“ANNESSA LA CRIMEA, ALLA RUSSIA ORA SERVE IL PONTE DI KERCH” di Mauro De Bonis*

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[Un progetto del ponte su Kerch. Fonte: perunica.ru]

*http://temi.repubblica.it/limes/annessa-la-crimea-alla-russia-ora-serve-il-ponte-di-kerch/59369

Con la penisola presto sotto la sua sovranità, per Mosca il collegamento tra le due sponde del Mar d’Azov diventa fondamentale. Un progetto nato con zar Nicola, tentato da Stalin e riproposto da Putin all’Ucraina poco tempo fa.

Adesso che la Crimea ha scelto di stare con la Russia, diventa fondamentale per il Cremlino collegare la penisola alla sponda russa più vicina.

La costruzione di un tunnel o di un ponte nello stretto di Kerch diventa indispensabile per Mosca per legittimare ulteriormente la scelta secessionista del territorio già ucraino in odore di diventare un soggetto federativo russo.

Con il pieno controllo della Crimea e di un futuro passaggio stradale/ferroviario con i territori russi rivieraschi, Mosca mette in sicurezza il Mar d’Azov, sbocco naturale del grande fiume Don, arteria commerciale fondamentale per il meridione della Federazione, e riduce notevolmente i tempi di trasporto di merci e persone tra una sponda e l’altra.

Il progetto di un ponte per attraversare il braccio di mare che divide Russia e Crimea (e Ucraina) di soli 4,5 chilometri ha una lunga storia. Si deve tornare a Nicola II per trovare il primo interessamento russo alla costruzione di un passaggio così strategico. Lo scoppio della prima guerra mondiale fa desistere lo zar dalla sua realizzazione.

A rivoluzione russa compiuta e Unione Sovietica in pieno sviluppo è invece Stalina pensare di tornare sul vecchio progetto zarista. Ma anche questa volta è necessario accantonare l’idea. La grande guerra patriottica costringe il leader sovietico a rimandare il progetto della costruzione del ponte sullo stretto di Kerch.

Ponte che riesce però a realizzare nel 1944 dopo aver costretto Hitler alla fuga. Il leader nazista aveva avuto la stessa idea di Stalin e aveva iniziato a far costruire un passaggio che avrebbe accorciato di molto la strada verso il petrolio caucasico e quella verso l’Asia e l’India.

Il ponte di Stalin regge pochi mesi prima di crollare miseramente. Fa in tempo a traghettare verso Mosca la delegazione sovietica di ritorno dalla conferenza di Jalta. Ma poi si arrende alle correnti. Da allora il progetto è rimasto nei cassetti russi e ucraini, per essere ritirato fuori dopo la caduta dell’Unione Sovietica.

A esso si sono interessati il presidente ucraino filo-occidentale Jushchenko, la pasionaria Tymoshenko e dal 2010 – appena eletto presidente – lo spodestato Janukovich.

Un primo memorandum tra Russia e Ucraina per la costruzione comune dell’attraversamento viene firmato nel novembre 2010, con Putin che definisce l’iniziativa “una vittoria comune ai due popoli”.

Tre anni dopo, il 17 dicembre 2013, subito dopo il niet ucraino alle proposte europee e in piena rivolta di piazza, ecco una serie di accordi tra Mosca e Kiev; tra questi, la costituzione di una commissione comune per lo studio di fattibilità di un progetto per la costruzione di un ponte (o tunnel) nello stretto di Kerch.

Lo studio viene affidato alla russa Avtodor e il 3 marzo scorso il primo ministro della Federazione Medvedev firma un decreto per la realizzazione del progetto stanziando 3 miliardi di dollari.

Il ponte eviterà di dover fare l’intero giro del Mar d’Azov per arrivare in auto dalla Crimea nella Russia continentale e agevolerà gli investimenti che Mosca intende fare nella penisola, partendo da una base di 5 miliardi di dollari.

Investimenti più che necessari per risollevare le malconce finanze di Simferopoli e non deluderne una popolazione che da Mosca si aspetta sviluppo e benessere.

Per approfondire: Due o tre cose che so sull’Ucraina

18.03.2014

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