Fisco, le 8 aree dell’evasione: in 11 milioni ad altissimo rischio (dal Corriere della Sera – 05.04.2014)

L’Agenzia delle Entrate suddivide l’Italia in 8 zone in base al rapporto con l’amministrazione fiscale: da «Rischio totale» a «Stanno tutti bene»

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L’Italia per il Fisco può essere divisa in otto: da aree a «Rischio totale» a quelle in cui «Stanno tutti bene» passando per «Niente da dichiarare?». A stilare la «nuova» mappa, che accumuna gruppi di province per indicatori di fisco,criminalità ed economia è l’Agenzia delle Entrate. Obiettivo:lotta all’evasione e migliori servizi.

Lo studio

Lo studio, che il cui obiettivo non è quello strettamente repressivo dell’evasione ma punta al miglioramento dell’efficenza sul territorio dell’Agenzia delle Entrate, attribuisce suggestivi nomi di fantasia ai diversi gruppi di province, nati da una seria e rigida analisi statistica che ha utilizzato 245 variabili raccolte da fonti ufficiali. Nessuna scorciatoia statistica per criminalizzare le diverse aree, ma la volontà di comprensione di realtà complesse che richiedono una diversa risposta dell’amministrazione fiscale, anche in termini di servizi resi sotto forma di assistenza e comprensione dei problemi.

L’Italia secondo il Fisco

 

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La suddivisione

Da «Pericolo Totale» a «Stanno tutti bene», la scala della mappa tracciata sullo stivalone italiano dagli esperti dell’Agenzia delle Entrate ha tantissime sfumature: passa per le aree a basso sviluppo ed alta evasione («Niente da dichiarare?» è il nome del gruppo) a quelle con molte attività manifatturiere («L’industriale»), dalle province «Equilibriste» alle due aree metropolitane di Roma e Milano («Metropolis»), per esaminare anche i due gruppi «Rischiose abitudini» e «Non siamo angeli», quest’ ultima con un tasso di pericolosità fiscale intermedia, ma non certo ottimale. Lo studio non conta i residenti, ma basta sovrapporre una mappa ai dati dell’Istat per scoprire che ci sono 11,2 milioni di residenti che abitano nelle province «Rischio Totale», dove l’alta pericolosità fiscale e sociale si sposa con un bassissimo tenore di vita. Subito dopo ci sono 9,4 milioni di cittadini di altri due gruppi: i «Metropolis», con i 7,1 milioni di residenti delle province di Roma e Milano e i «Niente da dichiarare». Tutti e due hanno un rischio di evasione medio alto, ma sono profondamente divisi dal tenore di vita e dalla pericolosità sociale, più alta nelle due grandi città. Sono queste le aree che pesano di più nei 90 miliardi di «tax gap» (il divario fra quanto incassato rispetto a quanto si sarebbe dovuto incassare ogni anno) calcolati dall’Agenzia in un altro studio consegnato in Parlamento questa settimana: colpa non solo dell’evasione ma anche di errori e di impossibilità a pagare il dovuto per mancanza di liquidità. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Ci sono 23,3 milioni di cittadini che abitano in province che il fisco considera tranquille: sono il gruppo «Industriale» e «Stanno tutti bene», nelle quali la pericolosità fiscale è bassissima così come il rischio sociale: in ordine alfabetico spaziano da Aosta a Udine ma riguardano soprattutto province del centro nord spesso lontane dai grandi centri. Lo spaccato dello studio dell’Agenzia delle Entrate, del resto, fa proprio questo. Entra dentro le diverse realtà, indagando sette diversi filoni – 1) Dimensioni e popolosità del bacino, 2) pericolosità fiscale, 3) pericolosità sociale, 4) tenore di vita, 5) struttura produttiva, 6) l’accesso a servizi tecnologici, 7) presenza di infrastrutture – e, anche se potrà avere un risvolto nel misurare meglio le forze nella lotta all’evasione, potrebbe rappresentare un contrappasso per i dipendenti del Fisco. Già perché – è scritto nello studio – nella valutazione dell’efficienza delle «direzioni provinciali dell’Agenzia «una Direzione provinciale può essere leader nella propria regione ma risultare poco efficiente nell’ambito del gruppo di appartenenza».

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