Africa e Medioriente – ” ‘MR. MARLBORO’, L’EMIRO DEL SAHARA” di Alessandro Casarotti*

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Un membro della Guardia Nazionale della Mauritania a Bassikounou, a 30 chilometri dal confine col Mali (Reuters/Joe Penney)

*http://www.thepostinternazionale.it/mondo/africa-e-medio-oriente/l-emiro-del-sahara

Mujaheddin, terrorista, trafficante. Lo chiamano l’intoccabile. Ora però il suo ‘impero’ sahariano è in discussione

Intelligence, media e governi di tutto il mondo lo definiscono l’emiro indiscusso del Sahara. In patria lo chiamano l’intoccabile perché più volte hanno cercato di ucciderlo e più volte l’hanno dato per morto.

L’ultima quest’estate, dopo che aveva occupato Gao, capoluogo dell’Azawad, regione settentrionale del Mali che proclama l’indipendenza. Mujaheddin, terrorista, ma soprattutto trafficante. 

Mokhtar Belmokhtar, tra i fondatori della filiale africana di al-Qaeda, guida da 20 anni la jihad tra l’Algeria e il Sahara più profondo. Ancora oggi cercano di contendergli questo titolo. Ma la sua autorevolezza non è mai stata realmente scalfita.

Viene detto ‘Laouer’ (cieco da un occhio), eredità della guerra in Afghanistan. A 19 anni era già ad addestrarsi al campo di Jalalabad, al confine col Pakistan. Nel 1993 torna a Ghardaia, città natale, al centro dell’Algeria sconvolta da una sanguinosa guerra civile.

Il suo network, che include tutti i luminari della jihad, lo porta a essere il leader dei fondamentalisti islamici nell’Algeria meridionale. I leader di al-Qaeda, che in quel periodo si trovavano in Sudan, lo inseriscono nei traffici del Sahara. Riforniva d’armi e materiale i jihadisti algerini.

Nel tempo Belmokhtar è passato da terrorista e contrabbandiere a vero e proprio padrino: ‘Mister Marlboro’ ora chiede il ‘pizzo’ in cambio della sua protezione sulle rotte dei traffici clandestini nel deserto. Il Sahara è il suo emirato.

Nel 2002 Belmokhtar si stacca dal Gruppo Islamico Armato per formare quella che diventerà poi al-Qaeda nel Maghreb Islamico. Preferisce tenere per sé il controllo dei traffici nel sud dell’Algeria che la leadership dell’organizzazione. Da quell’anno comincia una campagna di rapimenti che lo porta a incrociarsi con Iyad Ag Ghali (leggi l’articolo).

Il primo tiene gli ostaggi, il secondo ne tratta il rilascio per i governi stranieri. Tutto riporta all’Azawad, dove Iyad Ag Ghali è il signore e Belmokhtar ha il suo rifugio. Lì si lega definitivamente alle tribù locali, sposando quattro donne di importanti famiglie Tuareg.

Si mette però in concorrenza con Bahanga, leader dei ribelli Tuareg e altro importante contrabbandiere. I due si scontrano nell’insurrezione maliana del 2006, che anticipa lo scenario odierno: i fondamentalisti islamici prima hanno supportato e poi attaccato i Tuareg.

Sebbene sia ancora la figura centrale del network di al-Qaeda nel nord Africa, negli ultimi cinque anni Belmokhtar ha svolto solo il ruolo di rifornitore ufficiale della jihad. I legami si sono deteriorati da quando Abdelmalek Droudkel si é autoproclamato capo della cellula qaedista.

Il rapporto tra i due è sempre stato conflittuale e a ottobre è arrivato il definitivo strappo. La mancata nomina a emiro è stato un affronto troppo grande per Belmokhtar.

La scelta ha creato una faida interna, che ha messo al-Qaeda ai margini della ribellione nell’Azawad, mentre Belmokhtar è passato tra le fila dei jihadisti mauritani coi quali assaltava la Parigi-Dakar. È tornato più potente di prima e non ha aspettato a dimostrarlo. La conquista di Menaka, ultima città nelle mani dei Tuareg, è un avviso anche per Iyad Ag Ghali.

Il negoziatore è tornato al tavolo con il governo centrale maliano. Le divisioni tra i ribelli, oramai ridotti a un gruppo di mercenari, avvantaggiano l’intervento militare internazionale. Mai come prima, l’emirato di Belmokhtar è a rischio.

17.03.2014

di Alessandro Casarotti

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