AAA tatuatori ed estetiste cercansi. Ecco i mestieri che battono la crisi (da La Stampa – 06.04.2014)

La Cgia: nel 2013 offerte di lavoro anche per pizzaioli, gelatai e addetti alle pulizie. In un anno 20 attività artigianali hanno creato 24 mila posti

LUIGI GRASSIA

Tatuatori, pasticceri e pellettai cercansi. La crisi c’è, la disoccupazione cresce, ma anche nel 2013 della grande recessione ci sono mestieri che hanno offerto nuove occasioni di lavoro. Non sempre si tratta di occupazioni ambite, nella maggior parte dei casi sono lavori di quelli che si fanno temporaneamente in attesa di qualcosa di più sicuro o più remunerativo, ma in altri casi si tratta di mestieri nell’artigianato molto apprezzati dal mercato e dove si fanno soldi veri. A fare la cernita è la Cgia di Mastre, che degli artigiani è l’associazione. E i numeri dicono che nel 2013 le 20 attività artigianali in maggiore crescita hanno creato almeno 24 mila nuovi posti di lavoro.

Le attività che hanno battuto la crisi sono le pizzerie al taglio, le gastronomie, le rosticcerie, le friggitorie, le panetterie, le galaterie; richiestissimi gli addetti alle pulizie, le estetiste, gli esperti di serramenti, gli imbianchini e i giardinieri, sia come dipendenti sia come piccoli imprenditori. Il record spetta ai tatuatori che fra il 2009 e il 2013 sono aumentati di numero del 442,8% seguiti da pasticceri (+348%), pellettai (+216,3%), addetti alle pulizie (+199,1%) e disegnatori grafici (+189,8%). Ovviamente alcune di queste categorie (vedi i tatuatori) partivano da numeri piccolissimi. Ma il boom non si può negare.

Non è che il quadro dell’artigianato sia tutto roseo, anzi. Commentando i dati della Camere di commercio messi insieme dalla Cgia, Giuseppe Bortolussi, che della stessa Cgia è segretario, dice: «Nel 2013 a livello nazionale l’artigianato ha perso quasi 28 mila imprese. Ma abbiamo potuto registrare una forte espansione delle professioni legate ai settori dell’alimentazione e dei servizi. La manifattura e le costruzioni, invece, continuano a segnare il passo. L’esplosione di molte attività è sicuramente legata al nuovo stile di vita che la crisi ha imposto alle famiglie italiane. Si va meno al ristorante o in pizzeria, ma alla cucina etnica o alla pizza non si rinuncia. Il boom di aperture registrato dai take-away è riconducibile proprio a questa nuova tendenza. Oppure, ci si priva di un capo di abbigliamento o di qualche giorno di vacanza, ma non si può fare a meno al trattamento del corpo o alla manicure».

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