Cosentino in carcere, ora dica ciò che sa (da la Repubblica – 04.04.2014)

Le compagnie petrolifere non possono non avere rapporti con organizzazioni criminali. Il clan Zagaria continua a essere una delle aziende di servizi più efficienti d’Italia

di ROBERTO SAVIANO

044309714-ad059e8d-f517-49ee-b043-fa3f647573b1Kuwait-Casal di Principe. Se dovessi trovare una sintesi al potere politico di Cosentino utilizzerei soltanto queste due parole: Kuwait e Casal di Principe. Il nuovo arresto di Nicola Cosentino non riguarda solo la sua famiglia, la Campania, la politica meridionale e i fatti criminali locali.

Il ruolo della Q8, una delle più importanti compagnie petrolifere al mondo che emerge dall’inchiesta è davvero determinante. Giovanni Cosentino (fratello di Nicola e anche lui arrestato) dice – secondo quanto emerge dall’inchiesta – a Gallo, imprenditore concorrente che vuole provare ad aprire un distributore: “La Q8 sono io”. Nicola Cosentino non è un criminale qualsiasi. Ha genio economico e – se le accuse saranno confermate – ha compreso che non esiste profitto senza mediazione criminale e che il profitto va investito in politica e sul territorio. Chi è contro questa regola è contro l’economia stessa. Se osservi le leggi sei un perdente, se forzi le leggi sei un vincente. Il motto economico della criminalità casalese. Cosentino subisce il carcere con l’orgoglio di chi lo considera un rischio del mestiere, cosciente che la via della politica e del potere prevede anche prigione e nemici.

Ricordate l’incidente ferroviario di Viareggio? Era il 29 giugno 2009 e morirono 32 persone per il deragliamento di un convoglio composto da quattordici carri cisterna, quattordici vagoni pieni di Gpl. Partivano dallo stabilimento di Trecate per raggiungere Gricignano d’Aversa, a pochi chilometri da Casal di Principe. Il carico apparteneva alla Aversana Petroli, azienda della famiglia Cosentino. Una fatalità che poco ha a che vedere con la famiglia Cosentino, se non fosse che quel treno viaggiava gratis. Fs Logistica, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che aveva stipulato il contratto con Aversana Petroli, per il trasposto del Gpl dei Cosentino non riusciva a guadagnare un euro, anzi, più chiudeva appalti più finiva in perdita. In quegli anni Nicola Cosentino era sottosegretario all’Economia. Il suo potere era immenso.

L’inchiesta della Dda di Napoli portata avanti da Antonello Ardituro, Francesco Curcio, Fabrizio Vanorio e del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli è un lavoro epocale perché descrive sin nel dettaglio come funziona uno degli affari più redditizi e misconosciuti delle organizzazioni criminali: la distribuzione e la gestione di carburanti, l’apertura di distributori di benzina. Nella letteratura delle inchieste antimafia questa segna uno spartiacque. Illumina i rapporti tra la distribuzione della benzina e la camorra. L’accusa alla famiglia Cosentino (Nicola, Antonio e Giovanni) è di aver ottenuto rapidamente il rilascio di permessi e licenze per costruire impianti, anche quando c’erano oggettive cause ostative. Quando altri imprenditori si proponevano nel territorio, i Cosentino costringevano amministratori e funzionari pubblici locali a impedire o rallentare la costruzione degli impianti concorrenti con atti amministrativi illegittimi. In questo caso specifico, l’alleanza Aversana Petroli con il ramo del clan di casalesi che faceva capo a Michele Zagaria, avrebbe permesso alla famiglia Cosentino di battere la concorrenza utilizzando non solo le capacità militari del clan e il loro dominio sul territorio, ma anche la loro capacità di muoversi nella burocrazia.

