Metropolitana, il crepuscolo di Salerno (da I Confronti – 28.03.2014)

di Pasquale De Cristofaro

Il regista De Cristofaro

Non oso pensare cosa accadrebbe, questa volta, dentro la segreteria provinciale dei democratici salernitani se da Roma non arrivasse, seppure all’ultimo momento, qualche soldo per tenere su la “Metropolitana” nella nostra città che è destinata a chiudere bottega dopo appena pochi mesi d’attività, il primo aprile. Dopo essere passati in appena pochi mesi da Bersani a Renzi, non so proprio dove possano andare a sfangare. Intanto, dalla Regione non arrivano segnali incoraggianti e, tra l’altro, De Luca sono giorni e giorni che tuona contro l’inefficacia e l’incapacità di Caldoro e compagni. La verità è che neanche dal PD e dal suo nuovo leader, il nostro primo cittadino è riuscito a cavare nulla; né un posticino ministeriale né  i soldi, sperati, dal Ministero delle Infrastrutture. Renzi sembra averlo un po’ messo da parte dopo avergli, magari, detto: “Vincenzo stai sereno”. Ma Renzi non conosce bene Vincenzo. Noi, siamo sicuri che dietro il suo beffardo ghigno stia già maturando una vendetta, “tremenda vendetta”. Anche Renzi sarà, presto, rubricato come “nemico di Salerno” e ai militanti fedelissimi del capo toccherà farsi trovare con la valigia pronta per trasmigrare sotto qualche altra bandiera.

Detto questo, sarà parso subito evidente che in noi non c’è nessuna gioia per l’interruzione della “Metropolitana”. Anche noi reputiamo che sia un servizio necessario; l’unico, che davvero potrebbe non solo rendere la nostra città meno trafficata ma, soprattutto meno inquinata. Ma, al tempo stesso, ci chiediamo come sia possibile che tutti ce l’abbiano con Salerno. Non sarà stata, invece, qualche volta, anche colpa della sua incapacità di rapportarsi con equilibrio con gli altri livelli istituzionali?

Prima l’avversario era Bassolino, poi De Mita, ora Caldoro, quindi le Ferrovie dello Stato; e ancora, i piccoli comuni, Italia Nostra, “i figli delle Chiancarelle”, “ i cafoni” e chi più ne ha, ne metta. In termini psicoanalitici si potrebbe parlare di “sindrome d’accerchiamento” o “mania di persecuzione”; sintomi di ogni sistema al tramonto.

In realtà, credo che arrivi, prima o poi, per ognuno di noi il tempo per farsi un esame di coscienza. Siamo uomini e possiamo sbagliare; dobbiamo accettare che è nella nostra natura, la fragilità. Non è possibile che c’è sempre qualcuno che ce l’abbia con noi e che questo qualcuno vive per ostacolare le nostre “magnifiche sorti progressive”. Per ottenere risultati non basta mostrarsi decisi e pronti a morire per un’idea; bisogna essere, invece, dialoganti e capaci d’ascolto perché i cosiddetti “altri”, forse, possono qualche volta anche loro avere delle “buone ragioni”.

 

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