“De Luca non più incompatibile”. Undici mesi di rinvii per salvarlo (da La Stampa – 01.04.2014)

Il Consiglio comunale ignora le decisioni di Antitrust e tribunale ed evita la decadenza del sindaco renziano di Salerno

GIUSEPPE SALVAGGIULO

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdàmmoce ’o passato… Pare di sentirla, la tarantella di Peppino Fiorelli e Nicola Valente, come sottofondo dell’ultimo (per ora) atto del caso De Luca, andato in scena ieri. Dopo undici mesi di melina, a dispetto di una ordinanza del tribunale civile e di una decisione dell’Autorità Antitrust che avevano dichiarato decaduto il sindaco di Salerno per incompatibilità con il ruolo di sottosegretario nel governo Letta, il Consiglio comunale finalmente discute la questione e scopre che De Luca non è più sottosegretario, quindi può continuare a fare il sindaco. E il passato? Scordato.

La vicenda, come gran parte di quelle che vedono protagonista Vincenzo De Luca, è destinata a fare giurisprudenza. Il personaggio è notevole: miscela di progressismo (con performance ambientali di livello scandinavo) e populismo (ronde, vigili urbani armati…), più volte parlamentare, sindaco al quarto mandato (nel 2011 è stato plebiscitato con il 74 per cento di voti, record per i capoluoghi), ha rivitalizzato la città ingaggiando archistar internazionali, ha attirato più volte l’attenzione della magistratura penale (dopo assoluzioni e prescrizioni, è ancora sotto processo per diversi reati), ha un rapporto conflittuale con il suo partito (vince i congressi con percentuali bulgare, ma non vuole il simbolo del Pd sulle schede elettorali accanto al suo nome) e sovente con i leader nazionali (nel 2012 sosteneva Bersani, nel 2013 Renzi).

Con la nascita del governo Letta, pare arrivato il momento del grande salto nel governo nazionale. Il 3 maggio 2013 il premier nomina De Luca sottosegretario alle Infrastrutture. La legge parla chiaro: qualsiasi ruolo di governo è incompatibile con quello di sindaco. Anche la procedura è semplice: il Consiglio comunale deve contestare la causa di incompatibilità, dare a De Luca dieci giorni di tempo per dare le dimissioni o controdedurre, quindi sancire la decadenza nominando come successore il vicesindaco.

Ma il Consiglio comunale si sveglia solo dopo un mese e “solo dopo le nostre insistenze”, ricorda il consigliere comunale di centrodestra Raffaele Adinolfi. La seduta viene convocata per il 31 maggio ma l’ampia maggioranza di centrosinistra, anziché contestare l’incompatibilità, approva la prima delibera di rinvio, investendo della questione (“approfondire e verificare”) il presidente del Consiglio e la commissione statuto. La commissione statuto prende altro tempo e solo l’8 luglio contesta formalmente la causa di incompatibilità (un atto dovuto), dando a De Luca i dieci giorni previsti dalla legge per fare controdeduzioni. Passa un altro mese e la questione resta dormiente finché improvvisamente, il 13 agosto, c’è un’accelerazione: i capigruppo vengono richiamati dalle vacanze per un’urgente riunione, con l’obiettivo di convocare il Consiglio comunale per il 2 settembre.

Ma quando la questione pare avviata a soluzione, De Luca rovescia il tavolo. Obietta che l’incompatibilità non esiste perché egli è stato nominato sottosegretario ma non ha ancora ricevuto le deleghe operative da viceministro, per le quali ingaggia una furibonda battaglia con il ministro Lupi (giungendo, in uno dei proverbiali sfoghi icastici, a paragonarlo alla figlia di Fantozzi). Serve altro tempo. Il 2 settembre, quindi, la maggioranza approva in Consiglio comunale una nuova delibera di rinvio, rispedendo la palla alla commissione statuto.

La commissione si riunisce ancora ma produce solo chiacchiere, invocando evanescenti approfondimenti dottrinali, dotte audizioni, expertise accademici. Un capolavoro bizantino: nulla di tutto ciò sarà mai fatto, ad oggi la commissione non ha licenziato un solo documento, tantomeno una delibera conclusiva. A fine novembre interviene l’Antitrust: respingendo le istanze dilatorie di De Luca, lo dichiara incompatibile perché la legge non fa differenza tra sottosegretario e viceministro (il sindaco ha fatto ricorso al Tar). Nel frattempo il Consiglio comunale è paralizzato in attesa (invano) di una soluzione politica (De Luca rifiuta le deleghe offerte, ne rivendica di ulteriori, scrive a Letta…) e non viene convocato fino al 30 dicembre. Il penultimo giorno dell’anno, arrivati al dunque, la scena si ripete: la maggioranza abbandona l’aula e fa mancare il numero legale proprio al momento di discutere la decadenza del sindaco. Tutto da rifare.

La puntata successiva, il 21 gennaio 2014, è una mazzata per De Luca. Anche il tribunale di Salerno, accogliendo il ricorso scritto dall’avvocato Oreste Agosto e presentato dal Movimento 5 Stelle, lo dichiara incompatibile e decaduto con effetto retroattivo a partire dal 3 maggio 2013, quando è diventato sottosegretario perché da quel momento, automaticamente, cessa il mandato da sindaco. Al cospetto di una ordinanza, sia pure di primo grado (il ricorso in appello di De Luca sospende l’applicazione), il Consiglio viene riconvocato. Ma nel frattempo cade il governo Letta e allora si pensa bene di rinviarlo ancora, per capire se De Luca resterà al governo e Renzi risolverà la pratica elevandolo a viceministro.

L’attesa resta delusa: De Luca non entra nel nuovo governo e a questo punto vuole rimanere sindaco. Il Consiglio comunale può riunirsi e decidere. Così ieri la maggioranza, sia pure in assenza di qualsivoglia parere, delibera, audizione in contrasto con quanto stabilito da Antitrust e tribunale, stabilisce che oggi l’incompatibilità non esiste più e quindi si può passare un colpo di spugna su quella che c’era prima, con annessa decadenza. L’opposizione di centrodestra contesta e non vota, ma i numeri sono schiaccianti (in Consiglio De Luca ha 25 voti su 31).

De Luca è salvo. Ma il passato si può scordare nelle tarantelle, più difficile farlo nel diritto. La “sanatoria” del Consiglio comunale deve passare al vaglio dei giudici. Tra un mese la corte d’appello dovrà confermare o cancellare la decisione di primo grado sulla decadenza di De Luca (il fatto che non sia più sottosegretario può cancellare una incompatibilità, una volta che si è verificata?). Non solo. Il comitato “No Crescent” (storico avversario del sindaco per il mega progetto edilizio sul lungomare, sequestrato dalla magistratura) denuncia “gravi e reiterate inadempienze di un sindaco abusivo e di un Consiglio comunale succube e paralizzato” e chiede al ministro degli Interni Angelino Alfano e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “l’immediato scioglimento” in virtù dei poteri sugli enti locali, “in caso contrario agiremo in sede penale”.

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