Il clan Zagaria continua ad essere una delle aziende di servizi più efficienti d’Italia. Esemplare quanto accaduto a Luigi Gallo, imprenditore mandato sul lastrico dalle angherie dei Cosentino solo perché avrebbe voluto gestire un distributore di benzina troppo vicino a quello che i Cosentino avevano in progetto di aprire. La famiglia Cosentino – secondo le accuse dell’Antimafia – avrebbe costretto Gallo ad appaltare tutti i lavori necessari per l’apertura del distributore agli Zagaria. L’alleanza Zagaria-Cosentino che emerge dall’inchiesta è un’alleanza militare e petrolifera.

In Italia, le grandi compagnie petrolifere non possono non avere rapporti con le organizzazioni criminali che presidiano il territorio. Le società che non hanno legami con le organizzazioni criminali iniziano con l’avere problemi burocratici per l’inizio delle attività. Sarà difficilissimo se non impossibile ottenere le autorizzazioni, i distributori sulle autostrade saranno messi sotto estorsione e saranno vittima di incidenti di ogni genere, le ispezioni saranno continue, i camion con i rifornimenti saranno sempre in ritardo. Le compagnie che invece avranno accettato di essere non solo protette dalle organizzazioni criminali ma loro partner economici, godranno di una serie infinita di servizi: tra cui uno speciale alert nel caso di controlli sulla qualità del prodotto in vendita.

L’alleanza tra compagnie petrolifere e camorra è storica. Questa vicenda specifica però è del tutto particolare. Ci sono due dirigenti della Q8 per i quali la procura ha chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari: Giovanni Adamiano e Bruno Sorrentino. La Q8, in questa inchiesta, se dovessero essere confermate le accuse dell’Antimafia di Napoli avrebbe un ruolo centrale e di grande colpevolezza. L’Antimafia di Napoli dimostra che avvenivano ripetuti incontri tra i dirigenti Q8 e Giovanni Cosentino su come organizzare sul territorio il business e decidere chi erano i concessionari. La Q8 in sostanza obbediva ai Cosentino. C’è un incontro fondamentale così raccontato dalla procura: “Di particolare rilievo è la riunione dell’agosto 2009, alla quale partecipa anche Cosentino Nicola dimostrando il suo potere quale politico in grado di fornire raccomandazioni e di presentare al ministro del Kuwait il Presidente della Q8”. Cosentino promette un passaggio fondamentale per la carriera di un alto dirigente della Q8: incontrare il ministro del Kuwait. “Q eight”, in inglese, rimanda immediatamente al Kuwait, il Paese degli azionisti della compagnia petrolifera. Tra Giovanni Cosentino e Alessandro Giolitti, presidente del consiglio d’amministrazione della Kuwait Petroleum Italia, i rapporti sono costanti.

I Cosentino sono fedeli sodali dei dirigenti Q8 e aiutano il figlio di uno dei dirigenti, Giovanni Adamiano, ad essere assunto in Equitalia. La famiglia Cosentino assieme a Sorrentino e Adamiano impone le sue regole a chiunque voglia essere imprenditore nel settore della distribuzione carburanti. Il caso Gallo è un paradigma criminale. L’imprenditore deve accettare diverse assurde imposizioni che la Procura elenca chiaramente:
1. Consentire l’apertura di un distributore di GPL dei Cosentino nell’area di servizio del Gallo;

  1. Accettare i Cosentino quali soci e/o compartecipanti all’attività di distribuzione degli altri carburanti sull’area di servizio che doveva aprirsi;
  2. Estinguere una posizione debitoria del tutto estranea al rapporto fra Gallo e la Q8 a mezzo di finanziamenti che la Q8 avrebbe erogato al Gallo per il tramite dei Cosentino. In questo modo avrebbero iscritto ipoteca sull’area di servizio, ciò anche nella prospettiva di un prevedibile inadempimento del Gallo, che avrebbe determinato il definitivo passaggio dell’area di servizio in capo ai Cosentino;

  3. Sottoporre al Gallo, nel corso di una delle riunioni per definire l’affare congiunto, un preventivo relativo al completamento dei lavori nell’area di servizio dello stesso, dolosamente sovrastimato (256.000 euro circa, in luogo dell’importo equo di circa 100.000 euro) e redatto da un’impresa fiduciaria dell’Aversana Petroli, all’evidente scopo di estorcere al Gallo indebitamente ulteriori somme.

