Poteri limitati, no indennità e immunità. La riforma del Senato di Matteo Renzi spiegata punto per punto (da l’Espresso – 02.04.2014)

Ecco cosa prevede la riforma di Palazzo Madama voluta dal presidente del Consiglio. Dalla potenziale riduzione dei costi della politica alla scomparsa delle elezioni. Con alcuni dubbi ancora da chiarire

di Luca Sappino

Poteri limitati, no indennità e immunità 
La riforma del Senato di Matteo Renzi 
spiegata punto per punto
I partiti, Forza Italia in testa, stanno chiedendo alcune modifiche rispetto al disegno di legge costituzionale approvato dal consiglio dei ministri. Alcuni senatori del Pd presenteranno addirittura un testo alternativo, convinti che la riforma di Renzi “così non passerà mai”. Matteo Renzi, però, continua a dirsi sicuro che il patto del Nazzareno terrà.
E’ probabile in realtà che su qualcosa debba cedere, modificando ad esempio la rappresentanza delle regioni (che oggi non prevede nessuna proporzionalità rispetto agli abitanti). Al momento il Senato di Renzi dovrebbe diventare così. E la prima questione da chiarire è che il Senato esisterà ancora.

La riforma prevede l’abolizione del Senato?
A differenza di quanto si lascia spesso intendere, il Senato non verrà abolito ma trasformato in un “Senato delle autonomie”, un’assemblea con poteri ridotti rispetto alla Camera.

Si voterà ancora per il Senato?
Il Senato esisterà ancora ma no, non si voterà più e non bisognerà eleggere nessuno. Questo punto è uno dei paletti, forse il principale, posto da Matteo Renzi e sembra destinato a resistere nonostante le perplessità di Forza Italia. Il centrodestra ritiene infatti che un Senato composto da soli eletti di secondo livello, e soprattutto da sindaci, sia destinato ad esser roccaforte del centrosinistra, storicamente più forte nei governi locali.

Chi saranno i senatori?
I senatori, come detto, saranno eletti di secondo livello. Ogni regione sarà infatti rappresentata da due consiglieri regionali e due sindaci, eletti dai rispettivi colleghi. Gli unici ad avere quello che si può considerare un mandato diretto, e a diventare membri di diritto con la loro elezione nelle istituzioni locali, sono i presidenti di regione, i presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, e i sindaci dei capoluogo di regione. Questi sono i primi 127 senatori. A loro si aggiungono 21 senatori nominati dal presidente della Repubblica per “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Saranno poi senatori anche gli ex presidenti della Repubblica e gli attuali senatori a vita che andranno ad occupare la quota “presidenziale”.

I senatori riceveranno uno stipendio?
Per i senatori non è prevista un’indennità aggiuntiva a quella già percepita per l’incarico locale. Rispondendo alle domande dei cronisti in conferenza stampa il ministro Boschi ha detto che anche i senatori di nomina presidenziale non avranno un’indennità. Molto probabilmente saranno coperti i costi di trasferta e le diarie per tutti.

Quanto dura il mandato dei senatori?
La durata del mandato dei senatori “coincide con quella degli organi dell’istituzione territoriale nella quale sono eletti”. Così recita la proposta del consiglio dei ministri, che corregge un errore contenuto nella prima bozza presentata il 12 marzo da Renzi in cui si imponeva la durata fissa di 5 anni, senza prevedere dunque l’eventualità non remota di un mandato interrotto prematuramente. I senatori nominati dal presidente della Repubblica, invece, durano 7 anni, e sono quindi legati al mandato del presidente. Non è ancora chiaro cosa accadrebbe in caso di dimissioni anticipate del presidente della Repubblica. La senatrice di Sel, Loredana De Petris, tra le varie perplessità, ne inserisce anche una legata proprio alla durata del mandato: “Con la velocità con cui cadono, per processi per peculato o per questioni politiche, le amministrazioni regionali, questo Senato sarà un porto di mare”.

Che poteri avrà il nuovo “Senato delle Autonomie”?
Sulla maggioranza delle leggi, compresi i decreti del governo da convertire, il nuovo Senato potrà votare e suggerire alla Camera le modifiche ritenute necessarie  (nel caso dei decreti entro dieci giorni dalla trasmissione), che poi la Camera potrà approvare o meno.
Il giurista Gianluigi Pellegrino ha però notato come questo non sia la fine del bicameralismo perfetto, anzi: “ci sono una serie di materie rilevanti nelle quali l’intervento del Senato crea un vincolo per la Camera, perché essa può resistere alla richiesta del Senato solo con una maggioranza qualificata”. Tra queste ci sono le norme che riguardano il governo del territorio, le funzioni dei comuni e delle regioni, o la ratifica di trattati internazionali.
Il Senato delle autonomie potrà poi votare e sottoporre nuovi disegni di legge alla Camera. I 148 senatori saranno chiamati in causa per le riforme costituzionali, che potranno votare e condizionare al pari dei deputati. Allo steso modo concorreranno all’elezione del presidente della Repubblica. Rispetto ai desiderata di Renzi, l’ultima versione prevede una competenza sulle leggi di bilancio.

Voteranno la fiducia ai governi?
No. Renzi nel suo primo discorso al Senato aveva detto “spero di essere l’ultimo a dovervi chiedere un voto di fiducia”, e così sarà.

Quanto si risparmierà?
«I senatori non avranno indennità», lo abbiamo detto e Matteo Renzi lo ripete sempre, per ricordare il duplice obiettivo della sua riforma. Perché va bene eliminare il bicameralismo perfetto, ma è molto più facile comunicare il contenimento dei «costi della politica». Attualmente il Senato per le indennità dei senatori spende quasi 57 milioni di euro l’anno. Il senato delle autonomie di Renzi dovrebbe quindi risparmiare questa cifra, mentre è difficile immaginare che possa risparmiare anche le diarie e i rimborsi per i trasferimenti di sindaci e consiglieri regionali in trasferta nella Capitale. Altra spesa che non si toccherà, almeno non con questo disegno di legge costituzionale, è quella per i vitalizi degli ex senatori che nel 2012 sono costati 72 milioni di euro, 59 milioni per pensioni dirette più 17 per le pensioni di reversibilità. Nessun risparmio su costi di manutenzione dei palazzi e degli arredi (4 milioni e mezzo), qualche risparmio sarà invece possibile sulle locazioni degli edifici (come in parte già preventivato dal 2018) perché serviranno la metà delle postazioni ad uso ufficio.

I senatori avranno l’immunità?
No, mentre continueranno ad averla i deputati. Stessa scelta è stata compiuta sulle intercettazioni, per il cui utilizzo si dovrà far richiesta sono nel caso riguardino un deputato. L’articolo 68 della Costituzione stabilisce che “senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza”. L’articolo nella proposta del governo rimane uguale, ma nomina esplicitamente solo i deputati.

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