani d’Occidente’?

“Innanzitutto sull’emergenza. Poi, ovviamente, c’è da affrontare la cura per ricominciare a vivere”.

Qual è l’identikit dell’uomo violento nel Salernitano?

“La maggior parte arriva dal ceto medio”.

Perché?

“Perché la donna autonoma fa più paura”.

Quindi sfata il mito dell’operaio con un’istruzione limitata?

“Sfatiamolo. Anche perché guai a toccare le donne del popolo”.

Dal primo gennaio a oggi quanti casi avete registrato come associazione?

“Ottanta casi. Venticinque ogni mese”.

Quindi due donne su 10 subiscono violenze in provincia di Salerno?

“Ed è solo quello che sappiamo”.

Perché?

“Molte donne decidono di non parlare. E qui c’è gente che subisce stalking e botte da orbi”.

Vuole fare un appello alle donne che hanno paura di parlare?

“Certo, lo faccio con il nostro motto. Se ti mena, non t’ama: parliamone”.

A volte però non accade.

“Perché hanno paura che si passi subito alle vie legali. Invece serve fare un percorso insieme”.

Chi vuole rivolgersi a voi cosa deve fare?

“A Salerno siamo presenti con due sportelli anti-violenza e anti-stalking in via La Carnale – nella sede dei Servizi sociali del Comune – e in via Fresa – presso la comunità ‘L’Abbraccio’. Nella sede della Cgil provinciale, in via Manzo, invece, è presente l’osservatore sul mercato clandestino degli organi”.

Salerno come sta reagendo in merito al fenomeno della violenza sulle donne?

“La problematica è sicuramente venuta a galla. Si sta affrontando tutto in maniera intelligente”.

Ci sono dei casi limite?

“Le donne che vengono da noi, almeno inizialmente, si sentono in colpa. Mi ricordo di una signora, colpita a morte, che giustificava il marito e i figli”.

E perché succede questo?

“Perché fondamentalmente ci fa male chi amiamo, le persone con le quali condividiamo la nostra vita”.

E le è mai capitato di aiutare degli uomini vittime di violenze da parte delle loro mogli o fidanzate?

“Anche in questo caso c’è reticenza a parlare. Abbiamo registrato tre casi come ‘Indiani d’Occidente’. E devo dire che anche loro si sentivano in colpa”.

C’è un periodo dell’anno dove si registrano più casi?

“In prossimità delle festività”.

E perché?

“Perché le famiglie, in quei giorni, sono obbligate a stare insieme”.

Facebook vi aiuta a entrare in contatto con vittime di violenze?

“Sì, tantissimi ci chiedono aiuto attraverso il social network, dove siamo molto presenti. E noi, proprio da Facebook, riusciamo a risalire al violento o allo stalker di turno”.

Ma si può amare dopo aver subito violenze?

“Sì, perché bisogna ritornare a vivere”.

E come la mettiamo con la paura?

“Non è un fattore negativo. La paura è una protezione. Ovviamente in maniera equivalente. L’uomo con la paura, da sempre, ha difeso il suo ambiente. Davide vince sempre contro Golia”.

Ma tutta questa violenza non è anche colpa della crisi economica?

“A volte, anche i giornalisti, con i loro titoli tendono a giustificare questi episodi”.

In che senso?

“Su un quotidiano, qualche tempo fa ho letto ‘disoccupato uccide la moglie’. A me non interessa di chi è la colpa, non si fa è basta. Il perché lasciamolo studiare agli altri”.

 

Lei ha due figli: un maschio e una femmina.

“Sì”.

E se suo figlio dovesse picchiare la sua fidanzata si chiederebbe il perché l’ha fatto?

“Innanzitutto ci rimarrei molto male. E da madre sì, mi chiederei il perche. Da presidente di ‘Indiani d’Occidente’, invece, non lo farei”.

Come si fa a sensibilizzare la gente sul tema della violenza?

“Andando nei luoghi dove non c’è consapevolezza. Abbiamo parlato anche con i tifosi della Salernitana. Presto allo stadio esporranno uno striscione con il nostro motto”.

Ma non vi sono capitati mai casi dove le donne chiedono aiutono soltanto per rovinare il marito?

“Certo che ci è capitato. Abbiamo il nostro metodo per smascherare queste persone. Agli incontri partecipano anche delle psicologhe”.

Ma sia sincera. Non ci sono troppe associazionI che si occupano di violenza sulle donne?

“In varie parti della provincia ci hanno chiesto di aprire degli sportelli. Quindi ben vengano nuove associazioni e il lavoro fatto dalle parrocchie”.

La Chiesa, quindi, è parte attiva in questa battaglia?

“Su Salerno sì. Dialoghiamo molto con tanti parroci. Stanno facendo tanto. E lo dice una persona che è buddista da oltre trent’anni”.

Un padre che picchia la figlia che padre è?

“Tocca alle istituzioni curarlo. Per me non si fa e basta”.

Cosa spera di vedere nel futuro di ‘Indiani d’Occidente’?

“Un Centro anti-violenza nel comune di Salerno. Un posto dove poter far alloggiare chi ha subito violenze”.

Un sogno che si concretizzerà secondo lei?

“Certo. Nascerà in un bene confiscato alla camorra, grazie all’impegno dell’assessorato alle Politiche sociali dell’amministrazione comunale del capoluogo”.

Cosa vuole fare da grande Santa Rossi?

“Ricominciare a far parte della gente comune, come era in passato. Vorrebbe dire che le istituzioni non avrebbero più bisogno delle associazioni”.

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...