La Q8 ora cosa dirà? Si considererà parte lesa? Farà come la Unicredit su cui Cosentino fece da mediatore – secondo le accuse – per far ottenere al camorrista Di Caterino i crediti per aprire un centro commerciale adibito al riciclaggio? Unicredit scaricò tutto sui responsabili infedeli e si ritenne parte lesa. Ma sul piano politico e culturale basta questo? Il governo dovrebbe pretendere che Q8 rimedi a quest’alleanza non descrivendola solo come errore di suoi funzionari corrotti ma portando investimenti sul territorio e in cultura. A meno di non dare ragione all’adagio dei narcos messicani, ossia che petrolio e cocaina sono imperi governabili solo con sangue, armi e corruzione. Non ci sarà imprenditore onesto che potrà sopravvivere finché continueremo a considerare queste vicende marginali, finché non si smetterà di credere che queste siano solo storie meridionali, finché su questo non ci sarà un dibattito vero, un dibattito centrale, finché non sarà chiaro che la battaglia democratica diventa una battaglia all’economia criminale.

Non si creda, poi, che il carcere arresti il potere del crimine. Cosentino dal carcere e dagli arresti domiciliari, come risulta dalle intercettazioni, continuava a fare politica, continuava a dettare la sua linea. Il carcere distrugge soltanto i disperati, può diventare una accademia per i mafiosi. Il potere di Cosentino è un potere che si nutriva anche di uomini dello Stato, nell’inchiesta risulta che c’è stato anche un incontro con l’ex prefetto di Caserta Elena Stasi (la stessa che aveva concesso all’Aversana Petroli il certificato antimafia negatogli nel 1997 dalla Prefettura di Caserta, dal Tar e dal Consiglio di Stato. La stessa che fu poi eletta alla Camera tra le file del Pdl) che convoca dei concorrenti intimidendoli a dimostrazione di quali siano oggi i metodi che lo Stato e la politica utilizzano per favorire le organizzazioni criminali: vessazioni, minacce, sottrazione o promesse di favori.

Il sistema Cosentino è molto più complesso di pistole e macchine che prendono fuoco. Nel mondo-Cosentino ci sono prefetti e giornalisti – l’espressione “macchina del fango” fu coniata proprio per descrivere il metodo che Cosentino utilizzava per disfarsi dei concorrenti politici. Il mondo-Cosentino si nutre di giornalisti che si accaniscono sui segmenti militari delle organizzazioni per legittimarsi come antimafia, si nutre di blog che devono insultare i nemici di questi poteri, si nutre di retroscena e retroscenisti che hanno svilito la loro professionalità. Questo mondo, per garantirsi l’esistenza, ha bisogno di utilizzare metodi in tutto simili a quelli mafiosi.

Ora Nicola Cosentino vede crollare tutto. E a Cosentino ribadiamo il nostro consiglio: collabori con la giustizia. Collabori subito. Berlusconi lo ha emarginato, lo ha lasciato solo. Il sistema di informazione che gli era vicino, con le sue firme, sta scappando da lui in silenzio, facendo finta di nulla e trovando nuovi padroni da servire, fingendosi indipendente, come sempre, attraverso il vaccino della cattiveria e della superficialità che dispensa a tutti e su tutti. Collabori con la giustizia, Cosentino, racconti tutto quello che conosce. So come ragiona un uomo casalese: non distruggerà, parlando, la sua famiglia, ma può trovare un percorso di riscatto. Potrebbe raccontare non solo le responsabilità del centrodestra, ma anche le connivenze del bassolinismo e di tutto quel potere politico che ha permesso la sua crescita. Cosentino sa sopportare il carcere, ma adesso più che mai provi ad avere un comportamento che non risponda all’onore del silenzio. Dia una chance alla sua dignità, scelga di parlare.

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